Usa: Yellowstone

10 Giugno 202017min299
yellowstone

Spettacolari fenomeni geotermali, una fauna ricca e varia e canyon grandiosi: questa la carta d’identità del più antico e celebre parco nazionale.

Primo parco nazionale istituito al mondo, YelIowstone per l’anagrafe quest’anno compie 157 anni, per la geologia giusto qualche milione in più. Grazie alla peculiarità del suo territorio, quella che nel 1978 lo hanno fatto iscrivere nella lista dei patrimoni dall’UNESCO, ogni anno Yellowstone è in grado di attirare oltre tre milioni di visitatori nella sola stagione estiva.

I punti di forza di questo parco sono molteplici, anche se, per la straordinarietà del fenomeno, i tesori geotermali che custodisce saltano subito all’occhio, Yellowstone contiene la metà delle sorgenti calde, dei bacini di fango ribollente e delle fumarole del mondo, oltre 10000, senza contare la grande concentrazione di geyser, più di 300. Quello di Yellowstone è un terreno dinamico, misterioso, quasi in soggezione se si pensa ad esempio che nell’Upper Geyser Basin, dove si contano almeno 150 geyser attivi e dormienti, è possibile predire regolarmente l’attività per soli cinque di loro. Le sorgenti calde sono i fenomeni geotermali più numerosi, alcune più celebri di altre grazie alle dimensioni e all’intensità dei colori. Fra tutte, primeggia la Grand Prismatic Spring, nel Midway Geyser Basin. Con i suoi 100 metri di diametro e 37 di profondità, è la sorgente calda più grande del parco, e la seconda al mondo, tanto delineata nei particolari e nei colori da sembrare disegnata, grazie a un sapiente lavoro di acqua calda e microrganismi, al quale contribuiscono i riflessi dei raggi solari, che le regalano stupefacenti tonalità di giallo, arancio, azzurro e verde. A contendere a geyser e pozze multicolori lo scettro di attrazione più sorprendente ci sono le terrazze rocciose e digradanti di Mammoth Hot Springs, frutto di un “gioco chimico” tra acqua calda, calcare e travertino.

Di tutti gli Stati Uniti, la regione Yellowstone – Teton è seconda solo all’Alaska per la ricchezza della fauna selvatica protetta: alci, bisonti, cervi, wapiti, grizzly, orsi neri, aquile, coyote e lupi grigi, questi ultimi reintrodotti nella metà degli anni Novanta in quanto specie chiave per l’intero ecosistema.

Yellowstone è un complesso insieme di aree protette, che comprende due parchi nazionali (Yellowstone e Grand Teton), foreste nazionali, aree selvatiche e rifugi distribuiti fra Wyoming, Montana e Idaho. È uno dei pochi ecosistemi rimasti intatti nella zona temperata settentrionale della Terra, nonostante i cinque incendi che hanno minacciato Yellowstone nell’estate del 1988, quando il 36 per cento della sua superficie bruciò. I segni si vedono ancora oggi, ma il parco è come un’araba fenice e da quelle ceneri è rinato.

Yellowstone, pietra gialla. La prima immagine che queste due parole rievocano non può che essere il Grand Canyon of the Yellowstone, la spaccatura scavata dall’infaticabile fiume Yellowstone nel corso del tempo: 30 chilometri di rocce di colore giallo intenso, dorato quando vengono toccate dai raggi del sole, una voragine profonda quasi 400 metri e in alcuni punti larga oltre un chilometro.

Vietato programmare la visita di Yellowstone minuto per minuto, per varie ragioni. Le condizioni climatiche sono mutevoli, basta il passaggio di una nuvola per oscurare i colori delle pozze, che perdono così parte del loro fascino. Sulla Grand Loop Road, la strada che attraversa il parco con un tracciato a otto, si devono mettere in conto i rallentamenti per lavori di manutenzione e gli attraversamenti dei bisonti, perché è scontato che qualche splendido esemplare deciderà di bloccarvi il passaggio mentre attraverserete la sua amata Hayden Valley. Non ultima, la motivazione meno pratica, ma più ovvia: si fa fatica a staccare gli- occhi dalle meraviglie di questo parco.

Partendo da Old Faithful, più famoso di tutto il parco, e partite a piedi alla scoperta dell’Upper Geyser Basin, tra geyser e pozze colorate. Imboccate il rettilineo asfaltato che costeggia la zona geotermale, la prima sosta è al Castle Geyser e all’ipnotica Crested Poo. Poco più avanti, all’altezza del Grotto Geyser, prendete il sentiero sulla sinistra, che forma un piccolo anello tra altri geyser, per poi ritornare sul sentiero principale. Continuerete a costeggiare aride colline fumanti e acque ribollenti fino alla Morning Glory Pool, una delle pozze più famose dell’intero parco. Da qui, ripercorrete a ritroso il sentiero fino al Grotto Geyser; poi prendete la passerella in legno che segna l’inizio della parte di percorso che si addentra nella zona geotermale principale, passando in rassegna geyser e pozze dai nomi fantasiosi quali Bijou Geyser, Giant Geyser, Chromatic Pool, Beauty Pool, Spasmodic Geyser, fino a ritornare all’Old Faithful Geyser. Dopo esservi assicurati l’ennesimo spettacolo dell’Old Faithful, recuperate la macchina e spostatevi al vicino Black Sand. Anche qui una serie di passerelle in Iegno vi permetterà di passeggiare al di sopra di pozze colorate. Il circuito è molto breve e ha due pozze in particolare che catturano l’attenzione dei visitatori: il Sunset Lake, un iridescente lago fumante, e l’intensa Emerald Pool. Completato il giro, ritornate con la macchina in direzione nord, ma fermatevi un paio di chilometri più avanti, al Biscuit Basini.

