LA CHIESA CATTOLICA OGGI – Pasqua: meditazione e calcolo

28 Marzo 202110min113
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GIOVEDI’ SANTO “In Coena Domini”

Il triduo pasquale si apre con la messa “In coena Domini”, nella cena del Signore, una solenne celebrazione scandita da tre grandi misteri: l’istituzione dell’Eucaristia, del sacerdozio ministeriale e il comandamento dell’amore. C’è davvero tanto questa sera e ad ognuno di noi è offerta la possibilità di entrare nella piena comprensione del mistero pasquale iniziando questo cammino nello spirito della sequela. Risuona ancora forte l’invito di Gesù: Chi vuol venire dietro a me…prenda la sua croce e mi segua… Chi di noi è pronto? Cerchiamo questa risposta ponendoci da stasera simbolicamente dietro la croce, mezzo attraverso il quale Gesù, salendovi, ha rivelato a tutti che la nuova vita è in lui.

Giovanni evangelista ha dettagliatamente descritto nel suo Vangelo il segno del “mandatum”, della consegna, azione solenne che Gesù compie per primo, e che affida ad ognuno di noi. Cinto del grembiule si china e lava i piedi dei suoi discepoli. Che bella l’immagine di una Chiesa che si riveste dell’abito più bello, il grembiule, segno che rimanda ad una scelta precisa: un vita spesa al servizio degli altri. Poi, il pane spezzato e condiviso ora verrà portato in processione lungo la navata e poi all’altare della reposizione. È conservato quale pane di vita: mai potrebbe sostare in un “sepolcro”. Gesù perciò resta con qui con noi, anzi noi sostiamo accanto a lui, nella notte della prova.

VENERDI’ SANTO nella Passione del Signore

Oggi per antichissima tradizione la Chiesa non celebra l’Eucaristia. Il silenzio, per paradosso assordante, interpella e ancora attende da ognuno di noi una risposta: chi è disposto a seguire Gesù?

La celebrazione di questa sera è dominata dalla croce, la stessa che appena ieri sera è stata posta a noi come sequela. Ora è qui, in attesa di amorosa contemplazione. “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” sono ancora le parole di Giovanni che danno un senso al guardare della Chiesa: sguardo di fede che vede in Gesù “l’innocente che offre se stesso”, l’occasione di riscatto per tutti noi.

Senza canto ha inizio la celebrazione. L’incedere silenzioso dei ministri e il solenne e antico gesto della prostrazione introdurranno il primo dei tre momenti di questa sera, la liturgia della Parola con la lettura della Passione del Signore Gesù.

La seconda parte si apre con l’Adorazione della croce, che il sacerdote ora svelerà per noi in modo graduale, in un toccante crescendo emotivo e di fede.

Della croce, antico strumento di morte, Cristo ha rivelato un senso diverso e il rito di questa sera con forza lo propone alle nostre scelte. Gettare su di essa un semplice sguardo, un bacio rituale o piuttosto scoprirvi il segno di un amore che si è donato senza misura? È il terzo ed ultimo momento: la mensa si riveste appena dell’essenziale e accoglie il pane eucaristico custodito per tutti noi ieri sera. L’agnello immolato, il corpo donato e il sangue versato ora hanno un senso, e beati siamo noi, invitati alla cena che Gesù stesso ha preparato per ogni uomo e donna, per sempre.

SABATO SANTO / PASQUA Veglia Pasquale della Risurrezione

Nella notte, in questa notte, una luce inonderà la terra: è la luce del Risorto. Nell’arricchente rito che ora celebreremo, Cristo, come aveva promesso, “viene a fare nuova ogni cosa”.

Per antichissima tradizione questa è la “notte di veglia in onore del Signore”.

