Dal Marocco al Senegal: tra sabbie e oceano

26 Luglio 202014min190
Marocco-Erg-Chebbi-LP3

Lungo la sottile e invisibile linea di confine che separa le sabbie del Sahara dalle onde dell’Oceano Atlantico un lungo viaggio verso l’Africa sudanese, la “terra dei neri”, dei mitici regni dell’oro favoleggiati dagli esploratori portoghesi.

Gli sconvolgimenti politici di questi anni hanno reso il Sahara un territorio quasi off-limits per qualsiasi occidentale che abbia intenzione di viaggiare dal Maghreb fino al cuore del continente nero via terra. L’ unico percorso ancora aperto è quello che si snoda fra il Marocco, la Mauritania e il Senegal. Si tratta di un lungo viaggio che si svolge principalmente tra le sabbie sahariane che vanno a morire nelle acque dell’Oceano Atlantico. Il percorso è in buona parte su strade asfaltate ed in parte su piste sahariane.

Si parte da Marrakech una delle città imperiali fondata ed alle XI secolo degli Almoravidi, la confraternita islamica che partì da una sperduta isola dell’Oceano Atlantico per fondare un vasto Impero che al massimo del suo splendore comprendeva Marocco, Mauritania, parte dell’Algeria e della penisola Iberica. Oltre alla Piazza Jamaa el Fna, una delle più famose e frequentate di tutta l’Africa Settentrionale che all’imbrunire si anima di centinaia di ristoranti improvvisati, musicisti, incantatori di serpenti, saltimbanchi e cantastorie.

La piazza è frequentata, tra gli altri, dai musicisti Gnaoua che realizzano brevi performance con lo scopo di raccogliere soldi dai visitatori stranieri. Ma questo è solo un aspetto secondario della loro attività. Originario dell’Africa occidentale, gli Gnaoua rappresentano confraternite islamiche e vicine al sufismo, che mischiano credenze ancestrali africane alla religione musulmana. Utilizzano la musica per raggiungere la trance e i loro riti hanno spesso uno scopo curativo.

Dirigendosi sulla strada per Tizi n’Test si potranno trovare venditori di quarzi e fossili, la presenza di questi fossili Marini ci raccontano di un periodo perso nella notte dei tempi, quando i monti dell’atlante si trovavano sotto milioni di metri cubi d’acqua e formavano fondali marini. Al mare odierno ci si avvicina una volta abbandonate le montagne per dirigersi verso Tan Tan e Frontiera del protettorato francese. Un forte abbandono ricorda la presenza della legione straniera per controllare un territorio abitato dalle tribù di pastori nomadi che mal sopportavano la presenza straniera. Non doveva essere facile e tantomeno allegra alla vita dei Legionari arroccati in queste fortezze sperdute nel nulla, dove la sola presenza umana era composta da popolazioni in buona parte ostili.

Le Lagune di Naila offre il primo incontro tra sabbia e acqua. Si tratta di un braccio di mare che si insinua nella costa per circa 30 km. Tutto intorno si trovano grandi cordoni di dune che durante la bassa marea chiudono quasi completamente l’ingresso all’oceano. Le coste atlantiche ricchissime di pesce, sono un paradiso per gli uccelli migratori che frequentano le rotte paleo artiche. Stormi di fenicotteri trovano molluschi, insetti acquatici e piccoli crostacei. Proprio questi ultimi, in particolare il Gamberetto Rosa Artemia Salina, sono i responsabili del loro caratteristico colore rosato. Ma torniamo alla storia di uomini che lasciarono il segno in questi luoghi lontani da tutto.

Un piccolo biplano di metallo, ricorda che l’odierna Tarfaya, nei pressi di Cap Juby, era una delle stazioni del servizio aeropostale inaugurato nel 1927 per collegare la Francia con le sue colonie africane, e in seguito all’America Latina. L’autore del Piccolo Principe ne fu uno dei piloti e i suoi romanzi prendono spunto da quei voli avventurosi lungo rotte semisconosciute.

