INCONTRI DI PSICOLOGIA – C’è sicurezza in rete per i nostri figli? “Safer Internet Day”

8 Febbraio 20215min181
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“Together for a better Internet”

Il 9 febbraio si celebra la Giornata Mondiale per la Sicurezza in Rete, il Safer Internet Day 2021, istituito e promosso dalla Commissione Europea.

Si tratta di un evento annuale, iniziato nel 2004 con lo scopo di diffondere conoscenza rispetto alle nuove tecnologie e alla vita online. Caratterizzato dal motto “Together for a better Internet” (Insieme per un’internet migliore) ha il fine ultimo di promuovere consapevolezza ad un uso corretto della rete, per proteggersi dalle insidie e dai pericoli che essa nasconde.

La ricerca ci segnala che i ragazzi trascorrono sempre più tempo online, e la pandemia che ci accompagna oramai dallo scorso febbraio ha sicuramente potenziato questa abitudine. La solitudine, la noia, la mancanza di relazioni vissute nella vita quotidiana hanno portato sempre più i nostri ragazzi ad utilizzare social e chat tanto che 1 ragazzo su 5 si definisce ‘sempre connesso’.

I ragazzi si sentono sicuri online?

I dati della ricerca condotta dall’Osservatorio Indifesa 2020 di Terre des Hommes e ScuolaZoo ci dicono che “6 adolescenti su 10 dichiara di non sentirsi al sicuro online”. Ad avere più paura in rete sono le ragazze, il  61,36% dichiara di essere spaventata da app e social media per incontri.  Tra le cose che spaventano di più sia ragazzi che ragazze troviamo il cyberbullismo, la possibilità di perdere la propria privacy, il Revenge porn, il rischio di essere adescati e lo stalking.

Come prevenire?

Credo che il primo passo indispensabile sia la conoscenza. Spesso i genitori hanno molta conoscenza e coscienza di quelli che sono i rischi e le potenzialità del mondo reale ma brancolano nel buio più totale quando ci spostiamo nel mondo virtuale

Per i nostri figli offline e online sono due facce della stessa medaglia, sono due parti complementari della loro vita, l’una non esclude l’altra. Le amicizie possono nascere nella vita reale ed essere coltivate sia offline che online. Allo stesso modo però, posso nascere anche nella vita online e magari trasformarsi in relazioni in carne ed ossa.  Avere consapevolezza di questo significa iniziare a guardare i cellulari e i pc che i ragazzi adoperano non più come meri e sterili strumenti con i quali giocare, postare foto e video. Significa iniziare a guardare quegli oggetti alla stregua di come si guarderebbe una strada, un parco, una piazza dove i ragazzi si incontrano fisicamente e intessono relazioni, stringono amicizie e litigano.

A differenza della piazza però internet ha un pericolo nascosto, insidioso. In piazza gli amici o i nemici li guardi in faccia, in strada le macchine si sentono e si vedono arrivare, in rete no! L’altro è invisibile e delle volte non è detto che sia chi si spaccia di essere.

Per questo è fondamentale che i genitori inizino a conoscere le piazze, le strade e i giardini virtuali e che inizino ad educare i loro figli, esattamente come li educherebbero per insegnare loro ad attraversare la strada e a non salire lo scivolo al contrario, perché scendendo un altro bambino gli potrebbe far male.

I bimbi vengo definiti nativi digitali, ma essere nati in un’epoca dove siamo inondati di pc, tablet e cellulari, non significa conoscere le regole del gioco. Come tutti in neonati hanno bisogno di imparare, non solo il linguaggio verbale ma anche quello virtuale. Iniziamo ad insegnare loro che tutto ciò che è virtuale in realtà è estremamente reale, per alcuni aspetti anche di più. Un litigio o una incomprensione con il tempo si può superare e magari dimenticare, un’immagine postata e condivisa rimane per sempre, e qualcuno potrebbe adoperarla anche a distanza di molto tempo, magari con uno scopo denigratorio e offensivo.  I bambini e i ragazzi hanno bisogno di indicazioni concrete, insegniamogli quindi che le strisce pedonali nella vita offline sono le risposte a queste semplici domande:

“avresti il coraggio di dire di persona quello che stai per scrivere?”

“ti mostreresti di persona cosi come sei nella foto che stai per postare?”

 

Di Tiziana Barchiesi, psicologa e psicoterapeuta, PsicologiaFirenze.it

 


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