Lo sguardo è calamitato dai colori delicati della Sapphire Pool, sulla quale sembrano vegliare rocce nodose e fumanti come la Shell Spring. Al parcheggio del circuito successivo, il Midway Geyser Basin, farete forse più fatica a trovare un posto libero per la vostra auto. La ragione è presto spiegata: qui è custodito uno dei tesori più preziosi di tutto il parco, la Grand Prismatic Spring. Il percorso alla scoperta del Midway Geyser Basin è molto corto: si ammira in posizione sopraelevata l’Excelsior Geyser, poi si costeggia per un tratto a Grand Prismatic Spring. Accanto, la piccola Turquoise Pool. Ammirare la Grand Prismatic Spring da qui permette di cogliere i particolari e le venature del terreno, ma a causa dei vapori riuscirete ad apprezzare meno le più caratteristiche più sorprendenti della pozza: le dimensioni e la vividezza dei suoi colori. Una possibilità, però, per i più avventurosi c’è: tornando indietro con la macchina verso l’Old Faithful Geyser, c’è una deviazione sulla destra per le Fairy Falls. Lasciate la macchina nel parcheggio, superate il ponticello in legno e incamminatevi verso la Grand Prismatic Spring. A un certo punto, sulla sinistra, costeggerete una collina, che dovrete… scalare! In questo modo, una volta arrivati in cima, vi godrete la Grand Prismatic Spring dall’alto. La scorciatoia non è segnalata, ma la sua esistenza non è più un mistero e di certo non sarete gli unici a percorrerla. Se la Grand Prismatic Spring vi incanta come ha fatto con noi, vi terrà inchiodati per un’ora o due. Di nuovo sulla strada principale, la Grand Loop Road in direziono Madison, raggiungete l’ultima tappa dell’itinerario, sulla sinistra: è il Lower Geyser Basin, che ha nel Fountain Paint Pot, il bacino di fango ribollente dal tenue colore rosato, il suo fiore all’occhiello.

Il circuito delle terrazze di travertino di Mammoth Hot Springs si sviluppa in due parti: quella visitabile a piedi (Lower Terrace Area) e quella visitabile in auto (Upper Terrace Area). Per la Lower Terrace Area, lasciate l’auto ai piedi delle terrazze, nel parcheggio lungo la strada, e prendete le passerelle di legnoche si snodano tra le varie terrazze: Minerva, Cleopatra Jupiter, fino alla Palette Spring, dai colori iridescenti.

Terminata la visita di questa sezione che vi occuperà a meno per un’ora, recuperate la macchina e spostatevi poco avanti in direzione sud: sulla destra troverete l’imbocco della Upper Terrace Dirve. Questo percorso a senso unico riservato alle auto (2.5 km circa) tra le rocce di travertino offre lo spettacolo migliore nella parte finale, quando ci si ritrova al cospetto della White Elephant Back Terrace e successivamente della Angel Terrace. Se non ci siete arrivati a predi durante l’esplorazione della Lower Terrace Area, una volta completata la Upper Terrace Drive, lasciate l’auto nel parcheggio e prendete a piedi il breve sentiero per la Main Terrace, per una veduta d’insieme delle terrazze dall’alto. Una passerella in legno permette anche di avvicinarsi alla terrazza Canary Spring e ai suoi colori. Di nuovo con l’auto, ritornate sulla Grand Loop Road in direzione sud, verso Norris. La prima sosta è al Norris Geyser Basin, altra carrellata di geyser e pozze lungo un percorso a piedi diviso in due: da una parte il Back Basin, più lungo, dall’altra il più breve Porcelain Bàsin. Consigliamo di iniziare dal Back Basin, imboccando il sentiero sulla sinistra rispetto al museo / libreria all’ingresso, che vi occuperà per circa un’ora e che lungo un circuito di circa 2,5 km permette di ammirare l’Emeraid Spring, lo Steamboat Geyser, la Cistern Spring, l’Echinus Geyser e il Pearl Geyser. Il consiglio di tenere il Porcelain Basin per ultimo è dato innanzitutto dal colpo d’occhio iniziale, grazie alla posizione sopraelevata in cui ci si trova all’inizio del percorso, e poi dai colori delle pozze. Il circuito è molto più breve del Back Basin (meno di 1,5 km), ma finirete per passarci lo stesso tempo, se non di più, osservando le venature colorate del terreno.