La storia più recente ci dice che l’ex colonia spagnola fu occupata da Marocco e Mauritania per mancanza di una trattativa con le popolazioni locali. Ne nacque un contenzioso che sfociò in una guerra aperta tra il Marocco, la Mauritania da una parte e il fronte Polisario (fonte di liberazione Popolare di Saguia el Hamra del Rio de Oro) che reclamava l’indipendenza. Oggi, nonostante il cessate il fuoco fermato nel 1991 il problema non è stato risolto e i Saharawi sono ancora in attesa di un referendum per l’autodeterminazione che il Marocco osteggia in tutti i modi. Il territorio deserto restante è abitato quasi esclusivamente dai Reguibat, il principale gruppo etnico dei Saharawi. Tradizionalmente nomadi e guerrieri, si sono opposti tenacemente ai colonizzatori europei e successivamente sono stati la colonna portante della guerriglia per l’indipendenza del Marocco. Molti di loro continuano a vivere allevando cammelli e al mattino è facile incontrarli in prossimità dei posti dove portano le mandrie ad abbeverarsi.

Fondata nel 1502 dagli spagnoli che le diedero il nome di Villa Cisneros, Dakhla si trova all’estremità di una lunga penisola che incastona un braccio di mare battuto dai venti che ne fanno il paradiso dei giovani amanti del kitesurf.

Ci troviamo nel territorio del Rio de Oro, la provincia più meridionale del Marocco e del Sahara occidentale a seconda dei diversi punti di vista dei contendenti di questa disputa infinita. Il nome gli fu dato da un mercante portoghese nel 1442 e la sua merce con polvere d’oro, credendo per questo motivo che il territorio fosse ricco del prezioso minerale. La cosa alla fine si rivelò del tutto esagerata, ma le sabbie del deserto con la luce del tramonto potrebbero giustificare un nome così affascinante.

Tra il posto di frontiera della polizia marocchina e all’ingresso di Mauritania, ci sono una decina di chilometri di terra di nessuno da percorrere su una pista di sabbia che fino a pochi anni fa, era circondata da campi minati retaggio della guerra. Sono ancora presenti, invece decine di carcasse di automezzi bloccate dal deserto o dalle autorità maure.

Si cambia nazione, ma non deserto, anzi ci si addentra sempre di più tra le sabbie e falesie che nascondono Oasi di Palme perse tra spazio e tempo.

Chinguetti fu fondata nel XIII secolo come centro carovaniero, in seguito divenne una delle città santa dell’islam, con la presenza di eruditi ed importanti biblioteche.

Sempre più immerso nel Sahara profondo l’altro centro carovaniero medievale di Ouadane sorge sul fianco di una falesia nella regione sahariana dell’Adrar. Buona parte delle sue case sono in rovina e il vento gonfia l’abito di uno dei pochi abitanti rimasti, lo trasforma in un’apparizione dentro la città fantasma. Ma il tempo di tornare verso il mare sulle spiagge in mezzo della Mauritania, si incontrano relitti di pescherecci delle flotte che da tutto il mondo vengo a pescare in quest’acqua tra le più pescose del pianeta.

Sul litorale di fronte al porto di Nouakchott, i pescatori tirano le reti da terra mentre le donne attendono l’arrivo delle piroghe per trasportare il pesce ai mercati. Più a sud il fiume Senegal segna per moltissimi chilometri il confine con la Mauritania. Scorre in un territorio semidesertico e rappresenta un’arteria vitale per le popolazioni che vivono nei pressi delle sue rive. Con le sue esondazioni durante la stagione delle piogge il fiume crea zone umide che si trasformano in un santuario degli uccelli migratori. Il parco di Djoudji è uno dei luoghi di nidificazione dei pellicani bianchi che, dal mese di ottobre iniziano a riunirsi in grande quantità per accoppiarsi e dare alla luce i piccoli.

