Svizzera: Binntal

10 Luglio 20207min175
binntal

All’estremità orientale del Canton Vallese, il corso superiore del fiume Rodano segna la profonda valle di Goms. I suoi verdi versanti a contatto col confine italiano ospitano il Parco paesaggistico della valle di Binn: un luogo magico, dove regna un’armonia perfetta tra gli insediamenti umani e uno straordinario contesto naturale.

Il fresco respiro della piazza di Ernen, in cui si riflette la punta rocciosa del Finsteraarhorn; i casolari disseminati tra i pascoli di Grengiols, minuscole case di bambole su un immenso tappeto da biliardo ondulato; l’atmosfera da regno delle fate di Binn e il tempo sospeso di Imfeld, dove la magia è di casa. Un mondo, che altrove sembra essersi smarrito, che qui, nel Binntal, sembra resistere da mille anni e per mille anni ancora. Il Rodano ha trovato la sua strada scavando una trincea nel dolce fondovalle di Goms, poco a monte della città di Briga.

Il fiume va da est a ovest e i versanti della valle nascondono due meravigliosi tesori: il ghiacciaio dell’Aletsch, a nord, celebre in tutto il mondo e la valle di Binn, o Binntal, a sud, sconosciuta ai più. Il Binntal è un barattolo pieno di grilli, dal cui coperchio saltano fuori foreste di larice inondate di luce, gole segrete e spaventose, laghi di cristallo e un’intera sinfonia di colori. Un regno piccolo e intatto, una giostra di montagna con tre spicchi: i paesi di Binn, Ernen, Grengiols, con le loro frazioni al cui centro scorre un fiume, il Binna, affluente del Rodano. Siamo nel Canton Vallese un tempo abitato dai Walser, genti alemanne, che per motivi non ancora ben chiariti si spostarono gradualmente, a partire dal XIII secolo, verso l’Italia e la valle del Reno, lasciando dietro di sé uno straordinario patrimonio culturale fatto di tecniche di allevamento e coltivazione, di metodi costruttivi che, impiegando il legno e la pietra, consentivano di erigere splendide case d’abitazione, robuste come fortezze, e ingegnosi edifici collettivi, che ancor oggi improntano di sé la vita di montagna in questa regione.

L’ambiente alpino della valle di Binn è ancora intatto e presenta eccezionali ricchezze sul piano della biodiversità, della varietà dei paesaggi, della ricchezza floristica, faunistica e, soprattutto mineralogica. Dei circa 300 minerali conosciuti in Svizzera, quasi 200 si trovano anche nella Valle di Binn e 16 di essi si trovano solo qui. Laghi alpini e paesaggi palustri d’alta quota si trovano nelle vicinanze del passo dell’Arbola.

Presso Ausserbinn, frazione di Ernen, il corso inferiore del Binna scorre nell’imponente gola della Twingi fino alla confluenza nel Rodano; sulle sue pareti verticali fiorisce la rarissima violacciocca vallesana e nidifica la rondine montana, mentre nei fossati vive la lumaca rossastra del genere Succinea.

Nei campi di segale sopra Grengiols, nella seconda metà di maggio fiorisce il tulipano di Grengiols, una specie selvatica che non si trova in nessun’ altra parte del mondo. In effetti, la parte più interna della valle è sotto tutela naturalistica dal 1964.

Sotto l’aspetto culturale va, inoltre, ricordato che i tre centri di Binn, Ernen e Grengiols si sono venuti a trovare fin dall’epoca preromana e per molti secoli su un importante asse viario, che scavalca la cresta alpina italosvizzera al valico dell’Arbola. Il passo conduce nel vicino Piemonte, e precisamente nel cuore del Parco Alpe Veglia e Alpe Devero, e la cosiddetta Via dell’Arbola, conosciuta già dai Celti, fu utilizzata e migliorata dai Romani, prima di diventare una delle principali via commerciali transalpine fino al tardo Medioevo.

La Via dell’Arbola, in perfetto stato di manutenzione, è praticata ancor oggi dagli escursionisti, che possono usufruire, inoltre, di una curatissima rete di sentieri e mulattiere in grado di fare la felicità di camminatori e pedalatori. In una parola un patrimonio culturale e naturale di rara bellezza, destinato a essere tutelato grazie alla creazione del parco, ma già oggi conservato con grande cura e passione. Non resta che riempire lo zaino avventurarsi su antichi e nuovi sentieri.

Curiosità:

Aletsch, il grande ghiacciaio: Al termine della salita in funivia al Moosfltlh, Gl Bettmerhorn o all’Eggishorn (rispettivamente da Grengiois e Fiesch, tutte sulla nazionale 19), quella che compare Gi vostri piedi è, letteralmente, più straordinarie visioni delle Alpi: l’immenso fiume di ghiaccio dell’Aletsch, il più esteso ghiacciaio coltre bianca di oltre 120 chilometri quadrati di superficie. Ha origine dal bacino glaciale posto alla base della famosa “triade” dell’Oberland bernese — Jungfrau, Mônch, Eiger —, da cui riceve le ampie colate che confluiscono Konkordiaplatz, un vasto altopiano di ghiaccio, che raggiunge una larghezza di 5 km e spessore superiore ai 1000 metri. Eccezionale è il punto di osservazione offerto dalle stazioni sommitali delle funivie: ogni altro ghiacciaio alpino, qui si domina dall’alto la spessa lingua di ghiaccio, 23 km, che curva verso ovest raggiunge a 2500 metri di quota la Massaschlucht (gola della Massa), ove è postala sua bocca.

Il peso del ghiacciaio è stato calcolato in 27 miliardi di tonnellate. A causa del peso delle nuove masse ghiacciate che si vanno formando in alto e della forza di gravità, il ghiacciaio scorre lentamente verso valle, come una massa viscosa. L’AIetsch è lento, ma non quanto si potrebbe pensare: in realtà, all’altezza della Konnkordiahutte, la velocità di scorrimento del ghiacciaio è di quasi 200 metri all’anno, ossia più di mezzo metro al giorno. Due strisce scure parallele segnano il ghiacciaio in tutta la sua lunghezza, conferendogli il suo caratteristico aspetto: si tratta delle cosiddette morene mediane (detriti che arrivano in superficie a seguito della fusione del ghiaccio), che nascono dalla confluenza di due ghiacciai. Dato che nel Konkordiaplatz confluiscono tre nevai, le morene mediane sono due. Con una riduzione annuale che raggiunge i 50 metri, il ghiacciaio dell’Aleisch è stato particolarmente colpito dal fenomeno dell’innalzamento delle temperature a fusione. Ciò non gli ha impedito, com’è ovvio, di entrare con tutta la regione Jungfrau-Aletsch a far parte, nel 2001, della World Heritage List dell’UNESCO.


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