Scandita da quattro momenti, ci condurrà in modo graduale alla piena comprensione del mistero pasquale. Il primo di essi, detto “solenne inizio” o “Lucernario”, si apre con il suggestivo raduno intorno al fuoco nuovo che arde nel braciere collocato all’esterno della chiesa. Da esso riceverà luce il nuovo cero pasquale che simbolicamente propagherà, attraverso l’accensione delle nostre candele, luce in tutto il mondo: è la luce del Risorto, richiamo ed evocazione dello splendore della colonna di fuoco che guidò i nostri fratelli ebrei fuori dall’Egitto, verso la liberazione.

Il cero pasquale è ora posto nel mezzo del presbiterio. È la luce del Cristo risorto che dà significato a tutta questa celebrazione. In questa atmosfera di fede lo si benedice e lo si offre al Signore con un solenne annuncio che proclama la gioia della risurrezione per il mondo intero. In piedi con in mano la candela accesa, ci associamo a questo antico e meraviglioso inno di gloria che la liturgia chiama “Exultet” o “Preconio Pasquale”.

Dopo le letture della storia della salvezza, il canto, il suono delle campane (che ora si sciolgono) si uniscono ora alle nostre voci e insieme cantano Gloria a Dio. La Chiesa esplode di gioia indicibile perché Cristo è risorto, è veramente risorto.

Ha inizio il terzo dei momenti di questa notte, la liturgia battesimale, ricca e intensa di simbolismo. L’immersione del cero che passa attraverso l’acqua che rinnova è evocazione del passaggio di Gesù nel mare della morte dal quale è uscito vittorioso. Solo in questa notte saranno battezzati gli adulti (catecumeni) che hanno chiesto il Battesimo, come da antica tradizione. Nella rinnovazione delle promesse battesimali riconfermiamo la nostra fedeltà a Dio per il dono della fede ricevuto nel nostro battesimo.

Infine, il quarto e ultimo momento di questa veglia, la liturgia eucaristica. Tutto questa notte, la luce, la Parola di Dio, l’acqua che rinnova, ci ha condotto a celebrare la Pasqua nei segni del pane spezzato e del vino versato, memoriale che si rinnoverà “ogni volta che mangeremo di questo pane e berremo di questo calice”, nell’attesa della definitiva venuta di Gesù.

La Pasqua è, quindi, il centro di tutto l’Anno liturgico della Chiesa e il centro della sua stessa vita spirituale e con lei, per tutti noi battezzati, figli e figlie di Dio.

La Pasqua non arriva per caso – come si calcola la solennità della Resurrezione

Un anno arriva alta, un anno arriva bassa. La Pasqua, la festa più importante del calendario cristiano, lascia spesso spiazzati i fedeli perché non ha una data ben precisa come altre ricorrenze: di sicuro si sa solamente che cade di domenica tra la fine di marzo e il 25 aprile.

Per il calcolo della Pasqua si formarono diverse correnti di pensiero che solo nel 325 con il concilio di Nicea vennero tacitate, essendo stato stabilito un modo per calcolare la data della Pasqua che valesse per tutto il mondo cristiano.

Le decisioni del concilio di Nicea esprimono il desiderio di unità. Scopo del concilio fu di stabilire dei principi, fondati sui dati scritturistici concernenti l’associazione della morte e risurrezione di Cristo con la Pasqua ebraica, che avrebbero incoraggiato un’unica osservanza annuale della Pasqua da parte di tutte le Chiese. Le norme nicene affermano l’intima connessione tra la Pasqua biblica e la celebrazione cristiana del «Cristo, nostra Pasqua». Ancora oggi valgono quelle disposizioni.

La Pasqua cristiana cade la prima domenica successiva al plenilunio (luna piena) che segue l’equinozio di primavera (21 marzo). Un plenilunio si verifica circa una volta al mese, è ovvio perciò che a seconda della distanza di tale evento astronomico rispetto all’equinozio, la Pasqua può essere più o meno “alta”.

Una volta stabilita la data della Pasqua si procede a ritroso per determinare la durata della Quaresima e la collocazione sul calendario del Mercoledì delle Ceneri e in avanti la Pentecoste.

 


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