Grottammare

23 Luglio 202019min198
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Grottammare, storico Borgo Adriatico, è un punto di riferimento geografico per il passaggio del 43° parallelo, per quale inizia ufficialmente la fascia a clima mediterraneo. In realtà la cittadina Marchigiana è alla stessa altezza di Vladivostok in Russia e dell’isola di Hokkaido in Giappone, famose per il freddo e le abbondanti nevicate, ma qui il meteo è tutta un’altra storia.

L’Antico Castello arroccato sulla collina affacciata sul mare, si trova alla latitudine massima a cui fioriscono gli aranci, divenuti simbolo della città , per L’Antico Teatro dell’Arancio, edificato nel XVIII secolo proprio al centro della fortificazione, deve il suo nome una rigogliosa pianta di agrume, un tempo collocata all’ingresso e costituita da un incaricato comunale, scelto ogni anno, con tutti gli onori, tra le famiglie del paese, in cambio dell’ esenzione dalla tassa comunale sui fuochi domestici.

Ogni anno si celebra la Grande Fiera di Grottammare, è considerata la più antica del centro Italia, capace di riunire, già nel Medioevo, migliaia di persone, da tutte le campagne dello Stato Pontificio, anche dai comuni e dei regni limitrofi, per la particolarità di essere una fiera Franca, senza necessità di controlli e dazi doganali.

Secondo alcune interpretazioni, non sempre avallate dagli storici, ne rimase impressionato persino Papa Alessandro III, costretto a fermarsi in città nel suo viaggio verso Venezia durante gli scontri con Federico Barbarossa, che culminarono nella battaglia di Legnano nel 1176. Ora i benpensanti sostengono che il pontefice volle ringraziare la città, fedele al Vaticano durante le tensioni con l’imperatore dichiarando l’indulgenza plenaria per tutti i fedeli che avessero reso omaggio alla chiesa di San Martino, ogni primo luglio che cadesse di domenica.

Nacque così la sagra di Grottammare, una processione imponente che si ripete con scadenza di 6-5-6 e 11 anni.  Le malelingue però, fanno notare che con questa abile mossa il papà e riuscì ad aggiungere un tocco di religiosità a una fiera che sembrava completamente sottrarsi al controllo dello Stato Vaticano.

Pare infatti che durante i festeggiamenti, si svolgesse una non meglio identificata “corsa dei cornuti”, di cui in realtà non si conosce il reale svolgimento. Qualsiasi ricostruzione storica si scelga per raccontare questa corsa, il quadro lascia comunque “fesso” il Papato.  Per alcuni, infatti, le corse erano la ripetizione fedele, ancora molto praticata dagli abitanti, di un rito pagano dei Longobardi, i “barbari” scesi nelle Marche nel VII secolo d.V. e che erano soliti sfidarsi indossando lunghi elmi cornuti. Secondo altri la corsa dei cornuti era in realtà la fuga ben organizzata lungo le strade della città, che permetteva ai contadi raccolti alla fiera con la mercanzia di non pagare lo Stato Pontificio e i suoi dazi. Fatto sta che proprio sotto la chiesa di San Martino,  a cui è dedicata la fiera di novembre e la sacra di luglio, sorgeva un importante santuario della Dea Cupra,  la Dea Madre degli Umbri e dei Piceni, divinità dell’amore universale e della bellezza, identificata sia con Afrodite, sia con Astrarte e Cibele, di cui ancora si conservano i resti del sacrario e la lapide del restauro avvenuto nel periodo romano, sotto Adriano nel II secolo d.C.. Non pare strano, quindi, che il papato puntasse sul culto di un santo maschile per sostituirla, riportando sotto la sua sfera di influenza la ricca cittadina arroccata sull’unico colle ben difendibile, con un ottimo rapporto naturale alla foce fiume Tesino. Non a caso Grottammare fu uno dei porti principali dell’Abbazia di Farfa, che nel periodo carolingio era il più grande centro di potere religioso dopo il Papato, capace di possedere 683 chiese e comunità monastiche, 2 città (Civitavecchia e Alatri), 132 castelli, 16 fortezze, 7 porti, 8 miniere, 14 villaggi, 82 mulini, 315 borghi. L’abbazia possedeva anche un Veliero esentato dalle tasse vaticane, che faceva base proprio tra Fermo e Grottammare Mentre il potere papale scemava, Fermo e Ascoli si contesero a lungo il borgo fortificano per difendersi l’un l’altra, ma anche contro i pirati turchi, condottieri Veneziani e corsari Inglesi. Chissà poi se fu un caso o una scelta della storia, che qui nacque un altro importante Papa, Sisto V, che legò ancora di più Il destino della cittadina a quello dello Stato Pontificio. Sulla sua lapide volle inciso di essere nato a Lido di Cupra, oggi Grottammare e, mentre era ancora in vita, volle, sul sito della sua nascita, la grande chiesa di Santa Lucia.