L’ultima tappa geotermale è la vicina area di Artist Paint Pots. Qui, oltre ai geyser e alle pozze colorate, meno impressionanti rispetto ai precedenti circuiti, da non perdere è la pozza di fango ribollente. Terminata la visita, ritornate sulla Grand Loop Road e lasciate la parte ovest del parco imboccando la Norris Canyon Road in direzione est, verso il Canyon Village (20 km circa). Potreste impiegare le restanti ore del pomeriggio alla scopetta della verdissima Lamar Valley (al tramonto le possibilità di avvistare gli animali sono maggiori). Dal Canyon Village prendete la Grand Loop Road verso nord e imboccate la strada alla vostra destra al bivio di Roosevelt: la Northeast Entrance Road attraversa tutta la valle per circa 50 km fino all’ingresso di Cooke City. Tra andata e ritorno nella sola Lamar Valley calcolate un paio d’ore, senza soste.

La visita del Grand Canyon of the Yellowstone si sviluppa lungo i due Iati del canyon – nord e sud — alternando punti di osservazione raggiungibili auto a camminate. Prendendo l’apposita deviazione dalla Grand Loop Road, percorrete i 4 km della South Rim Road fino a raggiungere il parcheggio di Artist Point, possibilmente di buon mattino, in modo tale da godervi questo incredibile punto di osservazione sul canyon e sulle Lower Falls in (quasi) totale solitudine, prima che arrivino i bus dei turisti. Terminata la visita ripercorrete a ritroso la South Rim Road per circa 1,5 km e fermatevi al parcheggio dell’Uncle Tom’s Trail. La discesa lungo la scalinata in ferro fino al belvedere sulle Lower Falls può creare qualche problema a chi soffre di vertigini e richiede tempo nella risalita, visto che i gradini sono oltre trecento. Ultima sosta su questo lato del canyon è l’Upper Falls Viewpoint, punto di osservazione sulle Upper Falls. In questo caso, nessuna camminata o discesa da fare: il belvedere è a pochi passi dal parcheggio, lo stesso dell’Uncle Tom’s Trail. Riprendete l’auto e attraversate il Chittenden Bridge, per passare alla sponda nord del canyon. Per ritrovarvi faccia a faccia con le impetuose acque del fiume Yellowstone, fate una sosta alla piattaforma del Brink of the Upper Falls. A questo punto imboccate la North Rim Drive, la strada a senso unico che costeggia il lato nord del canyon. La prima sosta è al Brink of the Lower Falls, un punto di osservazione sulle cascate, raggiungibile a piedi. Ritornati sulla North Rim Drive, proseguite e fermatevi al Lookout Point per una visione d’insieme del canyon e delle cascate Lower Falls. Qui vale la pena di scendere a pie di lungo il sentiero a tornanti che porta al Red Rock Point, uno sperone roccioso che permette di osservare più da vicino l’incredibile e potente portata d’acqua delle cascate. Attenzione alla risalita, pur non essendo ripidissima è da affrontare con calma. Ripresa la macchina, proseguite per i due punti di osservazione successivi: Grand View e Inspiration Point, dove il circuito della North Rim Drive finisce e indirizza obbligatoriamente al Canyon Village. Lungo il tratto della Grand Loop Road che collega il Canyon Village al lago Yellowstone avrete le maggiori possibilità di vedere i bisonti, che sembrano aver scelto le verdi colline della Hayden Valley come luogo di soggiorno preferito. Facile che lungo il percorso vi ritroviate intrappolati in lunghe code proprio a causa dei bisonti, che spesso decidono di attraversare la strada o di fermarsi nel mezzo; armatevi dunque di pazienza perché percorrere i 25 km di questo tratto di strada può richiedere molto tempo e gli ingorghi che si creano sono tali da richiedere talvolta l’intervento di un ranger. Diverse piazzole di sosta lungo la valle sono ottimi punti di osservazione dei bisonti. Lungo l’ultimo tratto della Grand Loop Road in direzione del lago sono possibili un paio di soste, a Sulphur Caldron e Mud Volcano. Sulphur Caldron, una distesa di pozze acide e fumanti, si ammira direttamente dalla strada; basta lasciare la macchina al piccolo parcheggio e affacciarsi dalla balaustra per una visione d’insieme del bacino. Recuperate la macchina per fermarvi pochi metri più avanti, nel parcheggio sulla destra. Mud Volcano, l’ennesima area geotermale del parco, si visita grazie al solito circuito in passerella: in poco meno di un’ora si può completare il circuito tra geyser, fumarole e fango ribollente. Chi avesse un’ulteriore giornata a disposizione, soprattutto se diretto verso l’adiacente Grand Teton National Park, nonsi perda la deviazione per il West Thumb Geyser Basin prima di lasciare Yellowstone. Se la prima parte del percorso tra i geyser è poco sorprendente, vale la pena affrontare la camminata ai bordi del lago (con vista geyser sott’acqua), che permette di raggiungere le due pozze di maggior rilievo dell’area: la Black Pool e la Abyss Pool.


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