LA MAGIA DEL CINEMA. RECENSIONI E DINTORNI – “Ethos”, la serie tv turca da non perdere

25 Febbraio 20214min154
Ethos-turchia

 

Ethos è una serie televisiva turca del 2020 diretta da Berkun Oya della durata di 1 stagione, 8 episodi.

Il titolo originale è in realtà: Bir Başkadır. che Significa “é un’altra cosa” o “è tutt’altra cosa”.

“Tutt’altra cosa” infatti è proprio ciò che succede alla protagonista Meryem, una giovane donna che vive nei sobborghi di Istanbul: in seguito ad alcuni svenimenti incomprensibili, il dottore la invia da una psichiatra-psicanalista. I sintomi fisici nasconderanno altri aspetti profondi di Meryem, si riveleranno legati, appunto, a “tutt’altra cosa”.

Intorno a lei ruotano molti altri personaggi in una specie di danza circolare: ognuno in qualche modo è legato all’altro da una relazione esplicita o meno. In questo coro fatto di volti si dipanano le due facce apparentemente contrapposte della Turchia odierna: da un lato la vita di campagna, dove la visione del mondo è ancora quella conservatrice, le donne col velo si occupano della casa, obbediscono agli uomini, sono osservanti dell’Islam e anche un regalo fatto fuori dal matrimonio può risultare “sconveniente”; dall’altra parte le donne senza velo, emancipate, che hanno più relazioni, non osservanti. Nel rivelarsi poco a poco le loro vite ci accorgiamo che tutte e tutti sono accomunate/i da una cosa: non essere in contatto con le proprie emozioni, con i propri desideri, rendendo ognuno di loro in fondo privato di libertà.

Il filo conduttore sono le sedute di Meryem dalla psicanalista che a sua volta si rende conto che questa paziente la mette in crisi e farà delle supervisioni da una collega, tra l’altro in un mondo come quello arabo dove non è affatto facile fare psicanalisi (da vedere anche, a tal proposito, il bellissimo “Un divano a Tunisi” di Manele Labidi).

Ogni personaggio, sia donne che uomini, poco a poco, farà un percorso personale, evolverà, si trasformerà nella sua dimensione privata, e si avvicinerà di più al vero Sé. Possiamo osservare come dal cambiamento di un solo elemento nel sistema, si modificheranno anche tutti gli altri, proprio perché tutti, in fondo, siamo interconnessi.

La serie ha avuto un notevole successo in Turchia,  suscitando nel  contempo grandi polemiche. Un certo orgoglio nazionale non ha gradito le contraddizioni di questo racconto corale, che non risparmia proprio nessuno, con uno sguardo impietoso, che è al tempo stesso benevolo. Almeno, se si riesce a guardarlo oltre la superficie, con l’attenzione che merita. Perché è proprio dal conflitto che nasce il dramma, e la sua rappresentazione è così convincente da evocare lo stato del paese, rigidamente diviso in due, ma con la possibilità di riconciliarsi.

La regia è fatta di particolari, si sofferma sui volti, ma anche sugli elementi della quotidianità: le ciabatte, il caffè, ecc. Ogni dettaglio non è affatto trascurabile.

La serie si trova su Netflix e da guardare rigorosamente in lingua originale con sottotitoli.

 


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