Fu, invece, nella chiesa di Sant’Agostino, secondo la tradizione che fu ospitato Martin Lutero, ancora non scomunicato, ma in viaggio verso Roma prima dello scisma. Secondo la leggenda a questa scomoda visita si deve il campanile mozzato della cappella. Tra potere spirituale e potere temporale, qui fu letteralmente “fatta l’Italia”. È proprio a Grottammare, infatti che Garibaldi radunò gli ultimi proseliti per attaccare lo Stato Pontificio e fu qui infine, a Palazzo laureati, che i notabili partenopei, nel 1860 offrirono ufficialmente il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II. Da allora, dopo l’inaugurazione della prima ferrovia Ancona-Abruzzo nel 1863, la cittadina divenne uno dei primi luoghi di villeggiatura della borghesia capitolina della Curia Vaticana, con la costruzione di numerosi villini in stile liberty sulla piccola altura. Tra serate a teatro profumate di arancio e tiepide giornate di sole sul languire delle onde, gli antichi scontri furono dimenticati, in un oblio di spiagge, passeggiate e tavole imbandite con gli unici “cornuti” che riusciamo a trovare oggi sono i sedani dell’insalata “lusonore alla cazzimberie”, ritenuti afrodisiaci, che ogni anno a San Martino sono offerti ai mariti, per evitare che le mogli cerchino altrove la loro soddisfazione, mentre le citate spose, per niente intimorite, si spalmano di Cera di Cupra, famosa crema di bellezza a base di prodotti dell’alveare, creata per la prima volta proprio qui, a Cupra Marittima, in onore dell’antica Dea dell’amore.

Il borgo medievale si sviluppa appena più in alto, attorno a Piazza Ferretti, sulla quale si affacciano la Chiesa di San Giovanni Battista, il Palazzo Priorale, antica sede comunale, l’Altana dell’Orologio o Torre Civica, il Teatro dell’Arancio, l’elegante Loggia e lo splendido Belvedere.

Il Teatro dell’arancio è uno dei 73 Teatri storici delle Marche, conservatosi dal XVIII secolo, quando il benessere economico e la nuova filosofia illuminista spingeva le classi Borghesi e benestanti ad investire in opere di cultura e vita pubblica. Edificato nell’ultimo decennio del Settecento dall’ architetto Ticinese Pietro Maggi, come la vicina chiesa di Giovanni Battista, conserva una statua di Sisto Quinto ed è connesso alla torre civica, abbellita da una Madonna con bambino e da un orologio, donato nel 1857 da Pio IX, prima del passaggio in città di Vittorio Emanuele. purtroppo nulla rimane dei preziosi arredi lignei interni, perché durante la quarantena dell’epidemia di spagnola, tra il 1916-1918 si prelevò il legname per bare dal teatro ormai chiuso. Dopo un secolo di restauri il teatro è stato riaperto nel 2003 come spazio museale ed accoglie il curioso Museo il Tarpato, pseudonimo del pittore Giacomo Pomili, autore fra il naif e il fantastico, che nacque e operò nel borgo, dove sorgevano gli antichi forni del XVII secolo. fino al 1997. Raccoglie una cinquantina di opere, dalle più famose alle stelle giovanili o alla produzione meno conosciuta delle opere sacre. La chiesa di San Giovanni, affacciata sulla medesima piazza, pare risalga al XIII secolo e oggi ospita il museo Sistino di Grottammare, sede dei musei sistini nelle Marche, che espongono opere, suppellettili e arredi salvati dalle pievi e dalle cappelle del circondario, tra cui due importanti doni di Sisto V alla sua terra: una medaglia di bronzo e un calice originale di quando era Vescovo a Roma. Poco distante si trova la seicentesca Chiesa di Santa Lucia voluta dallo stesso Sisto sul luogo della sua nascita. Qui il pontefice nacque come Felice Peretti nel 1521 da famiglia modesta. Affidò i lavori della sua chiesa all’architetto Domenico Fontana, lo stesso che aveva diretto le sue imponenti realizzazioni romane, ma l’opera fu terminata solo dopo la sua morte, per insistenza della sorella. La chiesa è un mausoleo della pianta complessa che avrebbe dovuto avere la parte inferiore a croce greca esposta a occidente e quella superiore a croce latina esposta a oriente. Dopo il blocco dei lavori, il difficile progetto fu semplificato nella “croce inscritta”, che possiamo vedere oggi e che conserva ancora uno degli organi lignei più preziosi delle Marche.

