Bulgaria

27 Agosto 202014min
Plovdiv

La Bulgaria è una nazione che conserva un’atmosfera genuina e resti di 6000 anni di storia. In queste terre si sono succedute culture di tanti popoli, usanze e credenze diverse, spesso in contrasto, che si sono risolte nella forte identità attuale dei bulgari. Molti sono i luoghi imperdibili, veri e propri custodi della memoria di un popolo: i monasteri e le chiese ortodosse finemente cesellate, oppure la natura strabiliante che si manifesta nelle rocce di Belogradchick. Senza considerare l’indiscusso valore universale dei ritrovamenti risalente all’epoca dei Traci. Gli scavi, che si stanno svolgendo dall’inizio del ’900, permettono di camminare dentro le tombe di antichi re di questa civiltà di cui c’è ancora molto da scoprire. Il testimone più prolifico è certamente Erodoto, che nei suoi testi ci spiega, per esempio, che la morte dei per i Traci non era negativa perché credevano nella defecazione. Nelle tombe, che noi oggi associamo a luogo di lutto,i Traci si divertivano,  tra giochi e vino, festeggiando la vita eterna che il proprio re aveva appena raggiunto.

Non lontano dal confine a nord est della Bulgaria, nella necropoli reale dei Geti, che Erodoto descrive come “i più valorosi e più giusti tra i Traci”, si può visitare il sito di Sveshtari. 650 ettari di terra che contano 104 tombe,di cui buona parte non è ancora stata studiata. Ci sono addirittura ipotesi che legano la posizione delle tombe alle costellazioni, la costruzione è stata costruita nei primi 25 anni del III secolo a.C. e si è mantenuta splendidamente intatta.

Per ammirare le opere tracce rinvenute nelle tombe, ci si deve spostare in città. In una grande sala del Museo Storico Nazionale di Sofia si trovano gioielli e oggetti di uso quotidiano d’oro, di argento e di bronzo rinvenute negli anni, armature reali, coperture cerimoniali per cavalli e altri manufatti. Spiccano in centro alla sala, esposti in teche di vetro, l’oro brillante del Tesoro di Panagyurishte e l’argento del Tesoro di Borovo.

Viaggiando in lungo e in largo per la Bulgaria si scopre la sua essenza, i piccoli paesi rurali, con i loro abitanti, duri all’apparenza, sono invece assai accoglienti. In questi luoghi, l’importanza per il culto ortodosso e i segni del dominio Ottomano sono ben visibili.  Si tramandava il cristianesimo anche nei 500 anni di dominio islamico e si può dire che i luoghi di culto erano un rifugio in cui mantenere la propria identità contro le pressioni esterne. Molte chiese e monasteri sono stati ristrutturati nell’800, nonostante abbiano perduto parte dell’atmosfera originale e si sono arricchiti di affreschi e decorazioni.

Sofia, uno dei luoghi imperdibili è sicuramente la chiesa di Bojana (patrimonio dell’UNESCO) situata fuori dal centro. La chiesa è universalmente nota per gli affreschi con cui le pareti sono decorate, datati 1259, dipinti sopra uno strato di affreschi antecedenti che si riescono a scorgere in certi punti.  Da qui ci si sposta al vicino Museo Storico Nazionale, oltre alla sala sui Traci di notevole importanza, ricordiamo i manufatti contenuti nella prima sala che racconta la storia precedente i Tranci e dei manufatti finemente realizzati in oro datati V secolo a.C., rinvenuti a Varna. Da non perdere il Museo Archeologico e la Galleria Nazionale. Celebre è la chiesa di Santa Sofia, dalla storia travagliata, spostandosi di pochi metri si trova anche la Chiesa Alexander Nevsky.

Importante è il MUseo delle Icone, che sono uno degli elementi più caratteristici dell’arte bulgara a partire dal IX secolo, e, nonostante l’origine ortodossa Bizantina, assumono negli anni i tratti pittorici peculiari nazionali. Un’icona rappresenta un gesto artistico, ma soprattutto e testimonianza di fede. Ciò che la consegna all’eternità non è solo la pregevolezza della fattura o dei materiali impiegati ma in particolare, il senso profondo che essa esprime, e in questo caso, la vivacità delle varie culture, sociali e religiose che, incrociandosi, raggiungono un’immagine comune: attraverso le proprie raffigurazioni, le icone permettono al fedele di stabilire un collegamento ultraterreno. Questo è tanto più vero in un contesto storico, quale quello verificatosi a partire dal IX-X secolo in Bulgaria, quando la società slava si incrociò con la cultura ortodossa-bizantina determinando una sorta di humus ibrido e fertile che diede origine, tra gli altri fenomeni, a una venerazione trasferita sulla entità rappresentate in forma conica, in cui esempi più significativi sono conservati nella Galleria Nazionale delle Belle Arti di Sofia

