LA CHIESA CATTOLICA OGGI – Natale: storia e fede (seconda parte)

20 Dicembre 20209min543
Natale-pieve-copertina

(segue da articolo precedente)

DA DOVE DERIVA LA PAROLA NATALE?

Il termine italiano “Natale” deriva dal latino cristiano Natāle(m), per ellissi di diem natālem Christi (“giorno di nascita di Cristo”) a sua volta dal latino natālis derivato da nātus (“nato”), participio perfetto del verbo nāsci (“nascere”).

PERCHÉ LA LITURGIA DEL NATALE SI COMPONE DI QUATTRO MESSE?

Le celebrazioni sono la Messa vespertina della vigilia, quella ad noctem (cioè la messa della notte), la Messa in aurora e la Messa in die (nel giorno). Il tempo liturgico del Natale inizia con i primi vespri del 24 dicembre, per terminare con la domenica del Battesimo di Gesù, mentre il periodo precedente comprende le domeniche di Avvento. La Chiesa celebra con la solennità del Natale la manifestazione del Verbo di Dio agli uomini. È questo infatti il senso spirituale più ricorrente, suggerito dalla stessa liturgia, che nelle tre Messe celebrate oggi offre alla nostra meditazione “la nascita eterna del Verbo nel seno degli splendori del Padre (prima Messa); l’apparizione temporale nell’umiltà della carne (seconda Messa); il ritorno finale all’ultimo giudizio (terza Messa)”

 QUALI SONO LE ALTRE DATE IN CUI SI FESTEGGIA IL NATALE?

Il 25 dicembre per cattolici, protestanti e ortodossi che seguono il calendario gregoriano; il 6 gennaio per le chiese ortodosse orientali; il 7 gennaio per gli ortodossi che seguono il calendario giuliano e il 19 gennaio per la Chiesa Armena Apostolica di Gerusalemme che segue il calendario giuliano. Quindi nel mondo cristiano il Natale si festeggia dal 25 dicembre al 19 gennaio.

LA CHIESA D’ORIENTE QUANDO FESTEGGIA IL NATALE?

In particolare, in Oriente la nascita di Cristo veniva festeggiata il 6 gennaio, col nome di Epifania, che vuol dire “manifestazione”; poi anche la Chiesa orientale accolse la data del 25 dicembre, come si riscontra in Antiochia verso il 376 al tempo del Crisostomo e nel 380 a Costantinopoli, mentre in Occidente veniva introdotta la festa dell’Epifania, ultima festa del ciclo natalizio, per commemorare la rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano. I testi della liturgia natalizia, formulati in un’epoca di reazione alla eresia trinitaria di Ario, sottolineano con accenti di calda poesia e con rigore teologico la divinità del Bambino nato nella grotta di Betlem, la sua regalità e onnipotenza, per invitarci all’adorazione dell’insondabile mistero del Dio rivestito di carne umana, figlio della purissima Vergine Maria (“fiorito è Cristo ne la carne pura”, dice Dante).

SIGNIFICATO TEOLOGICO-SPIRITUALE

Il Natale, come la Pasqua, rende presente il passaggio del cristiano dalla morte alla vita con Cristo. Si può affermare che l’oggetto della festività natalizia è il mistero della redenzione, che ha nella Pasqua il suo momento culminante. Nel Natale si tratta solo del punto di partenza dell’opera della salvezza ordinata al riscatto dell’uomo, riscatto che nell’evento del Natale è già contenuta in germe: Dio nella nascita di suo Figlio ha “dato mirabile principio alla nostra Redenzione”. La verità della Redenzione dipende dalla verità dell’incarnazione. Il Natale è in qualche modo una Pasqua anticipata.

Le preghiere, le letture bibliche e gli altri testi dell’attuale liturgia natalizia del Messale Romano e della Liturgia delle Ore sottolineano questa dimensione salvifica del Natale.

Presepe alla Pieve di S. Giuliano a Settimo

Il Cristianesimo è dunque l’incarnazione di Dio nell’uomo Gesù Cristo; non Dio che si collega ad un uomo ma che diventa un uomo, in un’unica persona in cui vivono in piena comunione la totalità della divinità e la totalità dell’umanità.
Ma poiché un uomo diventa uomo perché nasce dal grembo di una donna, il Natale ci ricorda con puntualità e precisione anagrafica e carnale che il Figlio di Dio, Gesù Cristo, è nato a Betlemme, dalla Vergine Maria.

 E quella nascita, piccola e casuale come tutte le nascite umane, segnata da precisi condizionamenti, come il rifiuto a poter nascere in una casa di uomini, è già l’inizio dell’unico grande sconvolgimento della storia e del cosmo: la venuta di Dio sulla Terra.

La Madre del Signore comprese tutto questo: dopo averlo generato dolorosamente dalla profondità del suo cuore e della sua carne e dopo averlo deposto nella mangiatoia e avvolto in poveri panni si prostrò ad adorare quel Dio cui aveva dato carne mortale. «La mira Madre in poveri / panni il Figliol compose, / e nell’umil presepio / soavemente il pose; / e l’adorò: beata! / innanzi al Dio prostrata, / che il puro sen le aprì» (A. Manzoni, Il Natale).
San Luca con grande attenzione e tenerezza ci ricorda l’infanzia del Signore, questo suo crescere e diventare uomo, in questa misteriosa comunione di una umanità che cresce nel tempo e nello spazio, unita ad una divinità che è da sempre e per sempre.

Che cosa mi aspetto per il mio Natale e per il Natale di tutti i cristiani (cattolici e non), in questo terribile tempo di pandemia, di paura e sofferenza? Che possiamo recuperare la radicale semplicità e la totalità della fede nel Bambino Gesù, cioè della fede nell’inizio della pienezza del mistero cristiano e della nostra salvezza eterna.

Sereno Natale a tutti – Auguri e preghiera

Di don Massimo Cardoni, parroco di San Giuliano a Settimo


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