Spagna: Asturie

30 Giugno 20207min230
asturie

Incastrate sul lato settentrionale della Penisola Iberica, tra Galizia, Cantabria e Atlantico, le Asturie si presentano come luoghi d’incontro di resine e muschi con la fresca salsedine atlantica, connubio che genera virtù inebrianti al punto di collocarle al riparo dai luoghi comuni del semplice viaggio e dall’etichetta di una banale esperienza.

Per cominciare riflettete sul nome Asturie, rigorosamente al plurale, come quello di poche altre comunità spagnole (leggi Baleari e Canarie), indice inequivocabile di radici storiche profonde e ramificate. E poi scopritele queste radici, che risalgono alla Reconquista propiziata dagli antichi monarchi asturiani, i quali a partire dal mitico Pelayo (con la battaglia di Covadonga nel 722) impedirono il totale e irreversibile assoggettamento della Penisola Iberica al dominio musulmano.

Formandosi questo nucleo di disperata resistenza al regno di al Andalus (tra l’VIII e il IX secolo) si rifondarono le città, a cominciare dal piccolo castrum romano di Ovetum, la cui rinascita fu voluta da Alfonso Il il Casto, lo stesso sovrano che presto certificherà I’autenticità del ritrovamento delle spoglie mortali dell’apostolo Giacomo. La felice intuizione di Alfonso si trasforma in un impulso decisivo per il riscatto cristiano, e l’acerba Ovetu risorge come città di transito, commerciale e spirituale.

Qui inizia tutta la tradizione giacobea, e in questa veste la città può ben dirsi l’inventrice del Primitivo Cammino verso il Finisterre iberico. Oviedo, che oggi si presenta come un salotto colto ed elegante, non ha dimenticato, e rende omaggio al re che ha fatto la sua storia con una statua che lo ritrae all’esterno della bellissima cattedrale. Luogo prezioso questo, all’interno del quale si trova la statua policroma del Santo Salvatore e dentro la Camàra Santa un tesoro di fede, oro e pietre preziose, nel quale brillano il celebre Sudario di Cristo e la Cruz de la Victoria, emblema di tutta la regione. Un antico detto popolare ancora oggi testimonia il grande attaccamento degli asturiani alla statua che porta il volto del Cristo: “Chi va a Santiago e non al Salvatore, visita il servo e non il Signore”. Le Asturie, culla della più antica monarchia del mondo, entrano nella storia ma non cercano di dominarla o cavalcarla.

In viaggio nelle Asturie si intuisce presto che i tratti di pianura sono pochi in ogni direzione e che le vere montagne rimangono in agguato a poca distanza, nascoste. Il cammino, lungo le strade dell’interno è tutto da scoprire, come un percorso dell’anima attraversato da ruscelli, ponti, boschi e vallate, naturalmente verdissime. Il paesaggio, pur essendo sempre diverso, presenta tratti ricorrenti e presenze inconfondibili, come quelle degli horreos e dei teitos, solide tracce di pietra che rappresentano il rifugio per i beni materiali più preziosi di ogni comunità: i cereali e gli animali. E poi ci sono gli alberi di mele, radicati sin dai tempi dei Romani, che godevano già della loro sidra (la pomaria), il nettare capace di sostituire riti, piaceri e cultura del vino, ma soprattutto di cementare un’identità sociale esclusiva piccola nazione.

Curiosità

Il mondo della Sidra: La Sidra Naturale Asturiana, prodotta dal frutto principe del panorama regionale, la mela, non è semplicemente una fresca e simpatica bevanda da consumare in alternativa al vino, ma “rientra perfettamente in una pianificazione (a lungo termine e tutta spagnola) di sanità mentale: è l’essenza del piacere, della leggerezza e della compagnia.”

ll suo consumo rappresenta un vero e proprio rito sociale che testimonia dell’unità del popolo asturiano. I dati sulla produzione sono importanti (ogni anno se ne producono almeno 47 milioni di litri), come le caratteristiche organolettiche e la sua leggerezza rispetto ai ben più blasonati vini (la sidra raggiunge appena i 50), ma quello che più conta è il rituale nel quale si consuma, quel clima di “folixa”, come lo definiscono gli stessi asturiani, termine che potremmo tradurre liberamente con l’espressione “stare bene in compagnia”.

Tutto comincia in autunno (contemporaneamente alla vendemmia) e tutto finisce col finire dell’estate. La sidra vive un anno e si consuma nell’ “espicha”, il rito sociale nel quale il cameriere/sacerdote ne libera le molecole più aromatiche ampliando al massimo delle sue possibilità il tragitto aereo tra il liquido della bottiglia, che solleverà in posizione zenitale sulla propria testa, e il fondo del bicchiere, che sosterrà in basso nell’altra mano.

La sidra non si versa, si ‘fescancia”, e non lo si può fare autonomamente, si deve attendere che lo stesso cameriere/sacerdote lo faccia per tutti. Poi, però, si deve bere rapidamente per non perdere i profumi più segreti liberali dalla caduta e lasciare un “culete” (un dito di bevanda) per l’amico accanto. Inutile dire che intorno alla sidra si è creata una gastronomia ricchissima che forma un tutt’uno con l’identità nazionale.

Questa fantastica bevanda, che con la sua acidità incide anno dopo anno solchi profondi sulle mani dei camareros, si prepara ancora con il mosto fermentato dall’assemblaggio di differenti varietà di mele (la D.O.P ne ammette 22, ma le sole Asturie ne vantano più di 500 varietà), che apportano l’equilibrio esatto di dolce, acido e amaro. Il mosto fermenta e permane in apposite botti (toneles) circa cinque mesi di essere imbottigliato e commercializzalo, per poi deliziare il palato di molti affezionati estimatori, ma solo localmente.


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