Londra Regale

24 Maggio 202012min334
londra

Un salto nell’abbazia benedettina di Westminster, uno dei più grandiosi monumenti gotici del Regno Unito, è un ottimo prologo al tour elisabettiano. Ottimo e doveroso, in quanto è qui che hanno luogo sia i matrimoni reali che le incoronazioni (sotto le sue navate sono stati incoronati 38 sovrani e ne sono sepolti 21). Recentemente a ricordarcelo ci hanno pensato alcune scene de Il discorso del re, il film di Tom Hopper, con l’attore Colin Firth che interpreta in balbuziente “re per caso” Giorgio VI, padre dell’attuale regina.

Usciti dall’abbazia dopo aver percorso Victoria Street, un piccolo tratto di Caxton Street e aver imboccato Buckingham Gate, si arriva a Buckingham Palace, Buck House per gli inglesi, dove non può che iniziare il vero e proprio tour sulle orme della regina. Nelle immediate adiacenze dell’immobile “ideologicamente” più lontano, ossia il Parlamento di Westminster, Buckingham Palace è uno dei pochi palazzi reali al mondo ancora pienamente in uso. Qui vive la regina, ci sono gli uffici della Corona e vengono ricevuti gli ospiti di Stato. Per essere precisi bisogna evidenziare che sua maestà ha sempre considerato il castello di Windsor, a ovest di Londra, la propria casa. Non a caso vi trascorre molti weekend, lo utilizza per incontri sia privati che di stato e, recentemente, confermando una vocazione verde, ha fatto installare nel Tamigi un impianto che rifornirà di energia pulita l’intero castello (oltre a 300 case del circondario). È un dato di fatto però che, una volta incontrata, Elisabetta si è trasferita a Buckingham Palace, e questa è diventata la sua residenza ufficiale. Sino a qualche anno fa l’unica speranza di visitare alcune delle 775 stanze del palazzo coincideva con l’improbabile inserimento nella lista dei selezionatissimi invitati di uno dei party organizzati dalla regina. Dal 1993, approfittando del trasferimento della coppia reale in una delle loro residenze estive, i severi portoni di Buck House, si aprono ai comuni mortali per poco più di due mesi all’anno (da metà luglio a fine settembre) per consentir loro la visita delle 19 State Rooms (sale di stato). Impreziosite da dipinti di Poussin e Canaletto, e da sculture del Canova, sontuosamente arredate da squisite porcellane di Sèvres e da splendidi mobili inglesi e francesi, sono il cuore operativo del palazzo reale.

Se si capita a Londra negli altri dieci mesi dell’anno bisogna “accontentarsi” della Queen’s Gallery e delle Royal Mews (scuderie). Quest’ultime ospitano la flotta di automobili della famiglia coronata, ovvero i mezzi di locomozione utilizzati per le incoronazioni, le visite di stato, i matrimoni reali e tutti gli impegni ufficiali. Ma accolgono anche i cavalli utilizzati per le funzioni cerimoniali della regina: i leggendari Cleveland Bays, l’unica razza britannica di cavalli da carrozza, e i massicci Windsor Greys, i cavalli che, fedeli alla tradizione, trainano la carrozza di Elisabetta.  La Queen’s Gallery è uno spazio permanente dedicato alla sterminata collezione di oggetti d’arte e tesori custoditi dalla regina a nome della nazione. Capolavori di Michelangelo e Raffaello, Rubens e Rembrandt, ma anche incredibili monili, rare fotografie, preziosi disegni e scritti autografi…

Da non perdere la mostra dei gioielli di proprietà dei monarchi inglesi degli ultimi 200 anni. Pezzo forte è la collana dell’incoronazione, composta da 25 brillanti con al centro un diamante pendente di 22.48 carati. E poi gli orecchini creati per la regina Vittoria e successivamente indossati dalla regina Alessandra, dalla regina Maria, dalla regina Elisabetta per le loro rispettive incoronazioni. La collana Sud Africa, offerta alla poi principessa Elisabetta per il suo ventunesimo compleanno nel 1947. La spilla con il più pregiato tra i diamanti rosa trovati in Tanzania nel 1947 dal geologo canadese Dr. Williamnson, che offrì la pietra non taqliata alla principessa Elisabetta per il suo matrimonio. Nella mostra si può scoprire che esistono persino gioielli legati a “handicap regali”. È il caso della corona realizzata da R & S Garrard nel 1870, indossata negli ultimi 30 anni della sua vita dalla regina Vittoria. Nonostante l’appellativo di “altezza reale” la regina della Rivoluzione Industriale aveva una statura minuscola, e le dimensioni modeste di questa corona (9 cm x 10 cm) l’aiutavano a superare i suoi imbarazzi.

Nessun dubbio Invece sul percorso per raggiungere la tappa successiva di questo tour regale: St. James’s Palace, la più antica delle residenze reali. Raggiunta la grande fontana di Buckingham, si entra nei Queen Victoria Memorial Gardens e si imbocca il Mall. Ben prima della metà del grande viale teatro delle sfilate reali, sulla sinistra, si staglia quella che per 300 anni fu la dimora dei sovrani inglesi. Costruito in pietra e mattoni, conserva ancora parte delle architetture Tudor, ma dopo un incendio nel XIX secolo vennero ricostruite, le ali est e sud. Oggi St. James’s Palace è la residenza delle principesse Anna e Alexandra ed è la cornice degli eventi legati alle attività benefiche dei membri della famiglia reale. L’accesso ai comuni mortali è interdetto, fatta eccezione per la Chapel Royal, aperta però solo per le funzioni religiose.

