Mercati nel mondo: Africa Prima Parte

13 Aprile 202013min323
taroudant

EGITTO – CAIRO: Khan el Kalili

Quando: tutti i giorni, poco movimento il venerdì

Uno dei maggiori luoghi d’interesse turistico della capitale egiziana, nel cuore della città vecchia, il Khan el Khalili vanta origini antiche, fu costruito un caravanserraglio nel 1382, ed è un teatro a cielo aperto di merci e persone. La zona dei souvenir per turisti è il trionfo del kitsch e offre dalla miniatura del sarcofago di Tutankhamon in resina agli scarabei di ogni grandezza, materiale e colore: visto che sono pura paccottiglia, contrattare e pagateli solo pochi euro. La zona più interessante, comunque, è quella dove vanno a fare la spesa i cairoti: scarpe economiche, frutta, verdura, pane, gelati, bibite, in gran parte venduti da commercianti ambulanti armati di caratterini. Alle spalle di questi, lungo la via principale e le traverse, numerosi negozi specializzati in tappeti, gioielli, spezie, profumi. Prezzi decenti, ma è d’obbligo la contrattazione. La parte di punta, sia per i locali che per i turisti, la fanno i maqha o qahwa, i caffè in cui si consumano ettolitri di thè alla menta e si fumano ciminiere di tabacco dai grandi narghilè, qui noti con il nome di shishs. Il Khan el Kalili si visita non tanto per comprare chissà che, ma semmai per osservare gli altri che fanno la spesa, tra una boccata di fumo e una sorsata di thè. D’obbligo una sosta ai Fishawi, chiamato anche Caffè degli Specchi, perché alle sue pareti ne sono appesi di tutte le forme.

MAROCCO – MARRAKECH: Suq e Djemaa el Fna

Quando: tutti i giorni

Piazza-città, cuore pulsante di Marrakech, Djemaa el Fna (Assemblea dei Morti, in arabo) è il grande spiazzo-palcoscenico dove tutto sembra accadere, dall’alba al tramonto. Fino agli anni novanta era un bailamme di genti, mezzi di trasporto e merci, mentre oggi è pedonale, trafficata al più da qualche carretto turistico a cavallo e da adolescenti in scooter. Di giorno vede un gran viavai di persone assetate che acquistano agli appositi banchetti aranciate spremute all’istante. Inoltre: frutta secca, incantatori di serpenti, tatuatrici d’hennè, venditori di acqua. Di sera tutto assume tinte ancora più medievali. Nella medina le lampade sprigionano luci magiche, nella piazza va in onda il grande spettacolo. Tra le mille bancarelle avvolte dal fumo dei barbecue si consumano i piatti di carne (molto montone). Per godere di tutto dall’alto, nulla di meglio dei ristorantini con terrazze panoramiche che circondano la piazza. Il mercato vero, il suq, è alle sue spalle, in un dedalo matto di vicoli all’interno della medina. Qui troverete pentole di terracotta di tutte le dimensioni per cucinare le tajine, bella bigiotteria d’argento, lampade da mille e una notte, hennè in polvere, bottiglie d’olio d’argan, dolci arabi ricchi di calorie, piatti di ceramica e, addirittura, camaleonti vivi n gabbia. Attenzione ai borseggiatori e ai muli, che trasportano merci senza troppo rispettare le precedenze.

