INCONTRI DI PSICOLOGIA – Smart working e confini personali

11 Gennaio 20215min154
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Siamo in un’epoca in cui la parola “confine” evoca immagini che hanno a che fare con la politica, con lo straniero, con una ideologia ma in realtà il confine dal punto di vista psicologico è tutt’altro. Il confine non serve ad escludere ciò che è fuori ma serve a consentire lo sviluppo di ciò che è dentro: immaginate i confini come piccole staccionate che proteggono dei semi in procinto di  germogliare piuttosto che come alti muri di una fortezza.

La porta chiusa di un adolescente è un confine dal resto della famiglia che gli consente di crescere e conoscersi.

Il confine tra genitori e figli è quello che consente alla coppia di coniugi di non spegnersi nella mera genitorialità.

Il confine tra casa e lavoro è quello che ci consente di mantenere privata una parte della nostra vita.

La pandemia ha aumentato le distanze fisiche e sociali ma ha ridotto drasticamente la nostra capacità (e possibilità) di mantenere dei confini sani ed equilibrati.

La didattica a distanza e lo smart working hanno stravolto i tempi e gli spazi dei nostri contatti di lavoro e di formazione.

In assenza di una scansione temporale degli impegni definita dall’esterno, il lavoro ha debordato dalle sue canoniche 8h: si stima che il 48% dei lavoratori in smart working lavorino almeno un’ora in più al giorno (circa quindi 3 giorni in più al mese). Tempo che viene sottratto alla cura di sé.

Il lavoro da casa tende ad essere considerato “lavoro di serie B”: dal datore di lavoro, dai familiari e dal lavoratore stesso.

Credi che non sia così? Quante volte in questi mesi ti sei sentito dire “visto che sei a casa…” piuttosto che aver pensato “visto che ci sono faccio partire la lavatrice…”?

Anche questi, che sono di fatto delle ottimizzazioni del tempo (quello che un tempo veniva chiamato multitasking), sono in realtà segnali di confini assenti tra vita privata e lavorativa. E l’assenza di confini logora pian piano il benessere psicofisico con graduale aumento di sintomatologie correlate all’ansia che vanno dall’irrequietezza, insonnia fino all’attacco di panico e l’ansia generalizzata.

Quanto spesso hai lavorato in pigiama?

E quante volte avresti preferito non accendere la webcam perché la tua casa non era in ordine?

La dad ha lo stesso effetto. Il 33% degli alunni seguono le lezioni in pigiama e solo 1 su 10 si prepara come dovesse uscire da casa.

Osservati e cerca di ristabilire i confini.

1)    Metti una sveglia che scandisca il tempo e cerca di attenertici il più rigidamente possibile.

2)    Scegli un solo posto della tua casa che sia adibito ad ufficio/angolo studio.

3)    Vestiti con cura, pur restando comodo.

4)    Se fossi in ufficio ti lamenteresti della tua postazione troppo scomoda/troppo buia/troppo piccola? Beh, prenditi cura del tuo spazio ed adegualo alle tue esigenze. La tua scrivania è ben illuminata? La tua sedia è comoda?

Sei un datore di lavoro?

Non sottovalutare l’incidenza che può avere sulla produttività la mancanza di momenti di socialità tra i tuoi dipendenti. Cerca di crearne, tessi una rete con loro e per loro.

Stiamo affrontando una pandemia da quasi un anno, le nostre condizioni di lavoro non possono più essere un “arrangiarsi in attesa di riprendere”. Passiamo 1/3 della nostra vita a lavoro, è così tutt’ora solo che la responsabilità della qualità dell’ambiente lavorativo è sulla spalle di ciascuno di noi. Iniziamo allora il nuovo anno con consapevolezza rispetto alle migliorie da apportare alle nostre vite!

Di Paola Marangio, psicologa e psicoterapeuta, PsicologiaFirenze.it


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