LA MAGIA DEL CINEMA. RECENSIONI E DINTORNI. “La città incantata” di Hayao Miyazaki compie 20 anni

11 Febbraio 20215min316
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Se pensiamo ai film d’animazione di Hayao Miyazaki, la prima parola che ci balza nella mente è proprio “incanto”. I luoghi immaginari che il regista e tutto lo Studio Ghibli riescono a creare, attraverso quelle storie e quei colori vividi, rimangono indelebili dentro tutte e tutti noi, lasciandoci incantate e incantati  a qualsiasi età. Basta lasciarsi trasportare e faremo un viaggio meraviglioso.

E’ proprio un viaggio quello che fa anche Chihiro, la protagonista de “La città incantata”, capolavoro d’animazione uscito nel 2001, che quest’anno compie 20 anni.

Il viaggio di Chihiro è una magica avventura nelle terme degli spiriti della strega Yubaba, ma è fondamentalmente un viaggio allegorico: un passaggio dall’infanzia all’età adulta, un cammino che la mette alla prova per affrontare le difficoltà della vita, che le pone la scelta tra materialismo e spiritualità.

Quando la famiglia scende dalla macchina, all’entrata del “parco a tema” nel quale resterà intrappolata, Chihiro è “piagnucolosa”, ma la sua intuizione in realtà è corretta. Segue i genitori, preoccupata dalle luci e dal cibo che appare senza che ci sia chi lo vende, e capisce che non dovrebbero trovarsi là. I genitori non la ascoltano. Comincia così quel processo di crescita che il regista costella di personaggi immaginari, creature che non rivelano mai la loro ambiguità e non sono né buoni né cattivi. Yubaba, la strega dalla testa e dal naso tre volte più grandi rispetto al corpo, ruba l’identità agli esseri umani che entrano nelle sue terme; Kamaji, lo spirito che lavora nelle caldaie, impartisce con sei braccia ordini alle palline di fuliggine (nuovamente co-protagoniste dopo il successo de Il mio vicino Totoro); tra gli abitanti più misteriosi della Città incantata c’è lo spirito Senza Volto che ingloba chiunque si imbatta nel suo cammino.

Miyazaki ha dichiarato di aver preso ispirazione dalla figlia di dieci anni di un suo amico, il produttore Seiji Okuda, che ogni anno passava l’estate con lui, ma i riferimenti alla sua vita e ai suoi ricordi sono molteplici. E ha fatto un film esplicitamente per un pubblico di bambini, riuscendo ad ammaliare però anche il mondo degli adulti.

“Qualunque sia il risultato di un film, me ne servo per crescere e migliorare”. Con queste parole Hayao Miyazaki commentava lo straordinario successo della Città incantata; il capolavoro che, sin dalla presentazione al Festival di Berlino 2002, riscrive la storia del cinema di genere. Conquistato l’Orso d’oro alla kermesse internazionale, il cult dello Studio Ghibli è il primo e unico Anime giapponese a vincere l’Oscar per il miglior film d’animazione.

Nel 2003 il regista non ritira l’ambita statuetta come protesta per la guerra in Iraq, ma nel 2015 riceve l’Oscar alla carriera dalle mani del collega e amico John Lasseter.

Vorremmo concludere con le parole fuoriuscite da un bambino di 10 anni dopo aver visto il film:

“E’ un film eccellente, che mentre lo guardi ti fa pensare al racconto di una ragazzina che ha avuto un sogno mezzo comico e mezzo horror. Questo, secondo me, rappresenta la volontà del regista di rappresentarsi quella ragazzina. Mi sembra una fabbrica incantata dove il regista pare stia raccontando la sua esperienza con similitudini strane: con mostri e creature magiche inesistenti, ma che potevano dare vita a disegni comprensibili nella testa di noi spettatori. Infatti a me ha resuscitato immagini poco specifiche ma intense, da pensare come animate, con facce sfumate ma in cui si potevano leggere i loro sentimenti.” Leonardo Ferrini, 10 anni

Non si poteva dire meglio di così…

Trovate “La città incantata” sulla piattaforma Netflix, ma anche tantissimi altri film di Hayao Miyazaki

Mila Baldi – Presidente Amici del Cabiria

Eleonora Dapinguente – Vicepresidente Amici del Cabiria

 


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