MAROCCO – ESSAOUIRA

Quando: tutti i giorni, meno movimento il venerdì

I primi a scoprirla furono gli hippy. Poi arrivarono gli artisti, quindi il turismo. Non sappiamo se Frank Zappa e Jimi Hendrix, durane i loro soggiorni a Essaouira, amassero dedicarsi allo shopping. Ma certamente sono ben pochi i visitatori che rinunciano all’acquisto di qualche oggetto in legno intarsiato: la lavorazione della tuia (un albero affine al cipresso) è, infatti, la specialità dell’artigianato locale. Gli intarsi in cedro, ebano e madreperla sono un valore aggiunto, che rende ogni pezzo un’opera mirabile. Se fatto a regola d’arte, naturalmente. In caso contrario il vostro prezioso cofanetto in radica, scelto tra mille, rischia di andare in pezzi con straordinaria rapidità. Per non parlare delle cornici, dei tavolini da thè e dei mobiletti a cassetti, graziosi, ma di durata effimera. La tuia è un legno oleoso e tende a rifiutare l’incollatura, questo è il problema. Quindi, a scanso di equivoci, controllate che i giunti siano a incastro, assicuratevi della precisione degli inserti, guardate che non ci sia troppo stucco tra le diverse tessere. Anche lo spessore dell’impiallacciatura è importante: più spessa è, meglio è. Piuttosto, se non siete convinti, evitate gli assemblaggi a favore degli oggetti ricavati dal piano: scatole tonde, candelieri, sottobicchieri, tagliacarte, sfere e figure scolpite non dovrebbero presentare sorprese. Usate il tatto e soprattutto l’olfatto: se il profumo è troppo intenso vuol dire che il legno è poco stagionato, destinato a fessurarsi in breve tempo. Soprattutto, come regola generale, badate più alla qualità che ai prezzi, peraltro estremamente variabili. Osando azzardare, una cornice da tavolo dovrebbe costare 15 euro circa, ma per una piccola scatoletta porta gioie ne possono bastare dai cinque ai sette. Quanto agli scrigni, scordatevi di trovare qualcosa di decente sotto i 30 €. Contrattare, manco a dirlo, è obbligatorio.

MAROCCO – TAROUDANT: Mercato Berbero

Quando: tutti i giorni, meno movimento il venerdì

Tra le vette innevate dell’Alto Atlante e le aride catene montuose che introducono al Sahara sorge Taroudant, con le sue mura color ocra e uno dei più interessanti mercati del Marocco meridionale. Il posto ideale per dedicarsi alla ricerca di gioielli berberi. La maggioranza sono imitazioni, fatti il giorno prima, ma alcuni sono autentici: pezzi unici in argento puro, di squisita fattura. Il problema è riconoscere il buono dal falso, cosa non facile, I gioielli antichi sono ormai rari e costano cari: da due a tre euro al grammo, secondo la qualità. Quindi, siccome un bracciale può pesare facilmente 80-100 grammi/ si fa in fretta a fare cifra. Per evitare fregature, la prima cosa da fare è controllare, con l’aiuto di un lentino, se il pezzo che vi interessa è bollato (di solito vi è impressa una minuscola testa di muflone). Se è così, il gioco è fatto. Ma non illudetevi. I gioielli certificati sono pochi, in quanto apporre un marchio ufficiale significava per il gioielliere dover pagare le tasse. Allora come capire se l’oggetto che vi interessa è davvero in argento? Uno dei trucchi è farlo cadere su una superficie rigida, pietra o marmo che sia: il suono, limpido e tintinnante, rivela con buona approssimazione la nobiltà del metallo. Inoltre, l’argento ha una lucentezza unica e reagisce all’usura in modo particolare. Un bracciale o un anello indossati a lungo si riconoscono al volo. Non fate caso invece alla presenza di tessere in vetro colorato: da sempre i Berberi lo preferiscono alle pietre dure, quasi assenti nei gioielli più antichi. Per il resto esaminate con cura la qualità delle decorazioni e il colore degli eventuali smalti (deve essere smorto). Poi, se l’esame vi soddisfa almeno al 50 per cento, lanciatevi nell’acquisto.

