LA MAGIA DEL CINEMA. RECENSIONI E DINTORNI – “L’uomo invisibile”

5 Novembre 20204min253
l uomo invisibile

In seguito alla recente nuova chiusura delle sale cinematografiche continuiamo la nostra rubrica cercando di darvi degli spunti sulla scelta dei film nelle varie piattaforme online, cosicché la possibile bulimia casalinga dell’audiovisivo possa risultare da una scelta accurata.

Stasera partiamo con un film uscito nel 2020 direttamente sulla piattaforma Amazon Prime Video: “L’uomo invisibile” di Leigh Whannell.

Ovviamente la trama è tratta dal famoso romanzo di fantascienza di H.G. Wells del 1881, soggetto poi utilizzato fin dai primi del Novecento per molte trasposizioni cinematografiche (partendo dal film di Joe May del 1940 fino ad arrivare alle versioni di Carpenter e Verhoeven).

La versione di Whannell, oltre ad essere originale per quanto riguarda il ribaltamento del protagonista (che non è più l’uomo invisibile ma la sua vittima), ci propone, attraverso il genere fantascientifico/thriller, uno sguardo prorompente e viscerale sul tema attualissimo della violenza psicologica di genere.

La storia racconta di Cecilia Kass (una Elisabeth Moss in stato di grazia… ma quando mai non lo è?) succube di una relazione violenta con Adrian (Oliver Jackson-Cohen), uomo ricco, manipolatore, patologicamente narcisista. Allo stremo la donna decide di fuggire e di far perdere completamente le sue tracce grazie all’aiuto di alcuni amici. Ad un tratto scopre che Adrian si è suicidato lasciandole una ingente somma di denaro con la clausola, però, che possa riceverlo solo se non verrà dichiarata mentalmente instabile. Ciò scatena in lei il sospetto che la morte di Adrian non sia reale, che lui abbia fatto tutto questo per tormentarla ancora, cominciando ad avvertire costantemente la sua presenza in casa come fosse diventato invisibile.

Il film ci tiene in una suspense continua, anche grazie alle inquadrature ossessive degli angoli vuoti della casa, che fanno percepire alle spettatrici e agli spettatori un continuo senso di persecuzione, una costante presenza minacciosa, lo stesso che prova la protagonista e che parallelamente provano tutte le donne vittime di un certo tipo di violenza psicologica. Abilmente il regista ci immerge nella stessa situazione della vittima, tant’è che non sappiamo più se sia vero ciò che afferma lei o se realmente sia diventata pazza.

Inoltre, questo bellissimo film, ci parla in qualche modo anche della tracciabilità nel mondo contemporaneo, dello “sguardo” continuo che ricerchiamo in questa epoca di social e di apparenza, qui trasformato in una sorveglianza quotidiana che comunque è violenta.

Lasciamo a voi scoprire come ha reso Whannell tutto questo e, soprattutto, il finale, che siamo sicure sarà, per tutte e tutti, catartico e liberatorio.

In attesa della riapertura delle sale… vi aspettiamo alla prossima recensione.

Di Mila Baldi, presidente Amici del Cabiria ed Eleonora Dapinguente, vicepresidente Amici del Cabiria.


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