Bhutan: da Paro a Punakha

6 Maggio 202012min382
buthan

Il Bhutan è uno dei paesi più felici e incontaminati del mondo. Lo scopriamo, viaggiando tra le valli di Paro, Thimphu e Phunaka, attraverso i suoi templi, i palazzi e i numerosi trekking che si snodano tra i villaggi colorati di tessuti, spezie e mercati. Con un territorio grande poco più della Svizzera e abitato da circa ottocento mila abitanti soltanto, il Bhutan è uno degli ultimi paradisi terresti a essere rimasto lontano dal turismo di massa. Prima del 1974, infatti, nessun viaggiatore aveva mai messo piede tra queste valli e montagne himalayane, ancora oggi visitate da meno di mille italiani ogni anno. Oltre alle motivazioni naturalistiche, religiose, culturali e sportive, ad attrarre i più fortunati nel regno del re Jigme Khesar Namgyel Wangchuck e della sua bellissima consorte Jetsun sono anche le particolari curiosità legate a una destinazione unica. Una volta atterrati a Paro, qui inizia un viaggio indietro nel tempo, in una società che non conosce la dipendenza dal cellulare e dove la televisione è apparsa solo nel 1999. Sarà per questa ragione che, in Bhutan, si considera la felicità nazionale lorda (Gross National Happiness, Gnh) più importante del prodotto interno lordo (Pil). Sarebbe a dire che, spiegandolo in termini semplici, per i bhutanesi la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, I’istruzione e la ricchezza dei rapporti sociali ontano molto di più del denaro. Uno degli esempi più eclatanti dell’attitudine locale è che siccome fumare non fa male soltanto alla salute ma anche al karma, nel 2004 il Bhutan è stato il primo paese al mondo a vietare la vendita e l’uso di tabacco entro i confini nazionali. I residenti e gli stranieri che non vogliono rinunciare alla nicotina, possono comunque importare una certa quantità annua di sigarette (ma da consumarsi rigorosamente tra le pareti di casa) pagando una tassa del cento per cento e, per chi trasgredisce, ci sono in vista fino a cinque anni di carcere. Proprio perché, qui, tutti i turisti si trovano costantemente di fronte a un universo totalmente nuovo, diverso e complesso, il resort Uma by Como Paro offre la possibilità di trascorrere una cena in compagnia di un monaco buddista disponibile a rispondere alle domande religiose ed esistenziali degli ospiti. In cambio, vige il doveroso rispetto di non ordinare bevande alcoliche e di lasciare che l’interlocutore sia il primo a congedarsi.

Fiero delle sue tradizioni il Bhutan è incredibilmente ricco di folclore e, durante i tshechu (festival) più importanti, il viaggio deve essere programmato con largo anticipo. Se, in estate, I’esclusivo Haa Summer Festival è un’occasione ideale per ammirare il raro papavero blu, il fiore nazionale che cresce nella remota valle di Haa, ad aprile, tra le processioni dei monaci, i balli mascherati e le celebrazioni che commemorano il Guru Rinpoche (una delle figure religiose più importanti del paese), a Paro è tempo di festa. È in questi frangenti che, l’architettura tipica degli dzong, gli antichi centri religiosi e amministrativi bhutanesi sparpagliati un pò ovunque tra le valli (il più bello è probabilmente il Rinpung Dzong di Paro), si riempiono di maschere, balli e musica creando un’atmosfera magica e d’altri tempi. Se i festival rappresentano I’eccezione, anche la regola di tutti i giorni è altrettanto diversa e lontana dagli schemi abituali della vita occidentale. Non solo perché Thimphu è l’unica capitale al mondo a non avere semafori e la gestione del traffico è unicamente in mano a vigili in carne e ossa o che gesticolano con i loro guanti bianchi, ma anche perché la quasi totalità degli uomini e delle donne bhutanesi sono abbigliati ancora oggi con gli abiti tradizionali. I migliori gho e kira, rispettivamente la versione maschile e quella femminile del costume nazionale confezionati dalle donne nella cittadina di Lhuentse, per chi lavora in pubblico sono addirittura obbligatori.

Tra i fiori all’occhiello dell’artigianato, infine, spiccano le maschere di legno utilizzate nelle danze tradizionali e gli elaborati thangka, i dipinti religiosi su tessuto, esposti nella galleria Buddha Handicraft di Paro o le meravigliose stoffe realizzate a mano in mostra al National Textile Museum di Thimphu. I mercati settimanali sparsi per i villaggi principali nelle varie vallate, invece, sono il posto giusto per comprare manufatti di bambù, sculture di argilla e qualche chicca d’antiquariato locale. L’ultima buona notizia, per chi può programmare una vacanza soltanto nei mesi estivi o invernali (la primavera e l’autunno sono i due periodi più indicati per un viaggio in Bhutan) è che viaggiare fuori stagione significa trovarsi pressoché da soli a visitare villaggi, templi e dzong, a conversare con la popolazione locale, a camminare sui sentieri di montagna e a usufruire dell’atmosfera calma e rilassata di resort e ristoranti.

