Casa del popolo di Vingone: “Perché dobbiamo chiudere alle 18?”

12 Maggio 20213min80
Casa popolo Vingone

Per manifestare solidarietà alla categoria dei circoli associativi, il sindaco Fallani ha visitato oggi, insieme a sua figlia Anita, il bar della casa del popolo “Rita Atria” di Vingone (nella foto). Un gesto conseguente all’appello sui social, rivolto nei giorni scorsi proprio dai responsabili della Rita Atria, per chiedere alle istituzioni – presidente della Regione Giani e sindaco Fallani – di consentire anche ai circoli associativi di restare aperti oltre le 18, limite orario per questi esercizi per adesso stabilito dalle normative anticontagio.

“Alle 18 chiudiamo il circolo con il groppo alla gola. Un groppo reso ancora più pesante per le parole dei ragazzi che da sempre si trovano alla casa del popolo, e che ci hanno detto come i nostri quattro tavoli piazzati all’aperto sono il loro luogo di incontro in un quartiere che per loro ne ha pochi – hanno comunicato dalla casa del popolo di Vingone -. Un groppo reso più pesante dallo sguardo dei nostri soci più anziani, la cui vita è stata spesso scandita dagli incontri con gli amici al nostro circolo, per una partita a carte, per un caffè o magari solo per due chiacchiere. Anche loro ci vengono a trovare ogni giorno da quando abbiamo aperto, per passare un po’ del loro tempo qua, ma anche loro, come noi si chiedono perché il circolo debba chiudere quando altri esercizi sono aperti. Un groppo reso sempre più pesante dalla constatazione che nel nostro circolo facevamo musica, attività sportive, iniziative culturali. Tutte cose che le ultime disposizioni rendono possibili per chi ha spazi all’aperto, ma che ad oggi sono consentite a cinema, teatri, palestre, ma non ai circoli associativi. E’ una differenza che non è accettabile: noi siamo pronti a organizzare i servizi in piena sicurezza e rispetto delle norme di contrasto del covid come cinema, teatri e palestre, vorremmo che chi fa i regolamenti ne tenesse conto. Senza i circoli i nostri quartieri sono più poveri”.

 


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