INCONTRI DI PSICOLOGIA – “Contenimento emotivo” dalla mamma al bambino, ma non solo…

25 Gennaio 20217min109
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In questo periodo di pandemia probabilmente la parola contenimento evoca in molti di noi sentimenti contrastanti; se riuscissimo, però, ad andare oltre e a connetterci al significato etimologico della parola, potremmo conoscerne e apprezzarne aspetti diversi ma ugualmente significativi. La parola “contenere” ha una duplice accezione: può infatti significare “tenere dentro di sé, racchiudere” ma anche “trattenere, reprimere, limitare”.

Da un punto di vista psicologico il contenimento può esistere solo all’interno di una relazione significativa

 Tenere dentro di sé da parte dell’adulto, significa per il bambino sentirsi contenuto, protetto e al sicuro. Si parla, in questo caso, di contenimento emotivo.

Winnicott per indicare questo evento adopera il termine holding indicando con esso la capacità della madre di fungere da contenitore delle angosce del bambino, intervenendo per soddisfare i suoi bisogni emotivi e riuscendo poi a mettersi da parte nel momento in cui il bambino non abbia più bisogno di lei.

Il contenimento emotivo nella relaziona madre e figlio è fatto quindi di abbracci, di carezze, di un corpo materno capace di accogliere e tenere insieme. Il bambino piccolo cadrebbe a pezzi se non venisse tenuto insieme, contenuto; in queste fasi le cure fisiche diventano cure psicologiche che promuovono lo sviluppo psicoaffettivo. I neonati e i bambini molto piccoli non possiedono un senso del sé corporeo. Non riescono ad attribuire delle spiegazioni mentali e simboliche alle loro esperienze ma sperimentano stati di attivazioni fisiologici ai quali riescono a dare il  significato di fame, sonno o dolore, solo attraverso la funzione regolatrice e organizzatrice esterna che svolge la mamma.

Secondo la psicoanalista Margaret Mahler il contenimento emotivo sarebbe rappresentato dall’insieme delle cure e delle attenzioni che la madre offre al bambino dalla nascita fino ai tre/quattro anni di vita. Il neonato, appena uscito dal grembo materno, è subito esposto a stimolazioni esterne che devono essere graduate sia nell’intensità che nel tempo di esposizione; per questo è fondamentale l’intervento protettivo materno.

Lo stesso allattamento, che ad una prima osservazione potrebbe sembrare uno dei gesti più naturali al mondo, sappiamo invece che non può essere considerato come un mero gesto meccanico, al contrario necessita di essere accompagnato da una relazione di affetto e di cura da parte della madre. Se la mamma non circondasse con le sue braccia il figlio mentre lo nutre, se non lo accarezzasse e non lo incontrasse con lo sguardo, il bambino percepirebbe l’assenza e conseguentemente la frustrazione. Le ricerche ci dicono come queste sensazioni fisiche diventano emozioni che si stratificano nella memoria e hanno un peso significativo perché contribuiscono insieme allo sviluppo cognitivo a determinare l’equilibrio psichico della persona; il contenimento emotivo facilita il contatto da parte del bambino con il suo mondo interiore.

Contenimento emotivo fino a quando?

Quando i bambini iniziano a crescere la necessità del contenimento emotivo arriva di solito nei momenti del bisogno. Ognuno lo esprime con gli strumenti di cui dispone. Alcuni potrebbero utilizzare il pianto, altri le urla, altri ancora le continue sfide, oppure i rifiuti o i capricci.  Alcuni genitori, quando arrivano nella stanza del terapeuta, o più semplicemente quando parlano con altri genitori, descrivono delle vere e proprie crisi che spesso determinano in loro sentimenti di frustrazione e a volte impotenza.

 L’equazione quasi matematica è dunque crisi = bisogno

La soluzione per uscire dalla crisi consiste, dunque, nella decodifica del bisogno sottostante che può avvenire solo grazie al contenimento emotivo dei genitori o degli adulti di riferimento.  Spesso i bisogni si mascherano da capricci o da sfide giocate nei confronti degli adulti; sfide che per i piccoli sono fondamentali per affermare se stessi e iniziare a misurarsi con i propri limiti e le proprie capacità.

Per i bambini è fondamentale sentire che l’adulto di riferimento, nel momento della crisi, ha la capacità di capire e sapere che cosa è giusto o sbagliato, anche se va contro la loro volontà. Questo permette loro di sentirsi rassicurati, perché li toglie dalla responsabilità di decidere permettendogli di vivere la crisi e di superarla.

Se così non fosse, i bisogni non compresi potrebbero gonfiarsi sempre di più fino ad esplodere e trasformare i bambini in piccoli tiranni, capaci di tenere in scacco matto l’intera famiglia.   

Per ogni bambino è fondamentale sentire che se si supera una certa soglia, c’è qualcuno lì pronto, sempre, a impedirlo

Alcuni genitori sono spesso preoccupati di far soffrire i propri figli mettendo dei limiti ma questi non bloccano né soffocano, al contrario, possono diventare una grande opportunità di crescita, un contenitore, appunto, nel quale sperimentarsi senza disperdersi: non dimentichiamo che per i bambini esperire la frustrazione e la propria capacità di superarla significa diventare ogni giorno un po’ più grandi.

Di Tiziana Barchiesi, psicologa e psicoterapeuta, Psicologiafirenze.it


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