Barzanti a San Giusto, intervista al candidato governatore del PCI

5 Settembre 20204min172
Barzanti

A due settimane dal voto per le regionali, Scandicci ha ospitato oggi, sabato 5 settembre, il candidato a governatore del Partito Comunista Italiano Marco Barzanti (nella foto), attualmente segretario regionale della falce e martello.

Il 51enne nativo di Massa Marittima, di professione consulente aziendale, ha presentato presso il circolo Arci di San Giusto la sua lista per il collegio di Firenze. «C’è stata un’ottima partecipazione – ha detto compiaciuto il candidato -, trenta compagne e compagni iscritti, qualche simpatizzante e tanta curiosità, anche da parte della stampa, per la novità del nostro simbolo. Proprio l’essere riusciti a portare dopo  trent’anni il simbolo storico del PCI sulla scheda elettorale per noi è già una grande vittoria, anche in considerazione del fatto che l’attuale legge elettorale in Toscana penalizza fortemente i partiti che stanno fuori dal consiglio regionale, costretti a raccogliere moltissime firme per poter partecipare al confronto alle urne».

Quale apporto al benessere sociale toscano ritiene che il PCI potrebbe garantire? «Abbiamo visto che in dieci anni la sanità in Toscana è stata profondamente tagliata: 2600 posti letto e 600 milioni di euro in meno, peraltro non reinvestiti nella sanità, e ospedali periferici depotenziati. Noi rimetteremo la sanità al primo punto, eliminando sia il ticket sanitario per i redditi inferiori ai 35mila euro sia l’intramoenia (prestazioni erogate fuori dal normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa e devolvono all’ospedale circa il 6,5% del fatturato, ndr), visto che i dati Asl ci dicono che ci sono medici che solo di intramoenia guadagnano fino a 700mila euro l’anno, una cosa vergognosa. Dobbiamo pagare meglio la classe medica, ma non possiamo più tollerare questa privatizzazione della sanità. Un medico o sta nel pubblico, pagato adeguatamente, oppure sta nel privato».

L’anno scorso, alle amministrative, a Scandicci il PCI non riuscì a entrare in consiglio comunale: pensa che questa città sia troppo distaccata dai valori del suo partito? «No. Ci presentammo per la prima volta dopo trent’anni con la nostra lista e col nostro simbolo storico e ciò nonostante abbiamo pur sempre ottenuto circa ottocento voti. Alle elezioni che ci saranno il 20 e il 21 prossimi noi chiediamo la fiducia a chi già ci votò allora, ma anche ad altri cittadini, per dare un segnale politico a chi ha abbandonato il territorio di Scandicci».

Parliamo di diritti dei lavoratori: lei vede criticità nel fitto tessuto produttivo del distretto della pelle di Scandicci?  «Sì, dovute alla trasformazione del rapporto di lavoro: se in passato si entrava in un’azienda e ci si andava quasi in pensione, oggi viene chiesto a chi entra a lavorare di prendere la partita Iva e di assumersi così un rischio d’impresa. Di conseguenza quella parte di produzione diventa un arricchimento per l’imprenditore e un impoverimento per l’operaio».


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