CULTURA E STORIA DI SCANDICCI – Il centro storico scandiccese: piazza Matteotti

30 Dicembre 202010min160
IL CENTRO STORICO SCANDICCESE

 

Secondo la testimonianza di Guido Carocci, fu nel corso degli anni Sessanta del XIX secolo che Scandicci si estese soprattutto nella zona di Santa Maria a Greve e lungo la strada che dal ponte sulla Greve conduce al Vingone. Infatti, anche a Scandicci molti forestieri decisero di prendervi dimora; il costo delle case salì alle stelle e provocò il disagio della coabitazione forzata dei nuclei familiari più poveri. I contadini si spostarono in città nel tentativo di migliorare le loro condizioni sociali.

Tutto ciò contribuì alla formazione di una classe operaia di estrazione contadina che, pur restando vicina al proprio luogo di origine, sarà attratta dai processi di industrializzazione che caratterizzarono la nostra regione. Partiti gli alti funzionari per Roma, la speculazione edilizia subì una brusca interruzione, cominciò a mancare il lavoro, aumentò la disoccupazione nel settore dell’edilizia e molti prodotti (anche quelli agricoli) rimasero invenduti.

Fu in questo periodo che la giunta di Casellina e Torri si trasferì nella piana di Scandicci Basso ai piedi del colle dell’antico fortilizio di Scandicci Alto. In precedenza la sede municipale era a Firenze: la scelta era motivata dal fatto di voler avvantaggiare il pagamento delle imposte ai «comunisti» benestanti domiciliati a Firenze che, pur essendo proprietari di splendide ville sulle colline scandiccesi, preferivano passare le loro giornate nel capoluogo (infatti se sfogliamo l’elenco dei membri del consiglio municipale del 1865 pochissimi risiedevano a Scandicci); tuttavia la giunta disponeva di un ufficio distaccato a Casellina.

Il 4 dicembre 1868, nel Palazzo Poccianti di Via Ricasoli a Firenze, dinanzi al notaro Michele Fabbrichesi, fu sottoscritto un contratto per l’acquisto di un terreno conosciuto come «Tabernacolo del Marchese Baglioni», destinato ad ospitare la giunta, che in quello stesso anno si era acquartierata nella settecentesca sala del biliardo della Villa Poccianti.

Il cosiddetto «Comune vecchio» (nella foto) ultimato nel 1870, venne costruito in un sobrio stile neo-cinquecentesco dall’ingegnere comunale Francesco Martelli (il quale probabilmente si ispirò agli edifici che coronano Piazza della Libertà di Firenze, progettati da Giuseppe Poggi), mentre i lavori li diresse l’impresa Cocchini di Signa e costarono ben 40.000 lire dell’epoca.

Una piccola curiosità: nel giugno 1870 venne bocciato il progetto per aggiungere alla facciata un «orologio da torre». Secondo un progetto rimasto “ideale” il botanico Francesco Montelatici immaginava il «piazzone […] in un modo analogo per le corse dei cavalli», secondo un’idea suggeritagli dal Martelli, e propose al sindaco di piantare platani, lecci, acacie ombrellifere e castagni d’India per fare ombra e diverse siepi «di piante verdi miste fra lauri, allori ligustri, lentaggini»; ma furono piantati solamente i platani per delimitare la piazza davanti al palazzo municipale.

Per affrontare le spese di costruzione furono lottizzati i terreni delimitanti i lati del palazzo; il primo lotto, il numero 17, se lo aggiudicò l’ufficiale Stefano Nannoni († 1899).

Nel giro di pochi anni cominciò a formarsi l’odierna Piazza Matteotti (già Piazza Umberto I) che divenne il punto di riferimento per i servizi amministrativo-scolastici della città e luogo di svolgimento dei mercati e delle fiere: sul lato destro del municipio furono costruiti eleganti villini otto-novecenteschi con giardini, abitati da illustri personaggi (come l’attrice Virginia Marini), mentre sul lato sinistro edifici più modesti destinati agli esponenti della borghesia locale.

Nel 1873 l’Accademia Filodrammatica ‘Alessandro Manzoni’ ottenne due lotti di terreno a titolo gratuito per erigervi il proprio teatro, il cui progetto fu affidato al modenese Vincenzo Micheli e approvato il 30 aprile 1876 dall’ingegner Martelli. La sera del 28 agosto 1878 fu inaugurato il Teatro Manzoni, oggi Cinema Cabiria, con tre spettacoli. Il sipario, perduto nel secondo dpoguerra, portava la firma del pittore macchiaiolo Federico Andreotti, amico degli artisti scandiccesi Cesare e Amedeo Benini, per i quali eseguì due ritratti.

Nei locali dell’Accademia si riunirono provvisoriamente i membri dell’associazione operaia di Scandicci e della società sportiva “Robur”.

Nella seconda metà degli anni Settanta del XIX secolo iniziarono i lavori del cimitero di Scandicci, probabilmente sotto la direzione dello stesso Martelli – una delle tombe più antiche di questo camposanto è quella di una certa Teresa Chilleri-Del Bene, deceduta a soli ventiquattro anni nel 1877 mentre dava alla luce un figlio – e venne ultimata l’odierna Piazza Piave.

Non tanto distante dal palazzo comunale troviamo il monumento ai caduti di Alimondo Ciampi, ultimato nel 1926. Il 28 novembre, dopo una serie di lavori per il miglioramento della strada che collegava Scandicci a Legnaia e Soffiano, si tenne la solenne inaugurazione del monumento.

Di Leonardo Colicigno Tarquini, storico dell’arte medioevale


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