Perle d’Egitto

3 Agosto 202014min482
Egitto

HATSHEPSUT: UN FARAONE DONNA CHE HA RESO ETERNO IL SUO NOME.

Era a capo di un Egitto ricco e potente ereditato dal grande Thutmosi I, suo padre, che amò profondamente e che prese sempre ad esempio. Dotata di una spiccata intelligenza e capacità politica, Hatshepsut era una donna di rara bellezza con una personalità volitiva e carica di energia unita al fascino che esprimeva la sua intensa femminilità. Inizialmente reggente di un giovanissimo Thutmosi III, designato alla successione al trono, Hatshepsut decise di diventare faraone. Assunse caratteristiche maschili per affermare il suo potere, ma si fece rappresentare, alle volte, con attributi femminili per sottolineare un concetto di dualità necessario per enfatizzare le sue origini divine tanto care agli antichi egizi. Legittimò il suo potere, affermando che fu il suo amato padre a sceglierla come regina ma, in un ricco ciclo iconografico posto sulle pareti del suo famoso tempio funerario, venne indicata come figlia del dio Amon, che la consacrava come regnante. Il Paese si inchinò a lei! Indossò entrambe le corone dell’Alto e del Basso Egitto e diresse gli affari di Stato in modo pacifico durante i ventidue anni del suo governo. L’intensa attività architettonica del faraone Hatshepsut, si evidenzia con la presenza di centinaia di edifici, di statue ed obelischi presenti in tutto il Paese. Il suo capolavoro fu la costruzione del suo tempio funerario a Deir el-Bahari, situato in un luogo sacro alla dea Hator, sulla riva occidentale del Nilo e dedicato alla divinità solare Amon-Ra, Nel tempio sono presenti due cappelle per onorare Hator e Anubi, due divinità importanti per la vita ultraterrena della regina. Addossato alla parete verticale rocciosa che ne enfatizza l’eternità, il tempio presenta un’architettura di grande impatto emotivo, la cui visione onora la memoria di una donna, che, come suo padre, seppe ascoltare la voce del suo popolo e il cui regno è stato un inno alla bellezza e all’immortalità.

ASSUAN – DOVE IL NILO CREA LA VITA!

Assuan è una destinazione straordinaria situata nella Valle del Nilo, in prossimità della prima cateratta, che segna l’antica frontiera meridionale dell’Egitto, luogo strategico in antichità per le campagne militari contro la Nubia. Ad Assuan il fiume Nilo diventa protagonista e si ha la netta percezione che le sue acque infondano vita dovunque il terreno ne venga a contatto. Scorre lentamente circondato da grandi massi di granito e isolette lussureggianti ricoperte da palme e piante tropicali in netto contrasto con il resto del territorio, considerato tra i più aridi del Paese. Le sue cave di granito hanno fornito preziosa materia prima per le innumerevoli sculture e obelischi che gli antichi egizi hanno saputo sapientemente creare e che ora sono visibili nell’intero Paese e conservati nei musei di tutto il pianeta. È una destinazione di assoluto relax dove si riesce ad entrare in sintonia con il dolce movimento del Nilo soprattutto se vi concederete una navigazione a bordo delle feluche, piccole imbarcazioni a vela, che vi proietteranno nella vita che un tempo scorreva lenta lungo le rive del fiume. Da Assuan si possono raggiungere il tempio di Philae, il Mausoleo dell’Agha Khan e ammirare l’isola Elefantina che conserva importanti resti archeologici. Inoltre, costituisce il punto di partenza perfetto per le crociere sul fiume. E poi la vicina diga un’opera imponente che ha cambiato il volto di un territorio arido dando vita al Lago Nasser, rendendo coltivabili numerose aree del Paese e garantendo una notevole fornitura di energia idroelettrica. Visitare il suq di Assuan è un’esperienza da non perdere! È ricco di specialità orientali come spezie, incensi e profumi, papiri, tessuti in cotone, pelli, souvenir e oggetti artigianali in metallo e in ebano. Avrete l’opportunità di entrare in contatto con la comunità nubiana che vi esercita tante piccole attività.

 

MITI E SPIRITUALITA’ DEGLI ANTICHI EGIZI

Nell’epoca faraonica, gli Egizi attribuivamo molta importanza alla vita ultraterrena, convinti di avere la possibilità di godere di una lunga vita in paradiso.

Statua del Ka del sovrano Auibra-Hor: Secondo la loro mitologia, l’essere umano era composto da quattro elementi principali:

il Ghet , il corpo, che preservavano attraverso l’imbalsamazione;
il Ba , l’anima, rappresentata da un uccello dalla testa umana;
il Ren , il nome, pronunciare il nome di una persona, anche se defunta, significava continuare a farla vivere;
il Ka , il doppio spirituale, la proiezione dell’essere umano, l’elemento spirituale immortale che continua a vivere dopo la morte.

Statua del Ka di Tutankhamon a guardia della sua camera funeraria

Il Ka conferisce energia vitale all’individuo sia durante la sua vita terrena
che dopo la sua morte.

“Qual era il simbolo geroglifico che veniva usato?”

“Il simbolo raffigura due braccia umane alzate verso l’alto e le interpretazioni sono molteplici” – continua Fadl – “All’interno della tomba il Ka veniva raffigurato con una statua con il simbolo posto sul capo, che oltre a conferire energia al defunto, lo proteggeva dagli spiriti maligni e dai tombaroli che instancabilmente avevano la mummia come obiettivo primario. Per alimentare l’energia e garantirne la sopravvivenza, al Ka del defunto venivano presentate numerose offerte”. “Il Ka, dopo la morte, si univa ad Osiride, Dio e giudice supremo del Regno dei Morti, e quindi il Ka era il punto di contatto tra il defunto e il mondo dell’aldilà” – ci spiega Mohamed.