L’Antico Borgo, conosciuto come “vecchio incasato” sta rifiorendo negli ultimi decenni grazie all’apertura, nei suoi stretti vicoli, di alcuni laboratori artigianali e di alcuni esperimenti di enogastronomia. È il caso dell’Associazione Paese Alto, che raccoglie alcune delle più curiose esperienze del borgo. C’è per esempio Gian Carlo Liguori, architetto e ceramista che raccoglie nel suo studio-bottega le sue opere di maiolica bianca realizzata interamente a mano senza uso del tornio con l’antico metodo del Colombino, dando vita a pezzi unici e originali, colorate secondo l’ispirazione dell’artista con la tecnica dell’ingobbio, cioè a freddo, con uno strato di ceramica e incisione. Appassionato ed eclettico, Giancarlo spiegherà le caratteristiche uniche di ogni suo pezzo e la sottile arte celata dai suoi lavori, all’apparenza semplici ed estremamente raffinati. C’è anche Francesco Colella, pittore, attore e poeta che segue la tradizione autodidatta di produzione nei vicoli del borgo, tanto amata, dai due artisti più noti di Grottammare: lo scultore Pericle Fazzini e il pittore Giacomo Pormili, detto il Tarpato. C’è una Salsamenteria, un simpatico locale dove sbizzarrirsi con l’aperitivo e assaggiare salumi, intingoli e salse, cucina sperimentale e vini del mondo e invece c’è l’Antica Osteria dell’Arancio, dov’è la famiglia Pistolesi prosegue la tradizione gastronomica locale con i famosi boccolotti Baldoni al Castrato e la carne locale. C’è l’innovativo locale Millequattrocentottantuno, aperto su una storica casa del incasato che riporta questa antica data e offre vineria con cucina a km Zero e il ristorante Antico Borgo, per gli amanti dei piatti dai Sapori tradizionali, ma sapientemente rivisitati. Abbandonando l’antico incasato e scendendo lungo la passeggiata delle mura si può visitare il restaurato Torrione della Battaglia della metà del XVI secolo, inserito nella cinta muraria quando, dopo l’invasione e Il saccheggio dei pirati di Dulcigno, nel 1525, le vecchie mura furono rafforzate da una nuova cinta fortificata. La tradizione vuole che anche il padre di Papa Sisto V, collaborasse alla costruzione del Torrione. Le nuove mura erano accessibili da tre porte: Porta Marina a est, Porta Castello a ovest, ancora visibili, e Porta Maggiore a sud, andata distrutta. Resti di questa porta si possono ancora vedere nei pressi del lavatoio pubblico. Il Torrione della Battaglia era collocato in corrispondenza dell’Antico porto, oggi insabbiato, per rispondere meglio alle aggressioni e a difesa di Porta Marina. Dopo il profondo restauro del 2004, Il Torrione ospita una corposa collezione di opere dello scultore Pericle Fazzini, maestro contemporaneo del Novecento, autore della celebre Resurrezione nella sala delle udienze in Vaticano.

Salendo, invece verso la sommità del colle si trovano i resti della fortificazione precedente. Il sistema murario più antico può essere datato IX-X secolo, con strutture murarie del XI e XIII secolo probabilmente dovute al restauro concesso dal Cardinale Ranieri 1248.

