Disabilità: “In nome dei diritti” chiede orari normali oppure che la Regione paghi per gli operatori specializzati

21 Aprile 20213min153
Disabili centri diurni

L’associazione In nome dei diritti, che ha sede a Scandicci e che come finalità ha la tutela dei bisogni di persone disabili, torna a puntare l’indice verso “le Istituzioni che – sostiene il presidente Alessandro Martini – si sono nuovamente dimenticate dei disabili e delle loro famiglie”.

Il motivo dell’accusa è da ricercarsi nel fatto che l’orario di attività dei centri diurni per disabili, sostiene l’associazione, è ancora ridotto, con le stesse modalità di giugno 2020 quando le strutture riaprirono dopo il confinamento totale. “Questo – dice Martini -, a fronte del pagamento da parte del servizio sanitario regionale della retta nella sua totalità. Nonostante la situazione sia oggi completamente capovolta, con operatori ed ospiti vaccinati con entrambe le dosi che rendono i centri luoghi assolutamente sicuri, più volte abbiamo chiesto cosa impedisse la ripresa di una normalità che da tanto, troppo tempo, attendono tanti ragazzi disabili per i quali la quotidianità costituisce un elemento di estrema importanza, ma mai nessuna spiegazione ci è stata fornita. L’unica scusante tirata in ballo è sempre stata relativa all’organizzazione dei centri: possibile che dopo un anno ancora tale organizzazione non si sia trovata?”. 

In nome dei diritti chiede quindi agli assessori regionali Bezzini e Spinelli e al presidente Giani di ripristinare in tutti i centri diurni socio-sanitari della Toscana gli orari in vigore ante-Covid. In alternativa, chiede che quanto risparmiato dal servizio sanitario regionale sia corrisposto alle famiglie per sostenere il pagamento degli operatori specializzati necessari per sopperire alle ore negate nei centri diurni.

“Ricordiamoci sempre – conclude Alessandro Martini – che si parla di persone con invalidità grave al 100% e che è responsabilità del servizio sanitario regionale integrare le ore di servizio mancanti, perché frequentare meno ore comporta per tanti ragazzi disabili una forte regressione, cosa che le famiglie cercano in tutti i modi di evitare, ma non tutti possono permettersi di sostenere i costi molto ingenti degli operatori specializzati”.


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