INCONTRI DI PSICOLOGIA – Che fare con Carletto, oggi?

20 Settembre 20218min285
Che fare con Carletto oggi

Chi ha qualche anno sulle spalle di certo ricorda il ritornello allegro e sbeffeggiante che il piccolo Carletto rivolgeva a Corrado, il noto presentatore per una volta prestato alla musica.
Un vero e proprio successo che rimase stabilmente ai primi posti della classifica per molte settimane.
Ma che bambino è Carletto?

Carletto, Carletto e sii buono.
Ma è mai possibile che io ti debba dire sempre le stesse cose?

(forse Carletto è affetto da deficit di attenzione e iperattività, meglio noto come ADHD. Tipicamente livelli invalidanti di disattenzione, disorganizzazione e/o iperattività-impulsività)

Carletto, non tirare la coda al gatto
Carletto, non giocare col mio ritratto
Carletto di qua, Carletto di là
Questo non si dice, questo non si fa
Carletto, non picchiare la sorellina
Non chiudere la mamma nella cantina
Carletto, lo sai che fai sempre guai
E allora papà ti castigherà

(no, niente ADHD, il quadro clinico si fa più chiaro: ecco che emergono i tratti di un Disturbo oppositivo-provocatorio: ha un atteggiamento sfidante, si rifiuta di rispettare le richieste degli adulti e le regole, irrita deliberatamente le persone)

E io che sono Carletto
L’ho fatta nel letto, l’ho fatta nel letto
L’ho fatta per fare un dispetto
Che bello scherzetto per mamma e papà

(poveri genitori, Carletto si burla di loro solo per farli dannare. È evidente la volontarietà che lui non nega, anzi! Se ne vanta! È probabile che Carletto sia affetto in comorbilità anche da un Disturbo della condotta: reiterate aggressioni a persone e animali, prepotenza, crudeltà)

Carletto, Carletto e sii buono
Lo sai che i bambini buoni non devono disubbidire al loro papà

Carletto, non rubare la cioccolata
Non dire più alla nonna che è ingrassata
Carletto di qua, Carletto di là
Questo non si dice, questo non si fa
Carletto, leva i pesci dal frullatore
Carletto, togli il nonno dall’ascensore

(Carletto è definitivamente un aguzzino: svilisce, compie furti, è crudele verso le persone e gli animali. Il suo destino è tracciato: appena giunto alla maggiore età, potrà finalmente fregiarsi della nuova diagnosi: Disturbo antisociale di personalità)

Carletto, lo sai che fai sempre guai
E allora papà ti castigherà

Chi può biasimare il papà di Carletto che, perduto di fronte alle atrocità del piccolo bullo, è costretto a castigarlo?
Eppure…

Se una canzone come questa non fosse uscita nel 1983, nel pieno di quella sensazione di assenza di limite tipica degli anni ’80 (leggerezza, la chiamerebbe qualcuno) ma nel 2021, sarebbe probabilmente tacciata di prendere in giro i bambini, esasperarne i tratti o sminuirne la sofferenza o addirittura di istigazione alla violenza; verrebbe sottoposta a svariati tipi di censure e attacchi da parte di associazioni, movimenti e ordini professionali.
La nostra società ha subito radicali trasformazioni negli ultimi decenni e si è ampiamente alzato il livello di attenzione e consapevolezza nei confronti dei bambini. Sono state varate una serie di accordi e normative nazionali e internazionali volte alla tutela del minore in ogni ambito, dal diritto allo studio alla violenza, dalla tutela della privacy alla salute. Questo ha comportato la creazione di prassi sempre più consolidate volte al sostegno e alla protezione dell’infanzia. Tra queste, senza dubbio, la diagnosi in ambito psicologico atta all’individuazione precoce e al sostegno dei bambini a fronte di possibili problematiche psicologiche.

Probabilmente i comportamenti di Carletto oggi sarebbero considerati degni di attenzione clinica e non minimizzati a suon di canzoncine.
Nelle pieghe di questa più matura presa d’atto vanno però individuati i rischi della sovradiagnosi, ovvero della tendenza a sovrastimare gli aspetti problematici ed inquadrare come patologici i comportamenti del soggetto. Ad esempio uno studio di ampia portata, pubblicato su Jama e condotto su migliaia di ricerche internazionali pubblicate dal 1979 al 2020, ha individuato prove convincenti di sovradiagnosi e sovratrattamento di ADHD nei bambini e negli adolescenti.
Gli strumenti di misurazione in campo psicologico sono ancora ben lontani dall’oggettività. Il loro uso deve essere attento e mai definitorio. Come dice il famoso psicoanalista Christopher Bollas “le diagnosi sono effimere”, intendendo con questo che i continui mutamenti della persona le rendono spesso inadatte a superare la prova del tempo.

Ciò ovviamente non significa che la diagnosi sia un processo errato, anzi spesso centra il proprio scopo di sostenere un adeguato intervento utile al bambino. Ma gli operatori della salute faranno un buon lavoro considerando non solo ciò che si vede (che è e-vidente, nell’etimologia del termine), ma anche ciò che è meno immediato ma altrettanto importante. Ad esempio: cosa porta Carletto a comportarsi così? Da chi pretende attenzione in un modo tanto smaccato? Da quali dinamiche, magari familiari, tenta di sottrarre attenzione mediante i suoi vistosi espedienti? Come fanno tutti questi adulti ad accorgersi dei danni di Carletto sistematicamente solo dopo che li ha commessi? Come mai nessuno è in grado di arginare e parlare con Carletto, ma solo di minacciarlo (certo, bonariamente, in perfetto stile anni ’80)?

A tale proposito, un’ultima nota: ormai è chiaro a chiunque si occupi di insegnamento, ad ogni psicologo, agli studiosi in qualsiasi campo inerente la salute, che utilizzare la punizione per disinnescare i comportamenti dei bambini non è una soluzione utile. Anzi decine di studi dimostrano ampiamente che è deleterio. Recentemente una revisione di 69 ricerche condotte in svariati Paesi del mondo e pubblicata su The Lancet ha rivelato che le punizioni, in particolare quelle fisiche – sculacciate comprese – non solo non hanno alcun effetto positivo, bensì tendenzialmente aumentano i problemi comportamentali dei bambini nel tempo. Per non parlare delle conseguenze psicologiche, prima tra tutte il senso di tradimento della fiducia da parte delle figure che dovrebbero accudire e insegnare.

Al papà di Carletto, lesto di mano, e a tutti i genitori d’accordo con lui, un consiglio: una volta mollato il ceffone, chiedetevi “se fossi io al posto di mio figlio, cosa proverei? e quando è successo a me, da bambino, cosa ho provato?”.

Dott. Andrea Innocenti (psicologiafirenze.it)

Bibliografia

  • Heilmann, Anja et al. (2021). Physical punishment and child outcomes: a narrative review of prospective studies. The Lancet, Volume 398, Issue 10297, 355 – 364
 https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)00582-1/fulltext
  • Kazda L, Bell K, Thomas R, McGeechan K, Sims R, Barratt A. Overdiagnosis of Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder in Children and Adolescents: A Systematic Scoping Review. JAMA Netw Open. 2021;4(4):e215335. doi:10.1001/jamanetworkopen.2021.5335
  • Il culto della normalità. A colloquio con C. Bollas di Vittorio Lingiardi. La Repubblica, 23.11.2018

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