Caso Ciatti, un affronto alla dignità di tutti: libero il complice del carnefice

7 Maggio 20212min113
Niccolò Ciatti

Non c’è pace per la famiglia di Niccolò Ciatti, il 22enne di Scandicci assurdamente ucciso in Spagna in una discoteca di Lloret de Mar ad agosto del 2017 in un’aggressione da parte di picchiatori ceceni.

Non c’è pace perché non è ancora stata fatta giustizia, e da come si stanno mettendo le cose in questi giorni aleggia denso il timore che vera giustizia possa non essere fatta mai.

Cosa sta succedendo? Succede che fra tre mesi, ad agosto, scadranno i termini -quattro anni – della carcerazione preventiva di Rassoul Bissoultanov, il principale imputato, quello che sferrò il calcio fatale alla testa di Niccolò; e la magistratura spagnola non ha ancora notificato la data d’inizio del processo all’assassino. Davvero diventa incomprensibile l’intenzione della “giustizia” spagnola: vuole tenere sulle spine fino all’ultimo una famiglia, una città, una nazione, per mandare comunque a processo il criminale ceceno entro i tempi previsti? O proprio, per imperscrutabili motivi, non vuole che il colpevole vada alla sbarra, né ora né mai?

Ma non è tutto: Mosvar Magomadov – il secondo indagato per omicidio in quanto palesemente complice di Bissoultanov – che si trovava libero a Strasburgo e che era per fortuna stato arrestato grazie a un’iniziativa giudiziaria dell’Italia, è stato liberato dopo aver trascorso solamente qualche giorno in carcere in Francia. Uno spregio alla dignità, in tutti i sensi.

“Fin da quel giorno maledetto… tutto continua ad essere assurdo e non riusciamo ancora Niccolò a darti perlomeno giustizia…” ha scritto oggi sui social Luigi, il padre di Niccolò, ormai svuotato di ogni energia, dopo quasi quattro anni in cui ha combattuto per la memoria di suo figlio.

 


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