App Immuni: tra Privacy e incertezze, proviamo a fare chiarezza

9 Giugno 20209min211

Dopo il benestare del Governo per la nascita di ‘Immuni’ una App di tracciamento dei contagi, il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha previsto che, a seguito di un periodo di prova esteso inizialmente a quattro regioni (Abruzzo, Liguria Marche e Puglia), dal 15 giugno tale applicazione entrerà in vigore in tutto il Paese.

Scaricabile dal primo giugno, ad oggi già due milioni di Italiani hanno installato ‘Immuni’ sul proprio dispositivo mobile.

Già durante il lock-down e soprattutto in questo ultimo periodo abbiamo sentito parlare di questa applicazione che ha attirato su di sé molte opinioni contrastanti, tra grandi aspettative e qualche dubbio. Ma che cos’è Immuni, e in cosa consiste?

Immuni è una piattaforma che consente di utilizzare le informazioni relative agli spostamenti e ai contatti fra cittadini durante l’emergenza sanitaria. Tali informazioni vengono raccolte tramite la partecipazione dei cittadini che se positivi, possono segnalare (ma sono anche liberi di non farlo) all’interno dell’app il loro stato di positività al virus. In questo modo, nel caso in cui ci trovassimo in presenza di un rischio di contagio, i cittadini potenzialmente coinvolti saranno allertati dall’app e avranno dunque modo di prendere provvedimenti ed allertare le autorità sanitarie. Il contatto viene stabilito grazie all’utilizzo del bluetooth, tecnologia scelta perché funziona anche in assenza di segnale dati.

Immuni, come la maggior parte delle applicazioni di contact tracing in via di lancio nei Paesi occidentali, è basata su un sistema, progettato da Apple e Google, definito exposure notification (letteralmente notifica di esposizione al rischio di contagio) e il suo utilizzo si basa sui seguenti principi:

  • Volontarietà e consenso esplicito;
  • Assenza di geolocalizzazione degli utenti tramite l’abbandono di tecnologie GPS;
  • Garanzia di anonimato: le notifiche dell’esposizione al rischio di contagio non rivelano l’identità o la posizione dell’utente;
  • Pieno controllo da parte dell’utente dei dati che desidera condividere e della decisione se condividerli o meno;
  • L’utilizzo del dato sulla positività sarà utilizzato esclusivamente dalle autorità sanitarie per la gestione della pandemia Covid-19.

 

Il Download sarà libero gratuito e non obbligatorio e, una volta scaricata e attivata la funzione Bluetooth del telefono, questa App inizierà a generare codici identificativi, casuali e temporanei che cambieranno continuamente per garantire l’anonimato. È stato infatti assicurato che i Codici saranno anonimi e crittografati e i dati raccolti dal cellulare saranno poi raccolti da un Server il cui responsabile sarà il Ministero della Salute. Per maggior chiarezza, nel caso di inserimento dello status di soggetto positivo l’informazione che verrà immessa nel sistema sarà: “il codice XXY è risultato positivo al coronavirus” senza associazione del dato alla persona fisica.

In questo modo ogni smartphone registrerà i codici degli utenti (che avranno a loro volta scaricato l’applicazione Immuni) con cui il cittadino sarà entrato in contatto.

Logico pensare che tante più persone scaricheranno Immuni quanto maggiore sarà il suo contributo nella lotta alla pandemia.

Tra i dubbi e le perplessità che più spesso sono stati sollevati sull’utilizzo e sulla diffusione di questa Applicazione la domanda che è più spesso emersa è se Immuni potrà in qualche modo andare a ledere la nostra privacy.

Nello specifico, il Diritto alla Privacy è il diritto alla riservatezza delle informazioni personali e della propria vita privata; è uno strumento diretto a salvaguardare la sfera privata del singolo individuo per impedire che informazioni possano essere divulgate senza l’autorizzazione dell’interessato.