MALI – MOPTI: Marchè des Souvenirs

Quando: tutti i giorni, meglio nelle ore centrali della giornata

Situata alla confluenza tra il Niger e il Bani, Mopti è il porto fluviale più trafficato del Mali. A Mopti si compra e si vende di tutto, dalle derrate alimentari alle maschere tribali “autentiche”, più o meno come in tutti i grandi mercati africani, direte voi. Certo, ma con qualcosa in più. Mopti è il più grande emporio all’aria aperta di perle di vetro. Prodotte a Venezia, in Boemia e in Olanda, oppure in Medio Oriente e India ed esportate in Africa occidentale fin dal Medioevo. Mentre vagate tra i banchetti del Marchè des Souvenirs, non lontano dalle sponde del fiume, guardatevi bene attorno: tra la paccottiglia di plastica e le collanine made in China, potreste trovare dei piccoli tesori e fare ottimi affari, sempre che abbiate voglia di contrattare. Per esempio una collana di perle a lume veneziane, decorate con esili puntini colorati (inizi ottocento) costa circa 50 euro; un filo di minuscole perle degli Alisei color verde e azzurro (lndia, XV secolo) si può comprare con 20 euro; per le rarissime perle ad occhio, fabbricate in Egitto intorno al 1200, dovrete invece rassegnarvi a sborsare dai 200 euro in su, se siete fortunati. Con le famose Millefiori di Venezia (primi del Novecento, dai 40 euro a salire, secondo la grandezza) fate attenzione: se non hanno un visibile nucleo centrale nero sono imitazioni. Per le perle “a rosetta” contate gli strati: le più antiche, prodotte nel XVI secolo e di un bel blu cupo, devono averne almeno sette (si vendono una ad una, a partire dai 15 euro al pezzo). La varietà di forme, tipi e colori è praticamente infinita: non è facile stabilire regole fisse riguardo qualità e prezzi. Non badate a quanto vi chiedono. Piuttosto controllate se le perle sono intere (e non incollate), se hanno una buona patina senza essere troppo consumate dall’uso. Poi proponete un quarto della cifra e tenete duro. Per il resto, sappiate che sul mercato di Mopti la possibilità di essere bidonati è piuttosto bassa, ma non inesistente.

ETIOPIA: Dimeka

Quando: Martedì e Sabato, nelle ore centrali della giornata

Dimeka è un villaggio sperduto nei vasti territori che circondano la bassa valle del fiume Omo, nell’Etiopia meridionale. Non ci sarebbe motivo di andarci, se non fosse per l’affollatissimo mercato, frequentato dalle popolazioni hamar e banna, parenti tra loro, ma differenti nell’abbigliamento e nei costumi. Uno spettacolo di per sè, ma anche l’occasione giusta per trovare una quantità inverosimile di manufatti tribali. Tutti autentici, non ci si può sbagliare neppure a volerlo. I prezzi sono più che contenuti, fatto che non vi esimerà da furibonde contrattazioni sotto il sole cocente. Ma ne vale la pena, poiché con soli 10 euro si può acquistare una magnifica clava istoriata in legno pregiato e dotata di una visibile patina d’uso prolungato. Oppure un bel poggiatesta in legno intagliato (ce ne sono di vari modelli), che all’occorrenza può essere usato come sgabello. Ancora meno costano le zucche decorate a fuoco e munite di coperchio, dal design moderno. Più dura sarà convincere le signore a cedervi qualcuno dei loro bracciali in ferro forgiato o addirittura il prezioso bingere, un pesante monile da collo caratterizzato dal lungo becco a punta, che identifica la donna sposata. Bellissime sono le bandoliere di perline in vetro colorato, i pendenti, le collane. Le stilizzazioni di mucche in terracotta nera, fatte dai bambini e usate come giocattoli, hanno spesso una dignità artistica del tutto originale: in questo caso potete anche lasciar perdere di discutere il prezzo, dato che si tratta di centesimi di euro. Insomma, stanziando una cifra ragionevole (pari a una cena per due in un ristorante italiano medio) è possibile raccogliere in poche ora una vera e propria collezione etnografica. Oggetti che tra pochi anni forse scompariranno: teneteli da conto.


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