Leggermente più accessibile la casa di Carlo d’Inghilterra e di Camilla (prima abitavano anche loro a St James’s Palace). Trattasi di Clarence House, un edificio bianco in stile classicista posto nell’angolo sudoccidentale di St. James’s Palace. È una reggia quasi frugale, discreta e riservata. Non a caso è qui che vissero, prima del matrimonio, William e Kate. Nel 2002, con la morte della regina madre che vi aveva abitato per quasi mezzo secolo, il principe di Galles divenne il nuovo inquilino e iniziò una serie di lavori per sistemare il palazzo secondo i suoi gusti. A pagare il conto, 4.6 milioni di sterline, ci hanno pensato le casse dello Stato. Di tasca propria Carlo ha messo 1.6 milioni di sterline per ridecorare degli interni. Suo anche il disegno del giardino, che nel settembre 2010, con uno slancio populista, ha aperto al pubblico per ben dodici giorni. Anche il palazzo si apre ai sudditi della corona: avviene in estate, quando Carlo e Camilla vanno in ferie in Scozia, e sono visitabili una decina di stanze del primo piano. Il principe di Galles abita nei piani superiori, dove ha maggiormente Iasciato la sua impronta: i mobili e le opere d’arte sono quelli che arredavano la sua vecchia dimora in St. James’s Palace. Quelle aperte al pubblico sono stanze dove si respira ancora la storia del palazzo. Come la Dining Room, dove per anni la regina madre distribuiva i regali di Natale. Fotografie, ritratti di famiglia, libri, spartiti musicali, porcellane e argenti, tutto riconduce alle vite e alle intimità vissute tra le pareti di queste stanze. Tornati in strada vale la pena di immergersi nel St. James’s Park, il più antico dei parchi reali londinesi, sino a raggiungere il laghetto meta preferita nell’orario del pranzo sia dagli impiegati statali di Whitehall che dalle anitre selvatiche. L’ideale è precederli di un’oretta, in modo da farsi trovare verso le 11 nelle adiacenze dell’Horse Guard Parade, sul lato di Whitehall. Per raggiungerlo bisogna raggiungere l’estremità del St. James’s Park, sul lato contrapposto a Buckingham Palace. È qui che tutti giorni alle 11 precise (la domenica alle 10) si può assistere al cambio della guardia a cavallo della Queens Life Guard: una cerimonia che vede come protagonisti un drappello di dodici o più guardie a cavallo, entrambi (guardie e cavalli) agghindati, in pompa magna.

Una mostra importante da non perdere, è allestita alla Torre di Londra, nella più bella fortezza medievale d’Inghilterra, al secondo piano della White Tower, un’esposizione che racconta come la Tower of London nel corso dei secoli, avendo offerto un asilo sicuro a numerose cariche, vitali per il mantenimento della monarchia, sia diventata il centro di potere più importante d’Inghilterra. Basta ricordare che nel corso dei secoli è stata utilizzata come palazzo reale, fortezza, polveriera, sede della zecca, prigione per detenuti di famiglie nobili e persino come luogo per le esecuzioni capitali. Visitata la mostra potete dedicarvi a fotografare le decine di turisti che immortalano con i loro telefonini i Beefeaters, i guardiani della Torre di Londra. Le uniformi d’ordinanza blu delle guardie, il cui salario includeva una razione di carne di manzo ( beef in inglese), che portano in bella evidenza le iniziali della sovrana, versus le celebri divise rosso fuoco, sovrastate dai colbacchi in pelo d’orso.

Curiosità:

La regina Elisabetta II è una delle figure pubbliche più note al mondo, e allo stesso tempo una delle più gelose della propria sfera privata. Impossibile incontrarla di persona, anche se tracce della sua vita si trovano dappertutto. Come la targa sul muro dell’edificio che un tempo era il 17 di Bruton Street, Mayfair, che ci ricorda che è qui che, con il titolo di Principessa Elisabetta di York, nacque Sua Maestà. Sul lato opposto della strada, rispetto alla targa, c’è l’atelier di Norman Hartnell, il suo couturier, ideatore dell’abito per l’incoronazione del 1953. Poco lontano c’è il 145 di Piccadilly, dove la regina trascorse la prima parte della sua infanzia, e con una breve corsa in bus si raggiunge l’ex Hyde Park Hotel – ora Mandarin Oriental – dove in compagnia della principessa Margaret prendeva lezioni di danza. Per vederla, almeno con il binocolo, bisogna battere gli eventi ippici, di cui è una grande appassionata. Il derby di giugno, anche perché vedrà in gara Carlton House, lo yearling di sua proprietà, dovrebbe vedere la regina sugli spalti. Buone probabilità anche al Royal Ascot, sempre in giugno, dove ogni giorno, per tutti e cinque i giorni della gara, presso i Golden Gates alle 14, si riunisce tutta (o quasi) la famiglia reale. Ed è proprio la regina a premiare di persona i vincitori nella Parade Ring.

 


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