LA CHIESA CATTOLICA OGGI – Cercasi chiarezza (sul disegno di legge Zan)

23 Maggio 20218min161

sondaggio sul ddl Zan

Pochi giorni fa il presidente dei Vescovi italiani, mons. Bassetti, a proposito del ddl Zan ha dichiarato: «Se si ritiene utile una legge specifica contro l’omofobia, va bene», ma occorre «la chiarezza»: perché «così com’è ora è un testo che si presta a essere interpretato in varie maniere e può sfociare in altre tematiche che nulla hanno a che vedere con l’omofobia, gli insulti o le violenze. La legge potrebbe essere fatta meglio» e «dovrebbe essere chiara in tutti i suoi aspetti senza sottintesi». Per poi spiegare, sempre nell’intervista al Corriere del 17 maggio scorso, che «in ogni legge – lo dico da cittadino – il testo dev’essere scritto in modo semplice e chiaro».

Il Cardinale sottolinea che «ho diritto di chiedere che scrivano una legge chiara, in modo che non abbia infiniti sensi e interpretazioni», lanciando l’appello che «nella formulazione non si sconfini in altri campi, in terreni pericolosi, come la cosiddetta “identità di genere”», concetto sul quale si registra anche il profondo dissenso del mondo femminista, di molte voci intellettuali e politiche del progressismo. “Questo non vuol dire che non si debbano accettare o accogliere le scelte diverse, le varie situazioni esistenziali, le fragilità. Però una legge deve tutelare le garanzie e i valori fondamentali. La distinzione fra uomo e donna esiste. Per chi è credente viene da Dio, chi non crede dice invece dalla natura, ma esiste». Invece il testo del disegno di legge «è scritto male».

Qui non si vuol far emergere steccati o divisioni ideologiche ma il fatto che la proposta deve essere chiara nei termini. Per esempio l’introduzione in tutte le scuole di iniziative «contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia» nella Giornata nazionale da fissare ogni anno il 17 maggio significa far entrare nei percorsi scolastici anche delle classi elementari e medie, contenuti in linea con l’impianto della legge. Questi sono tutt’altro che universalmente condivisi (come invece accade per le ‘Giornate contro la mafia e l’antisemitismo’) ma anche di dubbia comprensibilità da parte dei bambini, ai quali si finirebbe per cercare di far credere che l’esperienza che vanno facendo della realtà è una finzione essendo l’umanità non declinata al maschile e femminile ma oggetto di infinite identità. Tutto questo in un’età nella quale si va formando la percezione di sé in relazione a ciò che li circonda. Chi ha letto Il Nuovo mondo di Huxley sa che il ricondizionamento della società in base alle idee di chi la guida comincia plasmando la mente dei bambini. Della cosiddetta ideologia ‘gender’ sinora avevamo una qualche idea: adesso la vediamo con più chiarezza, del tutto simile a quel «colonialismo ideologico» al quale il Papa – spesso chiamato in causa recentemente proprio su questo provvedimento, ma altrettanto spesso citato a righe alterne – ha riservato giudizi assai severi. Lascia senza parole la pretesa di ‘riscrivere la natura umana’ per legge. Cos’è infatti, se non questo, il vero e proprio dizionario premesso all’articolato per definire cosa si deve intendere d’ora in poi per sesso, genere, identità di genere e orientamento sessuale? E una scuola, un centro culturale, un’associazione, una parrocchia che non si adegua? Entriamo fatalmente nel campo della libertà di opinione, sulla quale si è tentato di apporre lo scudo protettivo di una sorta di ‘salvacondotto’ che però non basta. Troppo largo è infatti lo spazio per l’interpretazione discrezionale di cosa possa istigare ad atti discriminatori o persino alla violenza.

Si afferma l’esistenza di una ‘fluidità di genere’ dove madre e padre vengono sostituti da genitore 1 e genitore 2 in nome della non discriminazione. Eppure ricordo che le discriminazioni, comprese quelle per il sesso e l’orientamento sessuale, e i reati che ne conseguono, sono già puniti dal nostro codice penale, mentre potenziandoli nel nuovo ddl significa in realtà alimentare un cambiamento che porta a stravolgimenti della famiglia naturale, la maternità surrogata o l’adozione per le coppie omosessuali.

Inoltre, il ddl Zan punta a punire chi dissente da questo pensiero unico, mettendo un bavaglio a chi non si piega all’ideologia “gender”. Infatti, il malcapitato “discriminatore” rischierebbe la reclusione fino ad un anno e sei mesi e la multa fino a 6.000 euro. In più, al giudice verrebbe concessa la facoltà di disporre a carico del condannato «l’obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un’ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno; la sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno, il divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere e il divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni, nonché, se il condannato non si oppone, la pena accessoria dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita in favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità», a favore di organizzazioni a tutela di omosessuali e transessuali.

Quindi attenzione: ripeto che nessuno metta in dubbio il valore della “non discriminazione” ma la libertà d’opinione va sempre salvaguardata altrimenti si entra in un regime ideologico che non porterà benefici a nessuno. Questa pericolosa intromissione nel campo giuridico da parte della speculazione filosofica relativa al concetto gelatinoso di identità di genere rischia di mettere in crisi lo stesso funzionamento del diritto.
Si faccia davvero chiarezza sui termini e conseguenze prima dell’approvazione del ddl Zan e si legga bene il testo prima di essere troppo a favore o contrari.

don Massimo Cardoni, parroco S. Giuliano a Settimo


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