È il Castello, derivato probabilmente direttamente dal primo insediamento e legato alla costruzione della curtes di San Martino da parte dei monaci farfensi. L’abbazia farfense costituiva il centro sociale ed economico di un ampio territorio, che i monaci avevano fortificato con mura e torri per difenderlo dalle incursioni saracene. Da un documento del XI secolo, sappiamo che comprendeva ampi territori a destra e a sinistra del fiume Tesino. È certo che nel 1640-1643, in occasione della guerra tra Urbano VIII e il Duca di Parma, Grottammare Fu scelta come presidio per tutto il litorale da Ancona fino ai confini con il Regno Borbonico e il Castello fu rafforzato e munito di cannoni.Oltre si incontra l’oasi di Santa Maria dei Monti costruita dai Frati Minori nel 1614 e ancora di loro pertinenza.  Giusto sotto le mura si incontrano, sul bivio dell’omonima strada, la chiesa e chiostro di Sant’Agostino, con il campanile mozzato in ricordo della visita di Martin Lutero.

Subito dopo, Villa Azzolino, residenza estiva del cardinale Decio Azzolino, che nel 1643 fu chiamato a Roma e poi nominato dal pontefice Alessandro VII guida spirituale della regina Cristina di Svezia. Il cardinale aiutò la Regina a mettere insieme una straordinaria collezione di dipinti e statue antiche, che la regnante gli cedette come erede universale ma che fu venduta per colmare debiti accumulati dalla regina. In fondo alla discesa sull’angolo si trova il Palazzo laureati sede di uno dei più importanti accordi per l’unità d’Italia, giusto di fronte si apre la piazza e Chiesa San Pio V. Giunti Nel nuovo quartiere del lungomare, in realtà un ampliamento storico della seconda metà del XVIII secolo, quando le ripetute frane sull’antico centro e un notevole aumento della popolazione, spinsero a cercare verso la porta una nuova area edificabile.  La frana del 25 gennaio 1779 sollecitò la decisione di Pio VI avviò la definizione del piano regolatore, affidando il progetto l’architetto Pietro Augustoni. Il nuovo piano urbanistico, si ispirò ai Principi di uguaglianza e simmetria di matrice neoclassica e sembra riprendere l’impianto Romano, con il cardo e il decumano che si incrociano nel foro, individuabili nelle attuali via Marconi e Cairoli e in Corso Mazzini. Lungo la via principale gli edifici dovevano avere tre piani, mentre nelle aeree retrostanti due. Furono individuate 3 aree funzionali della città, secondo un concetto urbanistico di impostazione ippodamea: la zona residenziale dedicata agli edifici pubblici lungo la via Lauretana; l’area dedicata alle attività industriali e commerciali a ridosso della spiaggia; zona Popolare intorno alla chiesa di San Pio V. La nuova chiesa fu iniziata nel 1780 ma la costruzione si protrasse a lungo tra il 1847 e il 1850. La Chiesa fu ampliata con il completamento della navata centrale e la realizzazione della nuova facciata progettata.

 

Esattamente all’altezza della chiesa, ma sul mare, si trova il Kursaal, uno dei locali più in voga negli anni 60-70, dove oggi è aperto il museo dell’illustrazione comica, un tesoro di circa 300 opere di artisti della striscia e del fumetto, da Dario Fo a Milo Manara, realizzate nel 1994 a oggi nel corso del Festival Nazionale dell’Umorismo Cabaret Amoremio.

Molto più distante, verso sud, isolata un tempo dal resto dell’abitato e oggi in posizione centrale, ma sfortunata tra l’autostrada e la ferrovia si trova, invece, l’antica chiesa di San Martino, tra le più antiche abbazie delle Marche, raggiungibile in 40 minuti a piedi. La chiesa era già segnalata nei documenti del X secolo e probabilmente fu fondata nel VIII secolo sui resti di un antico tempio pagano dedicato all’Antica Dea Cupra, come lascia ipotizzare la porzione di muro in opus e caementicium antistante la facciata principale, il ritrovamento di un frammento di statua romana sul portale d’ingresso e la dedizione al Santo,  particolarmente venerato nel Medioevo, in particolare dai Benedettini, come simbolo della vittoria del Cristianesimo sugli Dei Pagani. Molto interessante all’interno, l’affresco della Madonna del latte originaria, probabilmente risalente al VII VIII secolo, indica una continuità del culto della Madre Nutrisci, non troppo lontano da quella Dea della Fecondità Cupra, qui celebrato. Un’epigrafe murata sul pilastro di fronte alla porta laterale, ricorda il restauro del tempio dedicato alla Dea Cupra, decretato dall’imperatore Adriano nel 127 d.C..


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