Cambogia: Angkor

7 Aprile 20205min588
angkor

Angkor, è il sito archeologico più importante della Cambogia e uno dei più importanti del sud-est asiatico. Nel periodo compreso fra il IX ed il XV secolo ospitò la capitale dell’Impero Khmer, di cui fu il centro religioso e politico. Un territorio così vasto (400 chilometri quadrati) e ricco di angoli da scoprire, che non si finisce mai di vedere cose nuove. Qualsiasi ora del giorno, poi, offre sfumature diverse di luci e ombre, tanto da rendere ogni rovina un luogo camaleontico, con la pelle in continua mutazione.

Da Siem Reap, la cittadina base a 7 km dagli scavi, si può prendere un tuk tuk che vi porterà all’ingresso di Angkor Wat, il primo e maggiore complesso della zona archeologica, poi dotati di mappa ci si può sbizzarrire da un tempio all’altro. Immortalare un tempio, una radice gigante che ha fagocitato qualche struttura architettonica, un’apsara (versione hindu di danzatrice-geisha trasportata nell’immaginario khmer) senza fotografare anche qualche visitatore è una missione impossibile. Il problema è che tutti i tour guidati seguono le indicazioni stilate nel 1944 dall’archeologo Maurice Glaize, il risultato è che tutti i gruppi si trovano negli stessi luoghi al medesimo tempo. Nei templi più famosi e importanti, Angkor Wat, Angkor Thom, Ta Phrom, Preah Khan, Banteay Srei, anche se si visitassero all’alba, sarebbe inevitabile incappare nei gruppi. Ma pure in tali luoghi, viste le dimensioni, è sempre possibile scovare un cunicolo deserto, un angolino appartato con poche anime randagie. E il silenzio è fondamentale per godere appieno dell’atmosfera magica di questi luoghi. Silenzio che domina i sentieri che s’imboccano per raggiungere i templi secondari, non per questo meno interessanti. Al più qualche uccello tropicale dal fischio matto che gorgheggia nella giungla, colonna sonora fantastica.

Un esempio di questi mille sentieri perduti può essere quello che dal Victory Gate dell’Angor Thom costeggia mezzo chilometro dell’antico muro di laterite per raggiungere il Death Gate. All’improvviso si scorge una delle antiche teste khmer di pietra che sormontano le porte d’ingresso dell’antica città, incorniciata da un abbraccio di alberi.

Viaggio nel viaggio, i bassorilievi dell’Angkor Wat, come quello famoso del Mare di Latte, ci trasportano nelle avventure leggendarie degli hindu, mentre quelli del fantastico tempio Bayon ci trasportano nelle battaglie sanguinarie di khmer. Decorazioni sublimi, tra buddhismo e induismo, religioni che, prima di diventare antitetiche, qui si amalgamarono.

Nei passaggi della storia, alcuni integralisti di una fazione o dell’altra si sono accaniti sfregiando i rilievi “nemici”, cui si è aggiunto qualche buco di pallottola nel periodo di Pol Pot. Tutto intorno, un grande daffare per i restauratori di mezzo mondo, sponsorizzati dall’Unesco e da alcuni governi benestanti.

Un viaggio ad Angkor, però, può essere più di un tuffo nella storia khmer. Chi ha più giorni a disposizione di solito si prende una pausa dalle rovine e si gode l’atmosfera rilassante di Siem Reap. Un salto al vecchio mercato, dove acquistare spezie, frutta spettacolare o qualche salsiccia molto saporita. Di giorno un giro in bici lungo le sponde del fiume che da nome alla città, di sera Night Market o a fare baldoria nell’intasata Pub Street, succursale di Ibiza.

E per godere di un altro tramonto spettacolare, un’escursione a Kampong Khleang, villaggio di pescatori tutto costruito su alte palafitte. Durante la stagione secca, quando il lago Tonle Sap si ritrae, le abitazioni sembrano castelli sorretti da stuzzicadenti di dieci metri. Noleggiare una barca all’imbarcadero di Kampong Khleang verso le quattro del pomeriggio, attraversare campi galleggianti fino a raggiungere l’abitato galleggiante, è un’esperienza indimenticabile.


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