Chanel perde la causa contro una pelletteria di Scandicci

6 Dicembre 20192min3091
Bianchi e nardi

L’accusa era pesante: aver venduto – illecitamente e in modo “parallelo” all’attività ufficiale – parte delle borse che produceva per conto della famosissima griffe Chanel.

Sul banco degli imputati, da quattro anni, una pelletteria di Scandicci, la “Bianchi & Nardi” (di cui Massimo Nardi, 64 anni, all’epoca dei fatti era socio e amministratore), a cui Chanel aveva chiesto ben quindici milioni di euro di risarcimento per il danno, a suo dire, patito.

Ma ieri, giovedì 5 dicembre, come riferisce La Nazione, la vicenda si è chiusa con l’assoluzione di Nardi.

Le indagini hanno preso in esame un cospicuo periodo di tempo – fino al 2012 -, in cui, secondo la ricostruzione del pubblico ministero, Nardi “si sarebbe impossessato delle carte di autenticità delle borse che la maison gli forniva, le avrebbe infilate nelle borse prodotte in numero ridondante o comunque fallate per impercettibili difetti e avrebbe poi rivenduto i vari prodotti su un suo mercato parallelo a prezzi significativi, ma assai inferiori al valore commerciale degli originali”.

Erano quindi state tracciate due ipotesi di reato: quella dell’appropriazione indebita di 3.617 carte di autenticità Chanel (valutate dall’azienda 14 milioni di euro) e quella sul “delitto di fabbricazione e commercio di beni realizzati in violazione della proprietà industriale”, per aver prodotto e venduto tra gli ottocento e i mille euro, con offerta diretta a clienti amici nello showroom del laboratorio, un quantitativo imprecisato di portafogli, pochette o borse di varie dimensione e natura, usurpando il titolo di proprietà industriale di Chanel.

Nardi – per il quale la Procura aveva comunque chiesto la condanna per il solo reato di usurpazione del titolo di proprietà industriale – è stato prosciolto da entrambe le contestazioni.


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