Grecia: Halki

31 Maggio 202012min366
halki

Halki, isola delle più piccole del Dodecaneso, a ovest di Rodi. Paesaggi di rccia e di mare immersi in silenzi ormai dimenticati.

Dimenticate le notti infinite di Mykonos con luci multicolori e ipnotici ritmi musicali. Dimenticate le imponenti navi da crociera che solcano la caldera di Santorini. Rimuovete l’immagine di spiagge affollate cosi come il ricordo di quel che si definisce traffico. Questo è un altro universo. Halki darà il benvenuto solo ai proseliti del sole e della roccia, del mare e del silenziò. Le automobili nell’isola sono due, le strade non sterrate anch’esse poche, pochissime. Probabilmente noterete qualche motocicletta e l’unico, minuscolo autobus che porta porticciolo alle spiagge più note scavalcando le colline.

L’isola vi offrirà molto chiedendo il minimo. Occorre necessariamente cavalcare il mare per arrivare fin qui: con un’imbarcazione propria o con i piccoli traghetti che partono dalla vicina Rodi: Il tragitto vi regalerà un azzurro purissimo, mare e cielo; passerete accanto a piccole isole disabitate sparse nell’Egeo, gobbe e coni scaraventati come per gioco, Halki fa parte di un piccolo complesso insulare che giace a occidente di Rodi, poco più di cinque miglia dal Capo Almenistis di quest’ultima.

La silhouette di Halki si distingue subito da lontano, più alta e imponente delle altre. Entrando nel porto, affiancherete un’altra minuscola isoletta. Nisì, che protegge la baia e poi vi si aprirà davanti il magnifico anfiteatro naturale di Imborios capoluogo e unico abitato dell’isola, con le colorate case neoclassiche abbarbicate sul pendio. Si notano ì tre mulini a vento e nell’abitato la torre dell’Orologio e il candido campanile della cattedrale; fa da sfondo la collina spoglia con il castello medievale dei Cavalieri di San Giovanni. Che altro desiderare?

L’identità geografica di Halki consiste di numeri esigui: 10 chilometri di lunghezza con una larghezza massima di 4, vetta più alta il Monte Profitis Ilias con i suoi 578 metri. L’isola anticamente era chiamata Chalkia, Chalcia o Charchia, nome che deriva probabilmente dalla parola fenicia Harki (conchiglia) per l’abbondanza dei nicchi di molluschi lungo le coste. Altri parlano invece di antiche officine di rame presenti nell’isola, da cui il nome (chalkòs in greco significa rame). È abitata da tempi preistorici con una presenza umana consistente già durante l’Età del Bronzo (3200-1900 a.C.). Tra il 1890 e gli inizi del ventesimo secolo, periodo di grande benessere economico, la popolazione toccò i 3200 abitanti, ma oggi non si arriva nemmeno a trecento anime.

Al porticciolo di Imborios, ammirando la baia azzurra, si potrà sentire le donne chiamarsi con nomi strani come Amerikì (America), Rossìa (Russia), Proùssa, Katholikì, Charitomèni (Graziosa), Lefkosia; oppure, uomini, Syndrofiòs (Compagno), Chimonètos (Invernale)… Sono nomi che non derivano dal Cristianesimo ma da esperienze di vita quotidiane e terre straniere di emigrazione.

Davanti a voi si snoda l’unica strada che costeggia la Baia, la piazza, proprio in italiano, per via delle infinite passeggiate, avanti e indietro, pima o dopo la cena. Il suo pomposo nome Tarpon Springs Boulevard ricorda coloro che hanno abbandonato l’isola per cercare fortuna oltreoceano. Nel 1984 Halki è stata dichiarata dal Governo greco e dall’UNESCO Isola della pace e dell’amicizia e sede internazionale di conferenze della Gioventù. Da allora, anno dopo anno, la presenza dei visitatori è andata aumentando, le vecchie case di Emboriò vennero attentamente restaurate e oggi l’abitato sfoggia un tessuto ordinato, colorato ma non chiassoso, elegante ma understatement. Il capoluogo è stato costruito durante il 19° secolo ad anfiteatro attorno al porto seguendo la linea costiera. La maggioranza delle abitazioni ha stile neoclassico, principalmente a due piani, con bei mosaici a ciottoli bianchi e neri, il tradizionale chochlaki, che adorna giardini e balconi; tutte ovviamente sono orientate verso il mare e possiedono murature poderose per tener a bada la calura estiva. Molte sono le abitazioni signorili appartenenti a benestanti uomini di mare, i capitani, con preziosi arredi interni; alcune sono talmente attaccate all’acqua che basta varcarne la porta per tuffarsi nella baia!

 

Le due estremità-quartieri del porto sono Viglimià, verso nord, e Mavti Tha assa (Mare nero) in direzione opposta. Le case signorili di Viglimià (archontichà) incastonate nel dedalo di viuzze e immerse in giardini pieni di bouganvilee e gelsomini hanno tutte nomi di donne: Polymnia, Persefone, Praxithea, Ariadne… Poco oltre l’approdo principale del porticciolo si trova la Chiesa di Aghioy Nicolaos, protettore dell’isola, con un poderoso campanile di 35 metri.

