LA CHIESA CATTOLICA OGGI – Il Papa in Iraq: una sua riflessione

14 Marzo 20216min94
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 Le tappe del viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq

In Iraq nel 2003 (prima dell’invasione Usa e della caduta di Saddam Hussein) i cristiani erano 1.400.000 (6% della popolazione). Nel 2015 circa 300.000, nel 2020 meno di 300.000. La confessione cristiana più numerosa è quella cattolica caldea (67%), i siro-cattolici sono il 6,5%. Sono presenti anche i riti armeno, melchita e latino. I cristiani iracheni vivono principalmente a Baghdad, a Bassora (sud) e nel nord, a Erbil, Dohuk, Sulaymaniyah, Kirkuk e nella Provincia di Ninive nella cui Piana ci sono molte città e villaggi cristiani. I cristiani sono indigeni di lingua aramaica.
Bersaglio anche prima del Daesh (Isis), l’esodo dei cristiani iracheni prende il via, in particolare, dopo l’attacco all’Iraq da parte degli Stati Uniti e della coalizione alleata nel 2003. Diventa poi massiccio nel 2004 con gli attacchi terroristici alle chiese di Baghdad e Mosul: domenica 1 agosto 2004 sei chiese (a Baghdad e Mosul) vengono bombardate simultaneamente. Accogliendo l’invito della Repubblica d’Iraq e della Chiesa Cattolica locale, Papa Francesco ha compiuto un Viaggio Apostolico nel suddetto Paese dal 5 all’8 marzo 2021, visitando Baghdad, la piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, la città di Erbil, come pure Mosul e Qaraqosh nella piana di Ninive».

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   Sul motivo di un viaggio così rischioso il Papa ha detto: “Io per prendere una decisione sui viaggi ascolto, ascolto il consiglio dei consiglieri. A me fa bene ascoltare, questo mi aiuta a prendere più avanti le decisioni, alla fine prego, prego su alcuni viaggi rifletto tanto ho riflettuto tanto. Poi la decisione viene da dentro. Quasi spontanea, ma come frutto maturo. La decisione su questo viaggio viene da prima. Dall’ambasciatrice dell’Iraq che ha insistito. Poi è venuta l’ambasciatrice in Italia, una donna di lotta. Poi è venuto il nuovo ambasciatore in Vaticano. Tutte queste cose sono rimaste dentro.
Ho pensato tanto, ho pregato tanto questo e alla fine ho preso la decisione. Liberamente ma che veniva da dentro. E io dissi che se Dio mi dà di decidere così, si occupi della gente. E così ho preso la decisione, ma dopo la preghiera e dopo la consapevolezza dei rischi”.
L’umanità incontrata; “La vita dei cristiani è travagliata, ma non solo dei cristiani, abbiamo parlato dei yazidi, le altre religioni che non si sottomettevano al potere dell’Isis. E questo mi ha dato una forza molto grande. Mentre tornavamo in macchina da Qaraqos a Erbil, vedevo tanta gente, giovani. Ma di questi giovani qual è il loro futuro? Dove andranno? In tanti dovranno lasciare il Paese. Prima di uscire, l’altro giorno, sono venuti a congedarmi 12 iracheni. La migrazione è un diritto doppio: diritto a non migrare, diritto a migrare. Questa gente non ha nessuno dei due, perché non possono non migrare e non possono migrare perché il mondo non ha ancora preso coscienza che la migrazione è un diritto umano. E la migrazione la si vive come una invasione. Ieri ho voluto ricevere, perché lui l’ha chiesto, dopo la messa il papà di Alan Kurdi. Questo bambino è un simbolo che va oltre il bimbo morto nella migrazione. È il simbolo di civiltà di morte, che muoiono, che non possono sopravvivere, il simbolo di umanità. È vero che ogni Paese deve studiare bene la capacità di ricevere, perché non è soltanto ricevere e lasciarli sulla spiaggia ma anche accompagnare, farlo progredire e integrarli. Anche io vorrei ringraziare i Paesi generosi che ricevono i migranti”.
Le armi: “Io non mi immaginavo le rovine di Mosul, non mi immaginavo. Sì, avrò visto le cose, ho letto il libro, ma questo è toccante. Quello che più mi ha toccato è la testimonianza di una mamma che nei primi bombardamenti dell’Isis ha perso il figlio. E lei ha detto una parola: perdono. Sono rimasto commosso. Una mamma: io perdono, chiedo perdono per loro. Questa parola l’abbiamo persa, sappiamo insultare alla grande, sappiamo condannare alla grande, io per primo. Ma perdonare… perdonare i nemici, questo è Vangelo puro (…) A Mosul mi sono fermato davanti alla chiesa distrutta, non avevo parole. Da non credere, da non credere la crudeltà umana nostra… Anche le altre chiese, anche una moschea distrutta. Una domanda che mi è venuta in mente nella Chiesa era questa: ma chi vende le armi a questi distruttori? Perché le armi non le fanno loro a casa… Ma chi vende le armi? Chi è il responsabile? Almeno chiederei a questi che vendono le armi la sincerità di dire: “Noi vendiamo le armi”. Non lo dicono.

Un viaggio veramente storico e importante, non solo per i cristiani. Sono state poste la basi per una fratellanza anche con l’islam sciita e ci si augura che porti frutti sani e costanti. L’Isis aveva proclamato minacciosamente di voler arrivare a San Pietro a Roma per distruggere la cristianità intera; invece è stato Papa Francesco (anziano, claudicante, coraggioso e profetico) ad andare a pregare là dove l’Isis aveva la sua roccaforte e il suo centro di potere. Non servono altre parole di commento!


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