PSICOLOGIA QUOTIDIANA – Aiuto, c’è il vuoto!

2 Novembre 20217min145
Il vuoto (Post di Facebook)

“Vuoto” è un’espressione comune che indica assenza, mancanza di qualcosa ed è anche una metafora per descrivere sentimenti e sensazioni associati a vissuti emotivi di malessere e ad una visione negativa di se stessi e della propria vita.

“ Vuoto” è:

  • solitudine:“tutto quello che ho è il mio lavoro”, “ho un disperato desiderio di contatto umano ma non c’è nessuno con cui poter parlare, nessuno con cui poter condividere”,

anche in presenza della mia famiglia mi sento solo/a”, “ci deve essere qualcosa in me e in quello che faccio che tiene le persone lontano da me”, “passerò il resto del mio futuro da solo/a”, “se avessi il coraggio di affrontare la mia solitudine non sarei solo/a”…;

  • annullamento: sento di aver perso qualcosa”, “non mi aspetto niente”, “non sono nessuno”, “sto male e mi sembra di andare sempre più a fondo”, “non mi sento più in contatto con me stesso/a”, “mi sembra di impazzire” “non sento niente, sono paralizzato/a” “non servo a nessuno”…;
  • confusione: “sento di non avere più certezze”, “non ho risposte e non prendo più decisioni sulla mia vita”, “tutto mi sembra imprevedibile”, “il desiderio di poter avere delle sicurezze mi crea ancora più preoccupazioni e indecisioni che mi fanno rimanere imprigionato/a nella mia solitudine”…;
  • disperazione e impotenza: “non mi interessa più niente”, “che senso ha avere delle aspettative tanto quello che desidero non accadrà mai”, “qual è il senso della vita?”, “non funziona niente e sarà sempre così”, “ho lottato a lungo ma ciò che ho perso è più di quello che ho guadagnato”, “come posso andare avanti così?, come posso sopravvivere”..;
  • esclusione: “Non appartengo a nessun posto né sento di far davvero parte di qualcosa”,

“non ho molto in comune con chi mi sta vicino”, “mi sento inutile, nessuno ha bisogno di   me”,..;

  • tristezza: “mi viene sempre voglia di piangere”, “sono profondamente deluso/a da me stesso/a e dalla vita”, “rimpiango il mio passato e non faccio che pensare ai miei vecchi amici”…;
  • trascuratezza: “ho il forte desiderio di assere accudito/a e vorrei smettere di essere io a prendermi cura degli altri, vorrei che qualcuno tenesse a me per quello che sono non per quello che faccio”, “non sono speciale né importante per nessuno”…;
  • vergogna: “mi sento in imbarazzo e mi vergogno di alcuni aspetti di me; “mi sento confuso/a, in colpa e sto male con me stesso/a”…;
  • fallimento: “non faccio altro che fallire, non raggiungo mai le mie aspettative e fra me e gli altri c’è un divario”, “non arriverò mai da nessuna parte”,“ho un terrificante senso di inadeguatezza”…;
  • apatia: “non ho interesse né entusiasmo per niente”, “sono annoiato/a e mi sento come se stessi morendo”, “non riesco a concentrarmi”, “ho la sensazione di star invecchiando e che mi sia rimasto poco tempo”, “mi sento sempre stanco/a”, “a volte mi capita di pensare al suicidio e a persone ormai morte”, “il senso di perdita pervade la mia vita”…
  • angoscia: “mi sento inibito/a e a disagio”, “sento sempre un dolore dentro che non riesco ad allontanare e questo non fa che aumentare il mio senso di vuoto e la solitudine”, “non mi fido di nessuno”…

A chiunque in un dato momento della vita può essere capitato di definire il proprio “sentire” con la parola vuoto, tanto che con il passare del tempo il termine stesso si è arricchito di nuove connotazioni e di nuove implicazioni cui conseguenza è stata, ed è, l’emergenza di interrogativi quali: “cosa mi manca?”, “come posso riempire questo vuoto che sento?”, “cosa ho perso e dove?” Qualunque sia la sua natura, stare nel vuoto è qualcosa di molto complesso e di non facile portata proprio per la sensazione di confusione, disagio, incertezza e dolore che può generare, tanto che spesso può capitare a chi si trova in questa posizione, di cercare delle soluzioni, delle alternative, sperando così di liberarsene, secondo l’assunto “meno tempo ho a disposizione, meno posso pensare a come mi sento”! Cominciare a lavorare più del necessario o riversare tutte le proprie energie sulla famiglia dimenticandosi di se stesso/a, cercare distrazioni nei libri o nei film, nel gioco, nel bere o nel cibo, rientrano fra le strategie più comunemente messe in atto per ingannare il vuoto, o forse sarebbe meglio dire per ingannare se stessi! Qual è però il rischio di questo processo?

Di questa corsa alla ricerca di soluzioni riempitive e sostitutive? Quello di non affrontarlo mai davvero il “vuoto”, di non capire cosa effettivamente stia rappresentando e come mai si stia manifestando proprio ora. Ecco allora che forse varrebbe la pena prendere in considerazione un ulteriore possibilità, ossia: decidere di smettere di scappare e scegliere di chiedere aiuto. Perché?

Per darsi l’opportunità di comprendere che il malessere a volte è la chiave per rivalutare ma soprattutto per rivalutarsi e costruirsi nuove verità così da permettersi una nuova vita.

E tu, che rapporto hai col vuoto?

 

Dott.ssa Lena Vuono, psicologa e psicoterapeuta – PsicologiaFirenze.it

Fonte:

Fai clic per accedere a On_Emptiness_and_Closeness_I.pdf


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