Situata lungo le rive dell’omonimo fiume, la cittadina di Paro si sviluppa intorno a una via principale punteggiata di negozietti, bazar, caffè e piccoli ristoranti. Il momento migliore per visitarla è in occasione del colorato mercato domenicale, quando i locali provenienti da ogni angolo della valle scendono a fare la loro spesa di frutta, verdura, formaggi e spezie. L’attrattiva più importante di Paro è il bellissimo Rinpung Dzong che, costruito nel 1644 e immortalato nel 1993 in alcune scene del film di Bernardo Bertolucci “Piccolo Buddha”, si gode in tutta la sua bellezza dal ponte coperto di legno Nyamai Zam. Quella che un tempo fu la torre di guardia del Paro Dzong, poi, oggi ospita il National Museume. Qui, tra le numerose collezioni in mostra, spicca quella dedicata ai thangka (gli stendardi buddisti).

Una delle vie più suggestive per raggiungere il Rinpung Dzong è il breve sentiero che, in partenza dall’hotel Uma By COMO di Paro, sale sulla collina retrostante, costeggia la collina punteggiata da piccole nicchie contenenti offerte e coni votivi, per poi scendere giù fino all’edificio religioso.

Merita senz’altro uno sguardo anche llUgyen Pelri Thang, il grande palazzo dove risiede la regina madre, per ovvie ragioni non aperto al pubblico. Dalla cittadina di Paro, con due ore di viaggio in automobile passando per la località di Chuzom (da notare i tre chorten, in stile nepalese, tibetano e bhutanese, allineati alla confluenza dei fiumi Paro Chhu e Wang Chhu), si raggiunge la capitale Thimphu. Oltre all’enorme Trashi Chhoe Dzong, qui si visita il National Memorial Chorten. Frequentato a tutte le ore dai fedeli che camminano intorno facendo girare incessantemente le loro ruote di preghiera, fu eretto nel 1974 in memoria del re Jigme Dorji Wangchuck.

Per godere le migliori viste su Thimphu e la sua valle, inoltre, si può salire per un breve tratto in auto fino al Changri Kuensel Phodrang. In questo punto si trova la statua, alta 50 metri e completamente “made in China”, del Buddha Dordenma, uno spot “belvedere” molto popolare anche tra i giovani locali. Dalla capitale, quindi, in poco meno di tre ore si raggiungere Punakha attraverso il Dochula Pass. Posto ad un’altitudine di 3.140 metri, il passo più fotografato del Bhutan vanta uno spettacolare insieme di ben 108 chorten. La tradizione bhutanese vuole che, a ogni passaggio, i viandanti aggiungano la propria bandiera di preghiera alla selva di colorate bandierine che già affollano il passo e la porzione di vegetazione che si trova nelle sue immediate vicinanze.

Tappa immancabile al villaggio di Sopsokha dove, con una piacevole passeggiata di mezz’ora tra ì campi coltivati, si raggiunge il famoso Chimi Lhakhang. Preceduto sua fama di “tempio della fertilità”, questo luogo sacro nel 1499 in onore del Drukpa Kunley, è visitato principalmente dalle donne senza figli, provenienti da ogni angolo del mondo, in cerca dì una benedizione propizia.

Punakha con il suo clima caldo e i suoi paesaggi fertili, e posta alla confluenza dei fiumi Mo Chhu e Pho Chhu, fu la vecchia capitale del Bhutan fino al 1961. Lo Dzong di Punakha, senza dubbio tra i più spettacolari e antichi del paese (la sua consacrazione ufficiale avvenne nel 1638), custodisce tra le altre meraviglie I’oggetto più prezioso del Bhutan. La sacra immagine del Chenresig (il Buddha della Compassione), è mostrata ogni anno ai fedeli soltanto in occasione del domchoe, l’attesissima festa religiosa che si tiene nello dzong tra febbraio e marzo. In posizione privilegiata sulla valle di Punakha, il monastero femminile di Sangchhen Dorji Lhuendrup è una deviazione ideale per chi desidera trascorrere un pò di tempo in un luogo pacifico e silenzioso, immerso nella meditazione e nella natura incontaminata. Con un’altra breve deviazione dal centro principale di Punakha, poi, una camminata di circa 45 minuti in ripida salita dalla località di Yambesa, raggiunge il panoramico Khamsum Yuelley Namgyal Chorten. In questo luogo isolato, non è raro incontrare gruppi di donne layap, un popolo indigeno seminomade che abita le montagne del Bhutan nord-occidentale, riconoscibile dal caratteristico copricapo conico femminile.

Non può mancare il celebre Takshang Goemba tradotto letteralmente la “Tana della Tigre”, è il più famoso e scenografico monastero buddista delllintero Paese. Secondo la credenza religiosa, nell’Vlll secolo il Guru Padmasambava (Rinpoche) volò in questo luogo remoto sul dorso di una tigre per sconfiggere il demone locale Singey Samdrup, trascorrendo poi alcuni mesi a meditare in una grotta. Intorno a essa, nel 1692, fu costruito il nucleo principale dell’edificio, successivamente danneggiato da due incendi e infine restaurato, nella forma in cui lo si vede oggi, soltanto nel 2005.

Curiosità:

Rituale di benessere: la maggior parte degli hotel e resort di lusso (ma non solo) del Bhutan propone ai propri clienti il rituale di benessere derivato da un mix tra la medicina tibetana e i principi dell’ayurveda che, nella sua immagine più popolare, può essere paragonato al nostro “bagno con le pietre roventi”. La semplice liturgia consiste nell’immergere interamente il proprio corpo in una vasca di legno piena di acqua fresca, proveniente direttamente da un fiume limitrofo, arricchita con foglie di artemisia e sassi scaldati sul fuoco che, loro volta, riscaldano l’acqua. I sali minerali sprigionati durante l’immersione sono utili a rilassare il corpo e anche la mente.

 


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