Violenza in strada a Vingone: una riflessione

3 Marzo 20203min16051
CARABINIERICGE FOTOGIORNALISMO

Induce a una riflessione il caso – avvenuto lo scorso sabato pomeriggio 28 febbraio a Vingone – della lite avvenuta per futili motivi di circolazione stradale, quando un italiano di 58 anni, al colmo della rabbia, ha colpito alla testa con un bloccasterzo di metallo, di quelli di forma allungata, da applicare al volante e a un pedale, il conducente di un’altra autovettura.

L’esito dell’episodio è stato di quindici giorni di prognosi a danno della vittima, trasportata all’ospedale San Giovanni di Dio di Torregalli per le varie ferite alla testa e per fortuna dimessa dopo le cure del caso. Ovvia la denuncia da parte dell’Arma all’indirizzo dell’aggressore e il sequestro dell’oggetto contundente.

Ma, come dicevamo in apertura, è lecito porsi il quesito sul perché capitano situazioni siffatte.

L’aggressività al volante ha una definizione ben precisa: “road rage”, ovvero, in italiano, “rabbia da strada. Che di solito – dicono gli psicologi evoluzionisti – segue uno schema standard: prima insulti e minacce verbali, poi minacce gestuali con abbondante utilizzo di clacson. «Ma di solito si ferma qui – spiega su Focus Adriano Zamperini, docente di Psicologia sociale a Padova -. L’auto è un involucro protettivo, e dato che gli esseri umani rifuggono il contatto diretto con gli sconosciuti, difficilmente scendono dal veicolo. Ma in determinate situazioni alcuni soggetti vanno oltre e si infuriano perché un certo  comportamento da parte dell’altro automobilista viene vissuto come un’ingiustizia che va vendicata. E nella nostra specie la vendetta non è solo punitiva, ma è spesso soprattutto riparativa: serve a ricomporre l’ordine sociale». Con le terribili conseguenze a cui assistiamo, come appunto accaduto a Vingone.

Studi internazionali dicono che oltre il 50% degli automobilisti è stato coinvolto in almeno un episodio di rabbia al volante: l’aggressività in auto dipenderebbe dal sovraccarico cognitivo dovuto al dover porre attenzione ai molti stimoli che ci arrivano e che dobbiamo elaborare per guidare; stimoli che attivano nel cervello le stesse aree che migliaia di anni fa si attivavano nelle situazioni in cui si rischiava di incontrare un predatore.


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