LA MAGIA DEL CINEMA. RECENSIONI E DINTORNI – “La ragazza d’autunno” il miglior film del 2020… per noi

31 Dicembre 20204min141
la-ragazza-dautunno-locandina-orizzontale

 

Abbiamo visto il film “La ragazza d’autunno” di Kantemir Balagov prima della pandemia, in un tardo pomeriggio al cinema Alfieri di Firenze.

Siamo uscite dal cinema in silenzio, con gli occhi densi di quei colori vividi, il verde, il giallo, il rosso, e dell’immagine delle due donne protagoniste: Iya (Viktoria Miroshnichenko) e Masha (Vasilisa Perelygina), tra l’altro attrici alla loro prima recitazione, ma che hanno reso straordinaria la loro interpretazione vincendo entrambe il premio come miglior attrice al Torino Film Festival 2019.

Il titolo originale russo è Dylda che significa “spilungona”, il soprannome (da noi tradotto con “giraffa”) che viene dato a Iya, per il suo fisico slanciato, il suo collo e la sua goffaggine.

Siamo a Leningrado nel 1945, alla fine della guerra, ma la città e le persone sono stremate e tutte le piccole storie all’interno del film ci raccontano di quali siano le terribili conseguenze di una guerra, quello che le persone e le loro vite si portano dietro nonostante la vittoria.

Iya, la ragazza altissima, biondissima e timida, lavora come infermiera nell’ospedale e soffre di una specie di attacco che la blocca per qualche minuto in seguito ad un trauma da stress. Il suono che accompagna questi suoi momenti di assenza accompagnerà anche noi per tutto il film e sarà l’evento centrale sotto tanti punti di vista. Lei si occupa del figlio di un’amica, Masha, la quale tornerà dal fronte e dovrà affrontare una tragedia.

Collaterali, ma non meno importanti, altri personaggi tra cui Sasha, un soldato rimasto paralizzato, il medico dell’ospedale che ha perso i suoi figli e si occupa segretamente di eutanasia, e tanti altri. Ci rendiamo poi conto della denutrizione subita al fronte che ha lasciato i corpi debilitati, della fila per lavarsi nei bagni pubblici, delle difficoltà nel procacciarsi cibo, della necessità di vivere in camere con condivisione degli altri spazi. Tutte e tutti si portano dietro un trauma, una conseguenza profonda della guerra, e la storia centrale delle due amiche ci accompagnerà nelle loro personalità così diverse e nella necessità di trovare vie di scampo, anche solo immaginate, per affrontare il dolore.

Il verde dei vestiti, dei muri, il rosso delle stanze, una fotografia splendida e una regia oseremmo dire perfetta, ci ha fatto amare questo film e sorprendere per questo giovanissimo regista russo (26 anni) che ha avuto una capacità matura e completa nel raccontare questa storia. Allievo di Sokurov, da vedere anche il suo film precedente “Tesnota”, uscito poco dopo “La ragazza d’autunno” per rendergli omaggio.

Lya e Masha rimarranno impresse sulla vostra pelle perché ne sentirete profondamente il dolore e il legame che, seppur controverso e in certi momenti distruttivo, sarà l’unico conforto e l’unica speranza per salvarsi.

Il film ha vinto al Certain Regard del Festival di Cannes il premio alla miglior regia ed è visibile sulla piattaforma Prime Video.

Mila Baldi – Presidente Amici del Cabiria

Eleonora Dapinguente – Vicepresidente Amici del Cabiria


Iscriviti alla Newsletter