Posta su un’isola alla foce del fiume, Saint Louis, fu la prima colonia fondata dai francesi in Austria nel 1659. Tra il 1895 e il 1902 divenne la capitale di tutta l’Africa occidentale Francese. Ci si muove in calesse tra gli edifici bianchi ingrossati dal tempo e dalla salsedine respirando un’aria di romantica decadenza.

Alcuni come l’hotel de la Poste cercano di conservare i fasti del passato con le foto dei tempi della aeropostale appesi alle pareti, altri giocano in stato di totale abbandono e sono frequentati solo dalle capre. La città francese sorse sull’isola per meglio difendersi dai nemici e soprattutto dalla malaria che mieteva un gran numero di vittime tra gli espatriati. La città africana, sovraffollata e caotica, fu edificata sulla stretta striscia di terra denominata Langue de Barbarie, tra il fiume e l’oceano. le sue strade sconnesse sono sempre stracolme di gente. I panni stesi davanti ad ogni casa contribuiscono a creare un variopinto e disordinato puzzle. St. Louis rappresenta la porta dell’Africa nera, ma il vero impatto con il continente lo troviamo tra le pianure saheliane abitate dei pastori Fulani che nomadizzano su grandi distanze per alimentare le proprie mandrie di zebù dalle lunghe corna. Le ragazze escono all’alba dalle capanne per mungere le vacche che rappresentano tutto il loro patrimonio. Dire a un Fulani “la tua vacca è molto bella” rappresenta probabilmente il più grande complimento che possa ricevere. Questo gruppo etnico, la qui origine è ancora avvolta nel mistero, sia  è diffuso dal  Senegal fino al Ciad. Uomini e donne hanno sottili lineamenti nilotici che li differenziano dalla maggior parte delle popolazioni dell’Africa Occidentale.

Tutti, seppur con grandi differenze tra i diversi clan, si riconoscono nel comune culto per la bellezza. Sono molto orgogliosi e difficilmente si sposano con membri di altre tribù, le quali sostengono che vivono esclusivamente per il benessere dei propri animali.

La grande maggioranza dei Fulani è di religione musulmana. Dopo aver opposto una forte resistenza all’ islamizzazione, molti clan sedentarizzati si convertirono e alcuni di loro lanciarono la djihad contro gli infedeli, creando regni teocratici in tutta l’Africa Occidentale. Ma il fulcro attuale dell’islam senegalese lo incontriamo nella città di Touba, centro nevralgico della confraternita Sufi dei Muridi fondata verso la fine del XIX secolo dallo Cheikh Ahmadou Bamba Mbacké. Nel corso degli anni i Muridi hanno acquistato grande importanza e popolarità in Senegal, al punto da far eleggere nel 2000 un loro membro Abdoulaye Wade, a presidente del paese.

La purezza, non solo spirituale, è uno dei cardini dei Muridi e ogni giovedì mattina, gruppi di donne volontarie invadono la grande moschea eretta nel 1927 dal figlio del fondatore della confraternita, armate di spazzoloni per le pulizie settimanali. Durante il pellegrinaggio annuale del Magal vi convergono milioni di fedeli dal Senegal e dalle nazioni vicine. Magal significa Azione di Grazia, e lo Cheikh lo organizzo con lo scopo di rendere omaggio a Dio dopo l’esilio impostogli dal Re.

Dakar, la capitale senegalese situata su una penisola che si protende verso l’oceano. Per fuggire al traffico e anche agli assillanti venditori del mercato ci si può rifugiare nella minuscola, isola di Gorée. Oggi l’isola sembra un luogo idilliaco, ma la sua storia racconta di un passato molto diverso. Visitata dagli europei per la prima volta nel 1444 dal navigatore portoghese Dinis Diaz, Gorée fu successivamente occupata dagli olandesi nel 1617, dai francesi nel 1677, dagli inglesi nel 1804 e nuovamente dai dal 1817, fino all’indipendenza del Senegal nel 1960. Quasi tutti ne fecero il centro di raccolta e poi imbarco degli schiavi in partenza verso le Americhe. Un commercio che sconvolse l’Africa per oltre 3 secoli.


Iscriviti alla Newsletter