L’AVVOCATO RISPONDE – Nella giungla delle concessioni cimiteriali: la manutenzione del sepolcro a chi spetta?

19 Novembre 202011min2409
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Sicuramente affrontare un tale argomento in un periodo come quello attuale potrebbe non essere ritenuto il massimo.

Tuttavia, nel corso degli anni, più volte ho ricevuto richieste di informazioni riguardanti le concessioni cimiteriali, a chi spetta la manutenzione, la successione nelle concessioni, etc.

Ho ritenuto dunque opportuno, nella giungla delle normative del settore, provare a chiarire alcuni concetti.

Così come nel condominio negli edifici vi sono parti ‘comuni’ fruibili da tutti e parti ‘private’ cioè fruibili solo da singoli condomini, altrettanto avviene nei cimiteri.

Il cimitero è da intendersi come struttura le cui funzioni sono rivolte alla popolazione ed ove le posizioni dei singoli non possono prevaricare su quelle della generalità.

Nel dettaglio esaminiamo le varie fattispecie.

In merito ai loculi comunali, essi vengono dati in concessione singolarmente per un periodo stabilito dal Comune in base alla disponibilità ed al Regolamento di Polizia Mortuaria. In particolare, nel Comune di Scandicci, la durata della Concessione viene fissata in base al Regolamento Comunale della Polizia Mortuaria e varia dai 99 anni per i sepolcreti e le tombe di famiglia, 60 anni per ossarini, nicchie e mensole, 40 anni per i loculi.

I loculi comunali possono essere assegnati anche a persone ancora in vita e dati in prestito ad un altro defunto nel caso vi sia la necessità per un periodo limitato.

Le tombe di famiglia invece possono essere di vario genere: possono essere chiesette (c.d. cappelle gentilizie) costruite dal privato su un terreno dato in concessione, chiesette costruite dal Comune e poi date in concessione ad una famiglia oppure possono essere tombe a terra contenenti più defunti.

Ma cosa sono le c.d. concessioni cimiteriali? Esse sono rappresentate da:

aree di terreno acquistabili da privati per la costruzione di tombe di cappelle gentilizie o tombe di famiglia a terra;

Costruzioni eseguite dal Comune di loculi e tombe dati in concessione al privato;

Da precisare che queste concessioni non possono essere assolutamente rivendute dal privato.

Orbene, le aree ove insistono i cimiteri sono di proprietà dei Comuni e non sono vendibili se non con la procedura c.d. di decadenza – ovvero quando la tomba è in stato di incuria o pericolante ed i responsabili sono irreperibili oppure non provvedono a sistemare la tomba entro il tempo stabilito dal Comune stesso -.

Sulle aree cimiteriali può essere data una concessione temporanea di uso di un loculo oppure una concessione di costruzione ad uso temporaneo di una tomba di famiglia o di una cappella gentilizia.

Laddove nel contratto di concessione sia previsto il subentro, il Comune dovrà aggiornare con puntualità il registro delle concessioni indicando gli attuali aventi titolo ed i loro familiari, senza cambiare il nome del concessionario dell’originario sepolcro.

Se, viceversa, non è previsto il subentro o voltura, la concessione cimiteriale ha comunque effetti nei confronti della famiglia del fondatore del sepolcro fino ad estinzione della stessa famiglia (sesto grado in linea retta e laterale di discendenza ove non previsto diversamente dal regolamento Comunale o sullo stesso atto di Concessione).

Inoltre la tomba come bene patrimoniale può essere trasmessa ai familiari consanguinei o, se consentito dal Regolamento di Polizia Mortuaria comunale, per eredità. Il diritto alla sepoltura è, invece, sempre per discendenza attraverso linea di sangue.

In ogni caso è opportuno distinguere l’aspetto patrimoniale dal diritto di farsi seppellire in una tomba di famiglia.

Infatti, l’aspetto patrimoniale (ovvero ‘a chi appartiene la tomba’) può essere oggetto di testamento o di altra disposizione ereditaria. Per contro, il diritto di sepoltura – salvo disposizioni contrarie del fondatore del sepolcro – spetta per il solo fatto di essere parente diretto (padre, madre, figlio, nonno), collaterale (fratello/ sorella, cugino – con un avo in comune..) o affine (suocero, cognato, nuora – senza avi in comune..) del fondatore stesso del sepolcro fino al sesto grado di parentela come espressamente previsto dal Codice Civile oppure fino al grado stabilito dal Regolamento della Polizia Mortuaria del Comune (nel Regolamento del Comune di Scandicci all’art. 52 per famiglia del concessionario si intendono ascendenti e discendenti in linea retta e collaterale ampliata agli affini fino al sesto grado).

Pertanto avranno diritto a farsi seppellire nella tomba del concessionario tutti gli interessati (ed i loro discendenti) come sopra citati fino al sesto grado indipendentemente dal fatto che, a livello patrimoniale, siano stati nominati o meno eredi.

E l’onere di mantenere la ‘tomba di famiglia’? Ebbene, tale dovere incombe sull’erede anche ove non fosse parente del fondatore: da ciò consegue che laddove il nominato erede non sia un parente del concessionario, potrà farsi seppellire nella tomba solo ed esclusivamente dopo l’estinzione dei discendenti aventi diritto. Il paradosso che ne deriva è il seguente: se l’erede, non parente del de cuius, intende accettare l’eredità, dovrà accollarsi le spese di manutenzione in forza del diritto patrimoniale ereditato pur non potendosi far seppellire nella tomba.

Laddove, infine, un soggetto eredita una tomba di famiglia pur non volendola, potrà avvalersi della c.d. procedura di ‘retrocessione’ da chiedere in Comune.

Si segnala inoltre che in alcuni contratti di concessione vengono specificati nomi e cognomi degli aventi diritto e chi non rientra in tale lista non potrà essere sepolto nella tomba.

Per quanto l’argomento non sia piacevole, più volte noi legali veniamo chiamati a dirimere controversie sul punto. Spero, con questo contributo, di essere riuscita a chiarire alcuni aspetti ancora poco chiari (in quanto ricchi, come sempre, di tanta burocrazia!).

Avv. Chiara Caciolli


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