SCANDICCI SECONDO ME… – Il Fagiolone (non) va avanti da sé

19 Ottobre 20206min463
Casello Firenze Scandicci

 

Nella notte fra venerdì 10 e sabato 11 marzo 2006 venne aperto il nuovo casello autostradale “Firenze Scandicci”, che andò a sostituire lo storico svincolo, impropriamente denominato “Firenze Signa”.

La nuova ubicazione dell’entrata (ed uscita) sull’A1 venne collocata a circa 500 metri dal precedente, dando vita anche a questo particolare paradosso: il “vecchio” casello “Firenze Signa” si trovava, nonostante l’indicazione riportata, sul territorio del comune di… Scandicci (precisamente nella zona del “Piscetto” a Casellina), mentre la nuova uscita, “Firenze Scandicci”, si trova interamente nel comune di… Firenze (per i “puristi”, più specificatamente nella zona compresa fra “Pontignale” e “Il Ferale”). Male di poco, visto che, seguendo una logica ispirata al contrappasso dantesco, per quarant’anni la maggioranza degli automobilisti che uscivano dal “vecchio” casello pensavano di essere sul territorio di Signa, snobbando completamente la realtà scandiccese in continua ascesa.

Ciò di cui gli abitanti di Scandicci avrebbero fatto volentieri a meno, però, erano, anzi, sono sicuramente i problemi connessi sia all’entrata che all’uscita del nuovo casello, visto che il famoso “Fagiolone”, ossia l’ampia rotatoria attorno ad uno spazio verde ben gestito situato in zona “Cassicciole” in prossimità dell’attuale stazione, è diventato, nel corso degli anni, una vera e propria sciagura sociale, passando, in pratica da manna a… mannaia. Il perché è risaputo: quando metti a disposizione un’unica uscita da questa “mega-rotonda”, con una corsia larga pochi metri, per immetterti su strade che portano contemporaneamente agli imbocchi sia della FI.PI.LI., che del casello autostradale (passando forzatamente, comunque, attraverso un tratto della FI.PI.LI. stessa) il risultato non può essere altro che ingorghi disumani in alcune ore della giornata, al punto da fare invidia anche al Grande Raccordo Anulare. Come se non bastasse, poi, l’uscita dalla FI.PI.LI. che si immette nel nuovo casello per chi proviene da Lastra a Signa, è la stessa destinata al traffico che arriva dal “Fagiolone”! Va anche ricordato, come se non bastasse, che l’uscita del nuovo casello in direzione Scandicci e/o FI.PI.LI. (direzione ovest) non sia certo delle più agevoli, anzi… un vero e proprio caos disorganizzato nell’arco delle 24 ore, dato che, anche in questo caso, è stata messa a disposizione una “mini” corsia d’accesso alla superstrada stessa senza, ovviamente, il diritto di precedenza sulla stessa.

La domanda, come diceva Antonio Lubrano, nasce inevitabilmente spontanea: perché, con tutto il tempo a disposizione per studiare i flussi e le possibili soluzioni migliori da adottare in vista dello spostamento del casello autostradale, ci siamo ridotti a vivere la peggiore delle situazioni possibili, con danni notevoli agli automobilisti, alla vivibilità degli abitanti del luogo e alla salubrità dell’aria stessa?

In quel periodo (dal 1999, per la precisione) ricoprivo il ruolo di presidente del quartiere di Casellina e solo di “striscio” (vista la competenza territoriale) l’istituzione circoscrizionale riuscì a (non) incidere sulle decisioni prese in merito dagli organi competenti.

Già, ma chi furono gli “organi competenti”? Da vecchi appunti ricordo che la Provincia di Firenze, intesa come istituzione (all’epoca presieduta da Matteo Renzi), aveva la gestione della FI.PI.LI. e proprio in quei giorni che anticiparono l’inaugurazione del nuovo svincolo si raccomandò di fare attenzione alla segnaletica orizzontale e verticale sulla strada di grande circolazione stessa per evitare incertezze negli automobilisti, col rischio di provocare code ed intasamenti. Appunto, quello che poi, purtroppo, si è avverato con problemi inenarrabili, anche per chi percorre la “superstrada” verso Firenze nel tratto compreso fra la Ginestra Fiorentina e l’entrata dell’autostrada stessa.

Evidentemente qualcosa andò storto, oppure, situazione più probabile, qualcuno non aveva valutato attentamente e responsabilmente l’insieme dell’impatto che avrebbe avuto il nuovo casello sulla circolazione dei veicoli nel raggio circostante, un raggio abbastanza ampio che può arrivare a sfiorare anche il chilometro.

Adesso, dopo quasi 15 anni, l’impegno nel cercare di porre fine a questo assurdo sacrificio, a cui sono sottoposti giornalmente automobilisti e abitanti del luogo, è passato anche nelle mani della nuova giunta regionale, presieduta dal neo governatore Eugenio Giani, la quale, attraverso l’indispensabile interazione con gli esponenti della “Città Metropolitana” (cioè l’istituzione che ha sostituito, in pratica, il consiglio provinciale fiorentino) dovrà valutare, ahimè anche in tempi rapidi vista la situazione, la soluzione più fattibile ed idonea per riportare il tutto ad una condizione accettabile e sostenibile, tale anche da rivalutare fortemente tutto il territorio circostante. A questo “giro”, però, è fortemente vietato fallire.
Ad maiora!

di Roberto Vinciguerra


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