Gli elementi sono legati uno all’altro!

E’ difficile scinderli, ad esempio il Ba, l’elemento completamente spirituale, era indipendente dal corpo del defunto, ma esisteva soltanto quando il Ka si era unito al corpo mummificato. Viene spesso raffigurato mentre vola al di fuori della tomba, ma ritorna sempre durante le tenebre.

Anche il Ren, il nome, lega l’identità di un individuo al suo destino e garantisce continuità al suo Ka nella vita dopo la morte”

Il concetto di rinascita che avviene ogni volta che si pronuncia il nome di un defunto per continuare a farlo esistere! Favorire la sua identificazione attraverso il Ren consente di non annullare il suo ricordo e di non privarlo della possibilità che il suo Ka lo identifichi per farlo sopravvivere nella vita ultraterrena.

Gli antichi Egizi ci hanno lasciato in eredità un patrimonio archeologico-storico il cui perno è la vita ultraterrena, intorno alla quale hanno elaborato raffinatissime mitologie e importanti testimonianze rese immortali attraverso i magnifici templi, le necropoli, gli innumerevoli testi in geroglifico e la ricca rappresentazione iconografica.

 

ABU SIMBEL: DALLA STORIA ALLA LEGGENDA!

E’ veramente sorprendente assistere al miraggio…. piccole rocce scure a forma di piramide, sparse qua e là nel panorama sabbioso, sembrano sospese sopra un’immaginaria distesa di acqua che si congiunge all’orizzonte!

L’aspettativa per il sito di Abu Simbel è grande, ma l’emozione supera ogni previsione!

Davanti l’intenso colore blu delle acque del lago Nasser contrasta con l’arancione delle rocce che si accendono con gli ultimi raggi prima che il sole raggiunga l’aldilà, l’ambita destinazione ultraterrena degli antichi Egizi. E poi… i due templi si presentano davanti agli occhi in tutta la loro bellezza! Percorrendo l’ingresso situato al centro della facciata del tempio principale tra le maestose rappresentazioni di Ramses II , si accede direttamente al santuario, scortati lateralmente dalle statue del faraone raffigurato con i tratti di Osiride, dio e giudice supremo nel Regno dei Morti.  Si viene investiti da una forte energia quando ci si trova al cospetto delle quattro divinità: Ramses II divinizzato, Amon-Ra, il dio del sole e padre degli dei, Ra Hor Akhti, il dio Horus-falco con il disco solare e Ptah, il dio delle tenebre. E’ qui, che due volte all’anno, attualmente il 22 febbraio e il 22 ottobre, giorni del compleanno e dell’incoronazione di Ramses II, accade lo straordinario! All’alba, il primo raggio di sole, che si leva dalle acque, originariamente del Nilo, illumina il volto della statua di Ramses II conferendo energia vitale al più grande faraone di tutti i tempi e, successivamente, la luce raggiunge anche le statue delle due divinità ai suoi lati, lasciando nell’oscurità Ptah, il dio delle tenebre. Due date ricche di significato in cui il santuario è perfettamente allineato con il sole. Gli antichi Egizi, ancora una volta, ci danno prova di essere stati dei raffinati astronomi in grado di creare un legame tra la scienza e le tradizioni tante care ai loro regnanti.

“Se qualcuno vuole sapere quanto grande io sia, superi qualcuna delle mie imprese”

Così fece scrivere Ramses II, che celebrò sé stesso attraverso la costruzione di numerosi templi sparsi in tutto il suo vasto Regno. I più importanti sono sicuramente quelli di Abu Simbel che meglio incarnano la grandezza e la potenza del regnante. Completati nel 1265 a.C. e scavati all’interno di una montagna, i due templi commemorano le gesta del sovrano e l’amore tra il faraone e la sua amata, la regina Nefertari, la sua sposa preferita, che amò intensamente e che rispettò al punto da rappresentarla alla sua stessa altezza e deificarla ancora in vita. Il tempio è dedicato alla dea Hathor, dea dell’amore e della maternità.

Per far fronte alla terribile siccità del Paese, nel 1960 il presidente egiziano Nasser iniziò la costruzione della grande Diga di Assuan da cui derivò la formazione di un imponente lago artificiale. Il progetto diede nuova vitalità all’economia del Paese ampliando i terreni coltivabili e incrementando la produzione di energia elettrica. L’innalzamento del livello delle acque rese necessario il trasferimento di numerosi siti archeologici destinati a scomparire, tra cui i templi di Abu Simbel. Con l’aiuto di 113 Paesi e dell’’UNESCO, che inviarono uomini e finanziamenti, i templi furono tagliati in blocchi, numerati e rimontati 180 m più in alto e 60 m più indietro rispetto al punto precedente e inseriti in una cupola che ricrea la stessa montagnetta originaria. Fu rispettato l’orientamento del tempio di Ramses II per permettere l’allineamento del santuario con il sole, posticipando soltanto di un giorno le due date in cui il primo raggio dell’alba penetra nel tempio, quando il faraone divinizzato si unisce simbolicamente alle altre due divinità.

 

Scolpiti nella roccia, i due templi di Abu Simbel sono consegnati all’eternità rendendo immortale un grande uomo entrato nella leggenda ancora in vita!


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