Le due Castiglie: Avila e Oropesa

14 Luglio 20209min117
avila

Da Avila a Oropesa, nel cuore dell’occidente iberico, si trova la “via dei santi”, protetta da mura antiche, il cammino, oltre che una parentesi geografica, disegna un ideale percorso di fede che oltrepassa la frontiera tra le due Castiglie, seguendo una traccia perduta nei solenni spazi della natura.

Âvila si presenta così, occultando la sua bellezza fino agli ultimi metri, per concedersi in un abbraccio intimo solo a pochi passi dalle sue impressionanti mura. Splendida nella sua rinascimentale compostezza, a uno sguardo più attento la città svela tutte le sue utopie, concepite nell’intento di vivere in armonia con un ordine morale e non solo architettonico. I bastioni, anzitutto, rappresentano l’eredità romana e le origini celtiche, ma infine simboleggiano la presenza e l’esistenza stessa dell’uomo, in un contesto piatto e inospitale. Non sorprenda, al loro interno, la ricchezza e lo splendore dei palazzi che si ergono in prossimità delle nove porte cittadine: alla nobiltà castigliana era affidato l’onere e l’onore dell’accoglienza, ma soprattutto del controllo sui movimenti con l’esterno. Terra di canti e di santi, Avila dei cavalieri, frontiera dove convivono mori e giudei, abili artigiani e rudi pastori. Esplode il rinascimento e la bellezza trionfa in fiori di pietra ed altari dorati.

Il Cinquecento è sinonimo di abbondanza, di finissima pittura e argenteria, di residenze sontuose e monasteri imponenti. Alla vocazione mistica di questa terra, espressa dalla figura di santa Teresa, si sovrappone la durezza della controriforma che muove i suoi primi passi proprio ad Âvila per mano del famigerato Tomâs de Torquemada. I secoli che seguono offrono un destino modesto alla turrita erede dell’antica Abela, un destino comune a quello di tutte le province spagnole, trascurate e soffocate dal potere imperiale.

La concentrazione monumentale racchiusa ne perimetro cittadino di neppure 3 km, fa di Avila una città ideale per essere visitata a piedi. Ma chi è in grado di resistere alla tentazione di immergersi immediatamente nel centro storico, farebbe bene a dare prima uno sguardo d’insieme a questo gioiello urbanistico “scivolando” lungo il lienzo (letteralmente il lenzuolo) settentrionale delle mura ‘(il più mosso e scenografico), per risalire a destra, dopo il ponte, fino al celebre Mirador cuatro postes. Altra meta fuori dalle mura di fonda mentale importanza è quella del monastero di Santo Tomas, che si trova in direzione opposta rispetto al punto panoramico, nella immediata periferia a sudest. Costruito in poco più di una decade, tra il 1482 ed il 1493, questo enorme complesso (sede tra l’altro del museo di arte orientale), rappresenta una poderosa sintesi del momento storico nel quale vide la luce. I segni della nuova epoca (conquista di Granada, scoperta dell’America, etc.) si possono già scorgere nelle ricche decorazioni dei suoi chiostri, mentre la solennità dell’insieme è il preludio del prossimo imperialismo castigliano, Nell’attesa di varcare la soglia delle mura, non mancano altri motivi d’interesse.  Si può fare una bella passeggiata lungo il soleggiato paseo del rastro, o godere della vita cittadina seduti sulle panchine dell’ampia piazza Santa Teresa. Costeggiando poi l’animato lato orientale dei bastioni (che ingloba anche l’abside della cattedrale), nell’angolo settentrionale incontriamo un altro importante monumento che si presenta con il suo singolare ed elegante porticato: la basilica di San Vicente. Costruita a partire dall’XI secolo, la chiesa possiede un portale in purissimo stile romanico, ed all’interno ospita il bel cenotafio policromo dei martiri Vicente, Sabrina e Cristeta. Nel piccolo e denso centro storico, si trova il complesso monumentale della cattedrale, il più importante della città insieme al già citato monastero del Santo Tomas. Tra i tesori nascosti all’interno colpiscono il coro ligneo, la superba pala dorata dell’altare maggiore, i sepolcri in alabastro, e le opere d’oreficeria dell’annesso museo. Avila è una città rinascimentale racchiusa in un guscio di mura medievali. I segni distintivi dei suoi palazzi sono le facciate orizzontali di granito, nelle quali si aprono grandi portali che immettono in chiostri o cortili ricchi di fontane, archi e gallerie.

A pochi km si trova il paese di Navarreonda, porta d’ingresso al parco regionale della sierra de Gredos. L’area protetta della sierra de Gredos occupa una parte rilevante della cordigliera centrale, sistema montuoso compreso tra i bacini del Tago e del Duero, che con il picco dell’Almanzor supera i 2500 m. Il cuore del parco è costituito dal circo glaciale di Gredos, sul cui fondo si trova la splendida laguna grande circondata da una fitta corona di cime frastagliate (tra cui lo stesso Almanzor). La singolarità di questo habitat, che possiede caratteristiche assai diverse tra i due versanti (nord-sud), è dovuta alla presenza di ben 14 endemismi vegetali, oltre a 4 specie sub-endemiche di fauna.

Pellegrini muovono i loro passi verso i monti a meridione, sostano ad Arenas, seguono le tracce di chi aiutò la santa di Âvila nella riforma dell’ordine dei carmelitani (san Pedro de Alcantara), e così facendo assaporano la dolcezza della valle del Tietar, dell’umida e fertile pianura manchega; intravedono Oropesa.

La sosta è obbligata, come lo fu per il soldato Juan Ciudad Duarte (passato alla storia come san Giovanni di Dio), che dedicò la vita alla cura degli infermi. Oropesa, oltre la pianura, si presenta come un prodigio. Una visione medievale congelata nelle nostre retine: lo specchio di quelle che furono le proporzioni tra il potere e la gente. Ai fedeli non resta che una tappa, quella verso il santuario dedicato alla Vergine di Guadalupe, meta finale del loro percorso spirituale. Un percorso che può essere condiviso anche da chi vuol conoscere in “senso laico” queste terre, attraenti per il loro legame col passato, e oneste nella loro sfida al presente.

Il piccolo centro storico si estende ai piedi dell’imponente castello, che ad uno sguardo più attento si rivela composto da tre edifici: il Palacio condal, o Palacio nuevo, redidenza degli Alvarez de Toledo e oggi sede del Perador e di una nutrita colonia di falchi grillai, il Palacio viejo, o di Dona Elvira, che occupa la parte settentrionale del complesso, ed il castello medievale vero e proprio.

La Ruta Monumental si rivela breve, ma anche di estremo interesse. Difatti, se il castello sovrasta per importanza e dimensioni ogni altro edificio, non mancano altri complessi monumentali degni di nota. Prima fra tutti l’elegante chiesa parrocchiale di Nuestra Senora de la Asuncion, che della struttura originaria conserva il bel portale romanico, mentre l’impronta dominante è tipicamente rinascimentale.

Non mancano edifici di indubbio interesse, ma di dimensioni certamente più ridotte.come il Convento di Nuestra Senora del Recuerdo, la modesta casa natale di Don Alonso de Orozco, il palazzetto di Don Platon Paramo, sede del museo della ceramica, o l’ospedale di San Giovanni.

E che dire di Piazza del Navarro, lo sguardo cadrà facilmente sulle splendide ceramiche di Ruiz de Luna che decorano a facciata dell’antica biblioteca popolare, ma non trascurerà di posarsi almeno un momento sul simpatico orologio della città, che da anni ha dovuto arrendersi alle esigenze abitative di una bella famiglia di cicogne.


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