INCONTRI DI PSICOLOGIA – A chi serve la nostra beneficenza?

4 Maggio 20216min49
A chi serve la nostra beneficenza

Donazioni, raccolte fondi, carità, fundraising, filantropia, crowdfunding, beneficenza: il mondo dell’incontro tra chi chiede un sostegno per le proprie attività e idee e chi vuole concederlo è ampio e variegato. Dal singolo individuo alle grandi associazioni, sono infinite le possibilità di proposta e sostegno.

Dal punto di vista psicologico, chi decide di sostenere coi propri soldi le attività di un altro (che sia una nuova startup, una raccolta fondi per un progetto di cittadinanza attiva o il sostegno ad una congregazione religiosa) ha bisogno di percepire la propria utilità. Senza saperlo, si scontra con meccanismi automatici quali l’effetto “goccia nel mare” (1), che rende meno inclini a donare se non si ha la certezza che il nostro aiuto serva davvero a qualcosa di concreto, oppure l’overhead aversion, ovvero (2) la reticenza a contribuire a progetti che riportano più alte spese di gestione (comunque indispensabili per il corretto funzionamento dei progetti) rispetto a quelle destinate al concreto svolgimento. Tradotto: preferiamo destinare il nostro sostegno a chi ci promette di destinare il nostro euro a salvare una vita e non a chi ci propone di investirlo nello stipendio dell’impiegato della stessa organizzazione, sebbene entrambi siano fondamentali per il concreto raggiungimento dello scopo.

Due recentissimi articoli di ricerca cercano di far luce, uno dal punto di vista di chi dona, l’altro da quello di chi raccoglie fondi, su come le strategie di scelta potrebbero essere migliorate: come scegliamo a chi fare beneficenza? E come può, chi raccoglie fondi, rendere più attraente il suo messaggio?

Il primo studio (3), condotto da ricercatori della Washington State University, ha vagliato l’efficacia in termini di contributi raccolti di oltre 500 videopresentazioni di progetti di crowdfunding. I risultati hanno evidenziato che, a differenza di ciò che si è portati a pensare ovvero che siano convincenti volti sorridenti e rassicuranti, hanno riscosso maggiore successo i messaggi veicolati da espressioni facciali più variegate, comprendenti anche emozioni come rabbia e paura. In particolare hanno riscontrato una maggiore efficacia coloro che trasmettevano rabbia nel parlare della loro determinazione o del problema che stavano cercando di affrontare o paura nel parlare degli ostacoli, del rischio che stavano correndo o del bisogno di risorse. L’unica emozione che ha avuto un effetto negativo sui finanziamenti è stata la tristezza.

Un altro studio (4) della Harvard University ha invece provato a mettersi nei panni di chi dona e della tendenza a cadere nella “psicologia dell’altruismo (in)efficace”. Le motivazioni che supportano la decisione di donare a un ente di beneficenza sono estremamente personali e spesso guidate dall’emozione piuttosto che da valutazioni oggettive: possono essere influenzate da quanto ci sentiamo vicini o coinvolti dalla causa sostenuta dall’organizzazione, da nostre condizionamenti morali o religiosi, dall’essere pro o contro una certa posizione, dalla capacità di convincerci da parte di chi chiede il sostegno. La ricerca suggerisce una piccola rivoluzione culturale nei confronti di chi decide di donare e sostenere economicamente le organizzazioni: educare le persone ad una maggiore consapevolezza rispetto all’efficacia degli enti di beneficenza a cui le donazioni vengono fatte, orientando la scelta in base all’impatto e all’urgenza dei progetti e non solo alle emozioni che suscitano.

Tutto questo al fine di aumentare l’influenza positiva che il nostro contributo può avere sul mondo anziché solo sulla nostra autostima.

 

Fonti:

(1) Västfjäll D, Slovic P, Mayorga M. Whoever saves one saves the world: Confronting the challenge of pseudo- inefficacy. https://cpb-us-e1.wpmucdn.com/blogs.uoregon.edu/dist/6/6757/files/2014/07/Whoever-Saves-One-Life-Saves-the-World-1wda5u6.pdf

(2) Bohannon, J., Simple tweak could nearly double the amount you give to charity – https://www.sciencemag.org/news/2014/10/simple-tweak-could-nearly-double-amount-you-give-charity

(3) Benjamin J. Warnick, Blakley C. Davis, Thomas H. Allison, Aaron H. Anglin. Express yourself: Facial expression of happiness, anger, fear, and sadness in funding pitches. Journal of Business Venturing, 2021; 36 (4): 106109 DOI: 10.1016/j.jbusvent.2021.106109

(4) Caviola et al. The Psychology of (In)Effective Altruism. Trends in Cognitive Sciences, 2021 – https://marlin-prod.literatumonline.com/pb-assets/journals/trends/cognitive-sciences/TICS2163.pdf


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