Liguria: Tramonti di Campiglia

13 Maggio 20207min309
tramonti di campiglia

Vigneti sospesi tra cielo e mare, olivi argentei, e macchia mediterranea coprono le pendici di Tramonti di Campiglia. Una terra verticale affascinante e fragile, battuta dal vento di libeccio e permeata di silenzio nei giorni di sole, quando le acque turchesi accolgono i rari bagnanti. Qui, secondo la leggenda, si fermo Menestèo, compagno di Ulisse.

In una tersa giornata di primavera dell’anno 1869, alle Otto del mattino, il viaggiatore svizzero François Trafford si trovava sulla cima della Castellana, un’altura posta sulla dorsale collinare, che separa il golfo della Spezia dal territorio di Tramonti, tra Portovenere e Riomaggiore.

Davanti alla immensa distesa del mare e al susseguirsi delle catene montuose a perdita d’occhio, Trafford è preso da una profonda emozione, che Io porta al di fuori del tempo e dello spazio dove gli sembra di “vedere” l’intero globo terrestre in tutti i suoi particolari fino a distinguere il polo nord e l’antartide. La convinzione di aver assistito ad un fenomeno eccezionale ma ripetibile lo induce non solo a pubblicare quanto gli era accaduto, ma anche a proporre la costruzione sulla Castellana di un osservatorio, dove altri avrebbero potuto provare la sua straordinaria esperienza.

Chi vive la terra di Tramonti, sospesa tra cielo e mare, è consapevole dell’impatto forte che essa può avere su chi vi giunge da terre lontane. Così gli sembra del tutto credibile non solo l’allucinazione geografica vissuta dal Trafford, ma anche la leggenda che vuole che su questi lidi sia approdato l’eroe omerico Menestèo.

Effettivamente ancora oggi l’apparizione sull’ orizzonte della Corsica, della Capraia, della Gorgona e talvolta dell’Elba e della costa francese, desta una intensa emozione, specie nell’ora del tramonto quando il rosso carminio e il giallo oro del cielo e del mare circondano la forma nera delle terre emerse. Queste sensazioni, rese ancora più acute dal timore reverenziale per i fenomeni naturali, avranno certamente provato gli uomini che in antichità abitarono queste zone.

Nell’età del bronzo questi uomini avrebbero così innalzato, quale segnale e rito propiziatorio rivolto verso le apparizioni magiche delle isole fluttuanti sull’acqua, un grosso masso rozzamente sbozzato a forma di piramide, sul percorso di un’antichissima via di crinale. Il “menhir di Tramonti” si trova ancora oggi, sormontato da una croce, in un’ampia radura tra pini, lecci e castagni.

Poco lontano, sul sentiero di mezza costa (la famosa Provinciale che collegava Portovenere con Levanto), una sorgente scaturisce abbondante dalla roccia. In età napoleonica venne convogliata in una grossa cisterna, che, ancora ben conservata, si alza maestosa tra lecci secolari. Lasciata questa rara oasi di frescura, le belle mulattiere che qui si incrociano portano ai terrazzamenti assolati di Monasteroli e Schiara da un lato e di Campiglia, Persico e Navone dall’altro, dove i bassi vigneti producono il famoso vino rinforzato (sciacchetrà). In basso le spiagge di lisci ciottoli tondeggianti attiravano con i loro fondali turchesi i coltivatori che faticavano sotto la calura. Gli abitanti di queste terre amavano (e amano) il loro mare, momento di ristoro nelle acque cristalline, ma anche di raccolta di mitili e frutti di mare, che permettevano ogni tanto di chiudere la giornata con un pasto delizioso. Se gli uomini si dedicavano alla pesca, le donne che scendevano nella spiaggia del Persico si recavano ad una sorgente nella scogliera verso Albana, che tutt’ora fuoriesce a livello del mare, dove lavavano i loro poveri panni, che poi stendevano sulle rocce al sole, mentre i figli correvano gioiosi a tuffarsi tra i flutti.

Solo questa consuetudine a un duro lavoro da parte di tutti ha consentito la creazione e il mantenimento del paesaggio artificiale delle piane terrazzate, talmente inserito armonicamente nella natura da far dimenticare che in origine le leccete coprivano gran parte delle pendici che dalla collina scendevano al mare, per lasciare posto in basso all’arida macchia mediterranea.

Percorrendo gli itinerari tracciati sulla costa di Tramonti, quindi, si entra in contatto con i lecceti o la macchia mediterranea, residuo di quel paesaggio primitivo profondamente modificato dall’uomo, e nel contempo si possono osservare ancora terrazzamenti perfettamente coltivati, accanto ad altri in via di abbandono.

È come attraversare secoli di storia in un breve tratto di cammino, una storia non fatta di guerre e conquiste, ma di lavoro silenzioso e costante, di fatica di tutti i giorni, che hanno plasmato con caratteristiche uniche e irripetibili la terra di Tramonti.

 

Curiosità:

Il mulino a vento: Lungo il tracciato del sentiero di crinale che collega Portovenere con le Cinque Terre, non lontano dalla chiesa di Santa Caterina di Campiglia, si incontra una possente costruzione circolare in pietra caratterizzata da una scalea esterna che avvolgendosi a semicerchio porta al piano superiore. Ritenuto da qualcuno un torrione di avvistamento, simile a quelli che la repubblica di Genova aveva alzato sulle coste della Corsica, si tratta in realtà di un edificio adibito ad accogliere le attrezzature (pale, macchinari, ecc.) di un mulino a vento. La scarsità di fiumi e torrenti di una certa portata ha spinto precocemente gli abitanti di questa zona della Liguria a trovare forze motrici alternative. Già nel medioevo e precisamente nel 1175 è citato un ‘mulino de vento” nelle pergamene del monastero di San Venerio del Tino (un’isoletta posta difronte a Portovenere). A Portovenere sotto alla fortezza ancora oggi permangono i resti di due mulini a vento, ed anche alla Spezia e a Maralunga (presso Lerici) ne sappiamo l’esistenza da vecchie riproduzioni o da carte settecentesche. Il mulino di Campiglia per la tipologia architettonica è stato datato al XVII secolo, e seppure il regime dei venti poco costanti non sia dei più favorevoli, pare abbia funzionato fino alla seconda metà dell’Ottocento. Nel 2005, poco prima che subisse un crollo irreversibile, è stato restaurato per iniziativa della Associazione Campiglia e del Parco Nazionale delle Cinque Terre.


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