Austria: Tirolo

30 Luglio 20205min204
tirolo

A Vent, borgo di 150 anime nascosto in una valletta secondaria, non si capita per caso. Ma è una base ideale per scoprire uno dei più suggestivi angoli di Tirolo, fra transumanze vertiginose, incontri preistorici e cavalli dalla bionda criniera.

Lontano dai circuiti turistici e dalle località più blasonate del Tirolo, Vent, borgo della Ventertal non è famoso per la vita notturna, né per gli eventi mondani, né per lo shopping. È apprezzato da chi ama vivere la montagna senza fronzoli, con gli scarponi ai piedi e lo zaino sulle spalle. Dall’inizio dell’estate fino a ottobre accoglie turisti che sanno apprezzare la montagna, i suoi “silenzi”, le passeggiate rigeneranti e un robusto piatto di canederli allo speck con gulasch. Gli escursionisti hanno a disposizione un’ampia rete di sentieri ben segnalati adatti a tutte le capacità: l’Òtztal Trek di circa 400 chilometri in buona parte articolati nella Ôtztal e decine di cime che oltrepassano i tremila metri.

La più alta della zona è la Wildspîtze. Raggiunta per la prima volta nel 1861 dai fratelli Leander e Nikodemus Klotz di Rofen, questa vetta di 3772 metri continua a essere tra le più ambite dell’Austria, anche per i paesaggi unici. Per raggiungere la vetta sono necessarie più di otto ore di cammino e molti preferiscono pernottare al rifugio Breslauerhütte prima di affrontare il ghiacciaio finale. L’ascensione a questa cima suscitò un certo clamore tra gli alpinisti europei, ma l’interesse per la montagna crebbe grazie ad un prete dell’Otztal, che esercitò il suo sacerdozio anche a Vent: nel 1869, Franz Senn, convinto che il turismo avrebbe migliorato il misero tenore di vita delle popolazioni locali, con altri appassionati di montagna fondò il Deutscher Alpenverein, il Club Alpino Tedesco. Promosse la realizzazione di sentieri e di rifugi in quota. Da allora molte località alpine sono radicalmente cambiate, nel bene e nel male. Ma non Vent, che ha saputo resistere alla speculazione edilizia e alla costruzione selvaggia di impianti di risalita.

Due sono gli edifici sacri: una chiesa bianca affiancata dal campanile con la cuspide a cipolla e una cappelletta, adagiata al lato del fiume al termine del paese. Più a ovest dell’abitato si incontrano i masi Rofenhofe (tre), una piccola chiesetta con il ripido tetto di scandole di legno e il ponte sospeso sulla Rofenschlucht, una profonda gola attraversata dallo spumeggiante Rofenache. Intorno a Vent alpeggi, boschi e cime severe, incappucciate dai ghiacciai.

Sulla vetta del Similaun, il 19 settembre di 20 anni fa, i coniugi Erika e Helmut Simon di Norimberga s’imbatterono in un cadavere in parte emerso dal ghiaccio. Era quello di Otzi, l’uomo del Similaun. Sulla sua origine si azzardarono molte ipotesi: alcuni pensarono fosse un musicista, altri un militare al soldo di Federico IV. Gli esami al radiocarbonio stabilirono che “l’uomo venuto dal ghiaccio” visse all’inizio dell’età del rame, tra il 3300 e il 3100 a.C. La Mummia de Similaun, allestita in una cella frigorifera del Museo archeologico di Bolzano, attira migliaia e migliaia di visitatori all’anno.

Ancor oggi, ai piedi della cima del Similaun transitano circa 2000 pecore guidate da pastori e cani. Da secoli ogni anno, a metà giugno partono dalla val Senales e raggiungono la valle di Vent, due giorni di cammino tra sentieri scoscesi, ghiacciai e faticose morene. È un evento straordinario, un frammento di storia legato a diritti di pascolo che gli allevatori della val Senales ancora fanno valere. Passata l’estate a brucare l’erba fresca nella Niedertal, verso la fine di settembre gli animali rientrano in Italia, Il giorno prima della grande transumanza al rifugio Martin Busch gli animali sono riuniti in un recinto. Poi all’alba, guidati dai latrati dei cani e dai pastori, s’inerpicano prima sui sentieri, poi sulla morena e sul ghiacciaio fino al rifugio Similaun. A oltre tremila metri d’altezza un lungo serpentone s’insinua tra i monti dando vita a una delle più suggestive transumanze dl Europa (è anche quella che si svolge più in alto); è un evento di grande pathos, che merita di essere vissuto al fianco dei pastori e dell’interminabile processione di animali belanti.

 

 


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