INCONTRI DI PSICOLOGIA – Il burnout

13 Gennaio 20217min195
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Katia svolge la propria professione di infermiera presso una nota realtà ospedaliera di provincia. Da un po’ di tempo a questa parte presenta un distacco emotivo che la porta a trascurare affetti e relazioni sociali già difficili a causa dei turni di lavoro e delle situazioni pressanti di un reparto sotto organico. Un forte senso di responsabilità la persuade al punto di dedicare ai propri compiti tutto il proprio impegno. Ma improvvise mancanze di motivazione, come dotate di una propria personalità e autonomia si manifestano in lei, al punto di alternare il senso del dover fare di più a un bisogno di fuggire e non presentarsi più al lavoro. 

A dire di chi le sta più vicino è diventata più irascibile al punto da mostrare aggressività nei confronti delle persone più care. Katia si è resa conto di ciò ma non riesce a controllare questo misto di freddezza e rabbia. Come se non bastasse, ad ogni sfogo dei propri impulsi c’è una presa di consapevolezza di quanto accaduto e ad ogni presa di consapevolezza un senso di colpa. Tutto ciò si ripete da settimane, forse mesi, accompagnato dal manifestarsi periodico di odiose emicranie, sensazioni di difficoltà respiratoria e difficoltà di prendere sonno la notte. Non mancano i disturbi di stomaco e di intestino, che si alternano a mancanza di appetito.

Katia presenta molti dei classici indizi di una sindrome da burnout.

Cos’è il burnout? Il termine, di origine anglosassone, letteralmente significa “bruciatura” o “surriscaldamento” ed è diventato nel linguaggio medico e psicologico sinonimo di esaurimento. Inizialmente associata alle helping professions, le professioni sanitarie e assistenziali (per poi essere riconosciuta in qualsiasi contesto lavorativo con posizioni di grande responsabilità lavorativa in condizioni stressanti e pressanti) la sindrome da burnout (o più semplicemente burnout) è l’esito patologico di un processo che genera stress e che interessa diversi operatori e professionisti impegnati quotidianamente in attività caratterizzate da frequenti relazioni interpersonali.

Possiamo semplificare il concetto vedendo il burnout come il risultato di un livello di stress provato al lavoro al punto da determinare un logorio psicologico, fisico ed emotivo.

Maslach e Leiter (2000), due tra i più celebri studiosi del problema, hanno identificato nelle componenti della sindrome tre differenti dimensioni:

  • Un deterioramento dell’impegno lavorativo
  • Un deterioramento delle emozioni
  • Un progressivo problema di adattamento tra la persona ed il suo lavoro a causa delle richieste eccessive del lavoro stesso.

Cause più frequenti della sindrome di burnout possono essere:

– un sovraccarico di lavoro;

– un senso di impotenza (per non essere riusciti ad influire in modo soddisfacente sull’esito di un determinato evento);

– la percezione di una mancanza di autorità, di controllo o di un controllo sufficiente sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro in modo efficace;

– una mancanza di riconoscimento o un riconoscimento che sentiamo come non adeguato per il livello di lavoro svolto;

– una mancanza di equità nell’ambiente di lavoro (nell’assegnazione dei carichi di lavoro percepiti, nella retribuzione ricevuta, nell’attribuzione di promozioni  e possibilità di carriera);

– il crollo del senso di comunità (ovvero si percepisce che manca sostegno, fiducia reciproca e rispetto al punto da vivere le relazioni in modo distaccato e impersonale);

Non meno importante la presenza di valori contrastanti  all’interno del contesto di lavoro:  non condividere i valori che l’organizzazione ci trasmette o convincersi che i valori in cui crediamo non trovano più corrispondenza a livello organizzativo nella condotta di superiori e colleghi (o nelle scelte che ci portano a fare) contribuisce ad un disadattamento che può portare al burnout.

Cosa fare? Spesso le organizzazioni ignorano il fenomeno e tendono a ricondurlo ad un problema della persona invece che al contesto lavorativo in cui opera. Il burnout dovrebbe essere affrontato sia a livello organizzativo che individuale e, contrariamente a quello che potrebbero temere, i responsabili di un’organizzazione dovrebbero comprendere che la responsabilità di affrontare il burnout in termini manageriali può garantire che il personale della propria azienda si mantenga produttivo nel tempo. Quanto di più efficace nei confronti del singolo può essere l’intervento di un un professionista competente quale uno psicologo del lavoro e delle organizzazioni.

Il modo migliore per prevenire il burnout è la promozione di un sostegno attivo dei lavoratori, una comunicazione chiara e coerente, strategie che accrescano il coinvolgimento tra colleghi, la possibilità di far assumere loro decisioni trasmettendo fiducia nella loro autonomia e capacità di auto-organizzazione.

A livello individuale è un buon punto di partenza porsi degli obiettivi realistici, fare delle pause, applicare tecniche di rilassamento. Tutti ingredienti che possono fare la differenza per separare lavoro e vita privata ed evitare di trasmettere il malessere a casa coinvolgendo i propri cari una volta terminata la giornata di lavoro.

Dr. Mirko De Vita

Specialista in psicologia sociale e cognitiva, Firenze

 

 


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