PSICOLOGIA QUOTIDIANA – Le “nuove dipendenze”: come proteggere i nostri figli da quella da internet?

14 Giugno 20215min233
New addiction. Come proteggere i nostri figli dalla dipendenza da internet o (1)

Il rapido sviluppo di internet a partire dagli anni ’90 ha comportato una trasformazione radicale nella società  e nei comportamenti delle persone. Con l’arrivo della tecnologia abbiamo assistito non solo all’utilizzo positivo e proficuo delle potenzialità in essa insite ma anche all’inaspettata comparsa di problematiche correlate all’uso eccessivo della rete e ad un legame morboso con essa, fino ad arrivare alle  nuove dipendenze (“new addiction”, in inglese).

Che cosa si intende per dipendenza e new addiction?

Dipendere, dal latino de-péndere, vuol dire essere appeso, attaccato a qualcosa o qualcuno. In inglese addiction significa dedizione, schiavitù, alcuni dizionari lo traducono come “essere schiavi di un vizio”.

Di per se la dipendenza non ha una connotazione negativa, si tratta piuttosto di una condizione naturale, fondamentale per il cucciolo di uomo  per raggiungere l’autonomia e la maturità. Oltre alla “dipendenza sana” o “dipendenza funzionale” esiste però anche la dipendenza definita “patologica”. Si tratta di una dipendenza disfunzionale che occupa gran parte del tempo e delle attenzioni di un individuo allontanandolo dalla vita relazionale, affettiva e lavorativa.

Di solito quando parliamo di dipendenza patologica il nostro pensiero va a tutte quelle forme di dipendenza che implicano l’utilizzo di una sostanza psicoattiva, ci viene in mente quindi la dipendenza da oppioidi, da cannabis, da alcol, da psicofarmaci ecc.  Difficilmente il pensiero va invece a quelle forme di dipendenza definite “dipendenze comportamentali”, come ad esempio la dipendenza da gioco d’azzardo, da shopping compulsivo, da lavoro, da esercizio fisico e dall’uso della tecnologia. Sono dipendenze senza sostanze, insidiose, difficili da smascherare perché hanno alla base della dipendenza comportamenti socialmente accettati. Il tutto è poi aggravato  dal fatto che sono dipendenze legali, che non richiedono di ricorrere allo spacciatore di turno, oltre che essere alla facile portata della maggior parte delle persone.

Le nuove forme di dipendenza inoltre rischiano purtroppo di colpire trasversalmente tutti noi, ci troviamo di fronte ad un fenomeno che coinvolge persone adulte, adolescenti ma anche bambini se gli adulti di riferimento non prestano attenzione alla sovraesposizione ai social e alla rete in generale. Pensiamo ad esempio alla dipendenza da videogiochi o al vamping e cioè alla tendenza, da parte dei ragazzini, di sacrificare ore di sonno per rimanere connessi al buio della loro cameretta.

Oramai da tempo, gli studi hanno dimostrato  come i meccanismi e i sintomi  della dipendenza possono verificarsi anche in assenza di una sostanza psicoattiva. La spiegazione di questo risiede nei meccanismi coinvolti nel cervello. Esiste un gruppo di neuroni responsabili delle emozioni positive che vengono messi in azione per effetto del neurotrasmettitore dopamina quando inaspettatamente accade qualcosa di positivo. Mentre queste cellule si attivano, inviano endorfine al lobo frontale, generando così una sensazione soggettiva piacevole. E’ oramai noto che tutte le sostanze che creano dipendenza attivano questo meccanismo e questa parte di cervello, che da alcuni autori è stata definita come “nucleo di dipendenza” (Spitezer M., 2012).

Come possiamo prevenire e proteggere soprattutto i più piccoli dall’uso eccessivo di internet?

Pensare di escludere l’uso della tecnologia dal vivere quotidiano è pressoché impossibile. Il grande segreto risiede quindi nell’integrazione e nell’adozione di alcuni accorgimenti fondamentali. Vediamo insieme quali posso essere.

  • Stabiliamo dei tempi di utilizzo dei dispositivi che siano congrui all’età dei bambini/ragazzi. Se i tempi non vengono rispettati il genitore è autorizzato a spegnere il dispositivo;
  • Creiamo device free zone e cioè delle aree della nostra casa dove i dispositivi non possono entrare come ad esempio camera da letto e sala da pranzo;
  • Strutturiamo device free time, concordiamo cioè dei momenti della giornata dove tutti ci si astiene dall’utilizzo della tecnologia;
  • Infine organizziamo dei digital detox e cioè esperienze interessanti all’aria aperta, adatte per fascia d’età, da vivere senza portare il cellulare. Vedrete che dopo qualche protesta iniziale il risultato potrà essere sorprendente.

 

Di Tiziana Barchiesi, psicologa e psicoterapeuta PsicologiaFirenze.it

 

 

 


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