Il cortile della cattedrale sfoggia bei mosaici del 1861, tipici del Dodecaneso, che alternano ciottoli bianchi e neri disegnando motivi geometrici e stelle. Ancor più suggestivo l’intorno della chiesa, con un’elaborata iconostasi lignea scolpita a mano, un grandioso ambone, agiografie e preziose icone tra cui una dedicata a San Nicola con rivestimento argenteo del 1758. Altrettanto caratteristico il vicino candido edificio del Municipio con l’adiacente torre dell’Orologio. Noterete che le lancette di quest’ultimo sono ferme alle 16.20: nulla di particolare, si dice che semplicemente era molto rumoroso e disturbava la quiete… Nei pressi si trova il piccolo museo che raccoglie vecchi arredi e oggetti di vita quotidiana, vestiti tradizionali, ricami, utensili da cucina, anfore, tutti ben conservati.

Tuttavia Imborios non è stato da sempre il capoluogo dell’isola, La vecchia capitale Choriò. (cioè: villaggio), ora abbandonato, sta più in alto e più a ovest rispetto all’attuale nucleo. Abitato da tempi antichissimi, era invisibile dalla costa e con la fortezza medievale poco più in alto, risultava ben protetto da incursioni piratesche. Nel periodo di maggior prosperità si trovavano circa 700 case, vicinissime tra loro per ragioni difensive. Col passare del tempo, senza più il pressante pericolo di incursioni dal mare, gli abitanti iniziarono a scendere a valle costruendo attorno alla baia principale e concentrando qui tutte le loro attività. Dagli anni ’30 in poi i trasferimenti verso l’area del porto diventarono sostenuti e poco dopo il 1960 l’ultima famiglia lasciò Choriò.

Se cercassimo un epiteto per definire il paesaggio naturale dell’isola, questo sarebbe probabilmente austero ed essenziale. Qui domina la roccia nuda e una bassa vegetazione di cespugli, spinosi e aromatici, nota come gariga o phrygana; le macchie di verde si contano nelle dita di una mano o poco più, uliveti e fichi, mandorli e sparuti boschetti di pini e cipressi, Terebinti, ginepri, qualche quercia, macchie di opuntie e agavi i cui alti steli fioriferi si stagliano contro il cielo, completano il quadro. Inutile cercare quindi nell’entroterra estesi ripari d’ombra; l’unico refrigerio qui ha un colore azzurro, profondo e ineguagliabile, e si chiama mare. Nonostante l’asprezza dello scenario naturale, Halki possiede una flora molto interessante con specie adattate a sopravvivere in estrema siccità e alte temperature. Ne fanno parte diverse piante rare ed endemiche, diffuse esclusivamente qui, come l’aglio di Halki (Allium chalkii).

Il paesaggio dell’entroterra, punteggiato da lunghi muretti a secco vecchi di secoli, non è tuttavia lo stesso del passato; quando si sfruttava ogni metro disponibile di terra fertile nelle vallate per produrre orzo, grano, uva, legumi, olio, mandorle e fichi.

Tre spiagge sono raggiungibili comodamente via terra, ma diverse altre, di grande bellezza, sono accessibili solo via mare o attraverso non poco impegnativi. La spiaggia più vicina al capoluogo è Pondamos; basta una passeggiata di una decina di minuti in direzione ovest. Anche Ftenagia si raggiunge facilmente, dieci minuti o poco più verso sud, mentre per la minuscola Kania occorre una mezz’ora. A tutte e tre arriva comunque anche l’unico autobus dell’isola.

Curiosità

Alimini: Halki è parte di un complesso insulare che si estende a ovest di Rodi e consiste di numerose piccole isole tutte disabiate (tranne la stessa Halki, ovviantente) e incluse nella Rete Natutra 2000: Alimnia, Kolofona, Pano Prassouda, Tragousa, Strongyli, Aghios Theodoros, Krevvati, Makri. La più grande di queste è Alimnia, con una superificie di 7,4 chilometri quadrati e una bellissima linea costiera lunga 21 chilometri. Nonostante vicinissima a Halki, Alimnia è decisamente più verdeggiante, con una bella macchia di ginepro fenicio e lentisco. Il piccolo insediamento nella baia di Aghios Georghios, insenatura profonda e ben protetta con un piccolo stagno retrodunale, fu abbandonato gradualmente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Da allora l’isola è disabitata e viene utilizzata esclusivamente come area di pascolo. Anche qui sono ancora visibili i kyfes, ricoveri in pietra per i pastori e lo stoccaggio del formaggio, presenti anche a Halki. Durante la Seconda guerra mondiale la baia di Aghios Georghios era base navale italiana, tutt ‘oggi sono visibili le caserme della Rega Marina. Aliminia è sito di interesse comunitario e l’intera zona ospita preziose specie della fauna mediterranea, dai falchi della regina alle berte, dalla foca monaca al gabbiano corso, la tartaruga caretta e diversi mammiferi marini.

Tradizioni isolane: il 1° marzo di ogni anno, i giovani di Imborios vanno per le case cantando le kalande di primavera, canzoni benauguranti per la bella stagione in arrivo; in cambio di qualche piccola ricompensa lasciano all’ingresso della casa dei fiori che, dopo tre giorni, devono essere gettati in mare. Anche per le festività Pasquali vi sono particolari tradizioni, diverse rispetto alle altre isole e la Grecia continentale. Ad esempio, la messa del Venerdì Santo, giorno di lutto, e la processione dell’Epitafio non si svolgano la sera come di regola, ma alle 5 di mattina del sabato. Sentirete i giovani passare per i vicoli battendo lattine per svegliare i fedeli. A mezzanotte del Sabato Santo arriverà il battello con la luce benedetta a suon di botti e petardi e più tardi inizierà la lunga messa della Resurrezione con salmi e fuochi d’artificio finali. La mattina seguirà il tradizionale rogo di Giuda… e successivamente grande festa!


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