Caro figlio mio… Trovati un lavoro!

18 Agosto 20208min208

La Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 17183 del 2020 depositata lo scorso 14 agosto 2020, ha affermato l’obbligo per il figlio di attivarsi per cercare un lavoro qualunque per rendersi autonomo in attesa di un impiego più aderente alle sue aspirazioni non potendo pretendere – continua la Corte – che a qualsiasi lavoro si adatti soltanto, in vece sua, il genitore.

Pertanto, finiti gli studi, siano quelli liceali, laurea specialistica o triennale, un figlio ha l’obbligo di trovare un lavoro e rendersi autonomo – anche a fronte della funzione del diritto al mantenimento avente un valore educativo e non meramente ‘assicurativo’ – .

In particolare con la sentenza in oggetto la Cassazione ha respinto il ricorso di una madre che contestava la scelta della Corte d’Appello di revocare l’assegno versato dall’ex marito in favore del figlio trentenne e professore di musica precario oltre che di revocare l’assegnazione della casa coniugale: i giudici della Corte territoriale, infatti, avevano evidenziato con la loro pronuncia che a trent’anni una persona normale dovrebbe presumersi autosufficiente da ogni punto di vista, anche economico, salvi comprovati deficit, come avviene in tutte le parti del mondo ma meno che in Italia.

Nel caso trattato dalla recentissima pronuncia, il figlio della coppia lavorava saltuariamente come supplente percependo un reddito pari a circa 20 mila euro l’anno e oltretutto, non coabitava costantemente con la madre poiché il lavoro, spesso, lo portava in altre città.

Per i Giudici della Suprema Corte, pertanto, il figlio, ormai uomo, avrebbe dovuto ridurre le proprie ambizioni adolescenziali cercando di mantenersi in maniera autonoma ed impegnandosi per raggiungere l’indipendenza economica.

Nella pronuncia viene altresì richiamato l’esempio dell’ex marito della ricorrente il quale, a sessant’anni, aveva chiuso il proprio negozio di ferramenta ed era tornato a vivere con la madre ma non per questo la mamma avrebbe dovuto provvedere al mantenimento del figlio: si sarebbe altrimenti parlato di una vera e propria copertura assicurativa (!).

Orbene, secondo la pronuncia in esame ed anche in base alle precedenti decisioni assunte dalla Corte, sussiste il diritto del figlio al mantenimento, all’istruzione, all’educazione “all’interno e nei limiti di un progetto educativo e di un percorso formativo, tenendo conto delle sue capacità, inclinazioni e aspirazioni”.

Inoltre è stato chiarito che il percorso educativo ed il percorso di formazione scelto dal figlio, se deve essere rispettoso delle sue capacità, inclinazioni ed aspirazioni, deve tuttavia essere compatibile con le condizioni economiche dei genitori.

La Suprema Corte ha peraltro affermato che l’obbligo dei genitori non possa protrarsi all’infinito e che, pertanto, esso trovi il suo limite logico e naturale allorquando i figli si siano avviati ad una effettiva attività lavorativa tale da consentire loro una concreta prospettiva di indipendenza economica, quando siano stati messi nella condizione di reperire un lavoro idoneo a procurar loro risorse per sopperire alle normali esigenze di vita, quando abbiano raggiunto una età tale da far presumere il raggiungimento della capacità di provvedere a sé stessi o quando il figlio si sia inserito in un nucleo familiare diverso in tal modo interrompendo il legame e la dipendenza morali e materiali con la famiglia d’origine.

Oltretutto, la legge fonda l’estinzione dell’obbligo di contribuzione da parte dei genitori verso i figli maggiorenni contemporaneamente all’acquisto della capacità di agire e della libertà di autodeterminazione che si conseguono al raggiungimento della maggiore età.

Il concetto è dunque quello della “capacità lavorativa” intesa come adeguatezza a svolgere un lavoro ed in particolare un lavoro remunerato.

Inoltre, con riguardo all’attività di studio, è assolutamente corretto che i genitori garantiscano il diritto allo studio per i propri figli, anche alla luce della tutela offerta dalla Legge al riguardo.  Tuttavia, trascorso un lasso di tempo sufficiente dopo il conseguimento di un titolo di studio, non potrà più affermarsi il diritto del figlio ad essere mantenuto.

Nella sentenza n. 17183 viene ulteriormente rilevato che anche le famiglie più benestanti ben possono chiudere il cordone una volta che la prole abbia raggiunto la maggiore età ed abbia terminato il ciclo di studi: laddove i figli vogliano proseguire potranno puntare ad una borsa di studio o darsi da fare per arrotondare i loro scarsi bilanci.

Dunque, Cari ragazzi, datevi da fare: impegno, determinazione e dedizione sono gli ingredienti per affrontare la vita ma non dimenticatevi che noi genitori saremo, comunque, sempre pronti ad aiutarVi!


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