SCIENZE DELLA TERRA – Nebriimimus wardi, una razza vissuta 4 milioni di anni fa

13 Marzo 20215min88
La stragrande maggioranza dei pesci che abitano oggi i mari e gli oceani del mondo appartiene al gruppo degli osteitti, che condividono con quasi tutti gli altri vertebrati l’avere uno scheletro interno osseo.
In raffronto alle circa 30.000 specie viventi di pesci ossei note ad oggi, i condroitti (ossia quei pesci dotati di uno scheletro composto principalmente da cartilagine) costituiscono una sparuta minoranza di circa 1000 specie viventi. A questo gruppo sono riferite tutte le specie di squali e di razze come pure le enigmatiche chimere. Sono circa ottanta le specie di pesci cartilaginei che abitano oggi il Mar Mediterraneo, e tra esse si contano anche alcune razze endemiche (ossia esclusive di questo bacino).
In virtù del suo scarso grado di mineralizzazione, lo scheletro degli squali e delle razze ha bassissime opportunità di conservarsi allo stato fossile. Fortunatamente, però, molti pesci cartilaginei rimpiazzano in continuazione i propri denti, e il fosfato di calcio che li compone è tra i materiali più resistenti in natura. Questi caratteri rendono la fossilizzazione dei denti dei condroitti relativamente frequente (seppure comunque improbabile).
Tra le regioni del globo in cui il ritrovamento di denti fossili di squali e razze è più frequente spicca il preappennino toscano. Buona parte delle colline toscane è infatti costituita da sabbie e argille depositatesi su antichi fondali marini nel corso dell’epoca che i geologi chiamano Pliocene, iniziata ca. 5 milioni di anni fa e terminata ca. 2.5 milioni di anni fa, quando il livello del mare era superiore all’attuale e parte del territorio italiano era ricoperto da un caldo mare abitato da animali dalle affinità tropicali. I fossili di squali e razze del Pliocene toscano sono noti da circa tre secoli e sono stati oggetto di molti studi scientifici.
Da oggi, alla cospicua fauna a razze del Pliocene toscano si aggiunge un nuovo componente. Lo studio di rarissimi denti fossili ritrovati in depositi pliocenici affioranti presso Campagnatico (Provincia di Grosseto) e Certaldo (Provincia di Firenze) ha portato infatti alla descrizione di un nuovo genere e di una nuova specie di razza – Nebriimimus wardi – che popolava i mari della Toscana intorno a 4 milioni di anni fa.
Questi denti sono caratterizzati da una peculiare morfologia dentellata che permette di distinguerli da tutte le altre razze viventi ed estinte ad oggi note, ricordando invece la dentizione dell’attuale squalo nutrice. I denti multicuspidati di Nebriimimus wardi potrebbero aver rappresentato un adattamento utile per lacerare prede dal corpo relativamente molle e dalle dimensioni abbastanza consistenti. Nebriimimus wardi è attualmente noto esclusivamente da depositi pliocenici del Mar Mediterraneo; è dunque possibile che la sua origine risalga alla stessa fase di diversificazione delle razze che ha portato all’origine delle razze endemiche del Mediterraneo di oggi.
Questa scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale PalZ (Paläontologische Zeitschrift), è il frutto della collaborazione tra i paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa (Alberto Collareta e Marco Merella), il Museo Geopaleontologico GAMPS di Scandicci (Simone Casati ed Andrea di Cencio) e l’istituto di ricerca belga Elasmobranch Research Belgium (Frederik Mollen). I denti fossili di Nebriimimus wardi sono attualmente conservati presso il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa e il Museo Geopaleontologico GAMPS, dove sono esposti accanto ad una grande raccolta di squali fossili che popolavano il Mar Mediterraneo nel passato.

https://www.youtube.com/watch?v=BR_Ip3u5jBU

 


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