A tal proposito il Governo, sottolineando che non ci sarà alcuna conseguenza se si decide di non utilizzare l’App in oggetto, ha ribadito nelle linee guida che i dati personali raccolti saranno solo ed esclusivamente quelli necessari ad avvisare gli utenti nel caso in cui siano entrati in contatto con altre persone accertate positive al Covid-19 nonché ad agevolare l’adozione di eventuali di misure di assistenza sanitaria in favore di tali soggetti.

Con provvedimento del 1° giugno 2020 il Garante della Privacy ha dunque concesso l’autorizzazione all’utilizzo della App Immuni in relazione ai requisiti normativi previsti dall’art. 6 D.l. 28 del 30 aprile 2020.

Il complessivo giudizio trasmesso nella nota del Garante che accompagna il provvedimento di autorizzazione, è positivo in ordine alla sufficiente tutela dei diritti e delle libertà degli interessati, ed alla proporzionalità delle misure previste in relazione ai rischi connessi al trattamento dei dati personali.

Il Garante ha tuttavia richiesto il miglioramento di alcuni aspetti legati in particolare ai criteri di elaborazione dell’algoritmo messo a disposizione da Google ed Apple per lo studio del rischio contagio dovendo inoltre essere prevista la possibilità di disattivare temporaneamente l’App visto il suo funzionamento su base volontaria.

Inoltre, il Garante raccomanda che l’informativa resa agli utenti sul trattamento dei dati debba essere il più trasparente possibile, evidenziando che non sarà possibile, proprio per garantire l’anonimato dei dati, procedere alla loro rettifica, alla portabilità o al diritto di accesso potendo solo esercitare il diritto di opposizione al trattamento dei dati, determinandone la cancellazione, attraverso la disinstallazione della app.

In aggiunta al parere positivo espresso dal Garante per la Privacy, il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione ha ulteriormente ribadito che i dati raccolti verranno automaticamente cancellati alla data di cessazione dello stato di emergenza e comunque entro e non oltre il 31 dicembre 2020.

Dunque, se pur con ulteriori accorgimenti che verranno definiti e sviluppati nel corso della sperimentazione, la nostra Privacy non può essere considerata lesa dall’utilizzo di Immuni (che, ricordiamo, immagazzina e utilizza i codici con assoluto anonimato e non geolocalizza gli utenti registrando i contatti avvenuti a mezzo Bluetooth).

Rimanendo così in attesa dell’entrata a pieno regime della tanto discussa Applicazione in tutto il territorio nazionale, mi preme avanzare una legittima considerazione a fronte delle reticenze di molti davanti alla scelta se scaricarla o meno: ogni volta che facciamo una ricerca a mezzo Google, mettiamo un simbolo ‘mi piace’ sui social, utilizziamo internet, facciamo un acquisto all’interno di un sito di e-commerce, rilasciamo inevitabilmente all’interno del sistema informazioni personali e dati relativi alle nostre preferenze e alla nostra vita privata. E allora è giusto pensare che nel momento in cui ci troviamo ad affrontare una pandemia, la nostra Privacy possa essere lesa dall’utilizzo di uno strumento, peraltro neppure obbligatorio, che se diffuso su larga scala potrebbe rappresentare davvero un punto di svolta decisivo nella lotta al Covid-19?

Se la finalità della App ‘Immuni’ è quella di tracciare i contagi per capire come questo virus, colpevole della morte di migliaia di persone solo nel nostro Paese, si diffonde rintracciando e permettendo quindi di isolare nuovi focolai nel pieno rispetto dell’anonimato degli utenti, non sarebbe forse necessario da parte dei cittadini un ulteriore presa di responsabilità nell’auspicio di poter contribuire a salvare delle vite?

Personalmente, nella speranza di poter dare un contributo, ho provato a dare una possibilità ad Immuni e sul mio smartphone è già tra le applicazioni scaricate.

Avv. Chiara Caciolli


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