Spostandosi verso sud, alla volta dell’inconfondibile Monastero di Rila (patrimonio dell’Unesco), edificato alla fine del X secolo dai discepoli di San Giovanni di Rila in onore di quest’ultimo e delle opere benefiche da lui compiute. È il maggiore della Bulgaria, sorge a 1147 metri di altitudine nel cuore del suggestivo un massiccio montano di Ril, ed è stato fondato nel X secolo dall’eremita Ivan Rilski. A quell’epoca la vita anacoretica, era una forma di resistenza passiva dei poveri contro i feudali. L’impervio monte Rila offre quindi un rifugio tranquillo agli eremiti. Il convento fu distrutto due volte quindi ricostruito. Nel 1335, Hrelio, feudatario della regione di Struma, attese al restauro completo del monastero per costruire una chiesa è una torre. La Torre si è conservata fino a oggi. Al quinto piano c’è una cappella con interessanti freschi. Verso la fine del XIV secolo, gli eserciti Turchi ottomani invasero la penisola balcanica, ma il monastero rimase illeso e conservo i privilegi che aveva ottenuto dai Bulgari e che furono confermati anche dei sultani. Tuttavia l’edificio fu poi distrutto dai “kargiali” (bande di facinorosi che infestavano lungo le terre balcaniche dalla fine del XVII sec.). La chiesa principale del Convento desta ammirazione dei visitatori con i suoi affreschi, icone, intagli di stupenda bellezza. L’edificio centrale raggruppo oltre 300 celle, collegate da scale gallerie e terrazze. Nel museo sono conservati antichi manoscritti, icone, doni ricevuti da conventi stranieri, diplomi regali e firmani dai sultani. Le stanze disposte intorno al cortile ospitano i credenti che arrivano in pellegrinaggio a vivere l’atmosfera silenziosa e raccolta del luogo.

Percorrendo 126 km verso sud troviamo un altro Monastero importante, quello di Rozhen. Intorno al monastero si vede un paesaggio collinare in cui spiccano, tra gli alberi, protuberanze di sabbia e argilla: sono le Piramidi di Melnik, che prendono il nome della recente e omonima cittadina, la più piccola della Bulgaria con i suoi 250 abitanti.

Risalendo al nord si trova il villaggio di Dobarshko, da cui si vedono la Catena dei Pirin, il Massiccio dei Rodopi e il massiccio di Rila, è molto piccolo, ma ospita la pittoresca Chiesa di San Teodoro. La costruzione è interrata, questo perché per la legge ottomana non si poteva costruire chiese più alte delle moschee; per questa ragione molti edifici religiosi erano costruiti sotto il livello del terreno, così da ricamare ancora più spazio. Entrando si nota l’Iconostasi: è una parete vera e propria invece della comune struttura di legno,molto rara da trovare.

La seconda città più importante del paese è Plovdiv. Qui non si può non notare il cosiddetto Barocco di Plovdiv, stile architettonico per cui la città bulgara è naturalmente famosa. La caratteristica delle case, realizzate nel 1800, è quella di riprodurre lo stile delle dimore occidentali che i mercanti bulgari facevano edificare imitando gli edifici europei.

Da non perdere la visita alla casa-museo “The House of Distillation” (museo e negozio di distillati); una casa costruita nel 1835, appartenuta al mercante Stephan Hindliyan, che ha un bagno molto moderno per l’epoca con acqua calda e acqua corrente anche al piano superiore e la Farmacia-Museo Ippocrate. Il Teatro Romano è ancora in uso per concerti e spettacoli; è molto scenografico, anche perché alle sue spalle si gode di una bella vista sulla città. Il centro di Plovdiv è visibilmente valorizzato e ben tenuto, si trova la grande Moschea di Dzhumaya e la piazza delle rovine dell’Antico Stadio di Filippopoli, antico nome della città. Passeggiando per la via centrale si arriva fino al giardino dello Zar Simeone.

Il Monastero di Bachkovo, a 30-40 minuti da Plovdiv, oltre alla chiesa e alla sua Iconostasi del 1600, agli affreschi nel cortile, ha il meraviglioso con un tavolo orginale del 1700 e sul soffitto un affresco dell’Albero dei Jesse datato 1637.

Ricca di artigianato è Veliko Tarnovo, composta da una parete più moderna è una zona storica, in cui sono presenti le attrazioni da visitare. Non lontano dal centro storico svetta la collina su cui è presente l’antica Fortezza Reale. Attraversando il fiume alla base della collina si cammina per la via degli artigiani, ricca di negozi in cui si può entrare e osservare da vicino i prodotti tipici, chiacchierando con gli artisti e gli artigiani che li realizzano.

Subito fuori dalla città si trova il Monastero della Trasfigurazione. Situato su un’altura, è famoso in tutto il mondo per l’affresco sulla parete esterna, la Ruota della Vita. È così famosa che l’hanno riprodotta persino sulla loro banconota da 100 lev. Si arriva al Monastero risalendo i tornanti di una stretta strada che sta nel bosco, lungo il corso del torrente Jantra. Meravigliosi sono i grandi massi precipitati dalla parete rocciosa sovrastante che hanno miracolosamente risparmiato la chiesa del monastero e i suoi tesori.

Koprivshtitsa, un paese di campagna che è stato la culla di tanti rivoluzionari dell’800, nonché teatro dell’evento che ha dato via alla Rivoluzione di Aprile del 1876, proprio sul Ponte del Primo sparo, che si trova in mezzo al paese.

Tappa da non perdere sono le rocce di Belogradchik, il cui nome significa “Piccola Città Bianca”, famosa per le rocce di colore rossiccio a causa del ferro in esse contenuto, sono celeberrime per la loro particolarissima forma. Sono formazioni rocciose molto suggestive: coprono una superficie di 90 km e arrivano fino a 200 metri di altezza. Queste rocce di arenaria e pietra calcarea sono state modellate nel corso di milioni di anni dei fenomeni naturali. Le rocce possono essere viste già percorrendo pochi metri dalla piazza principale e se ci si spinge lungo il sentiero. È anche possibile notare un teatro risalente al 1965, ora abbandonato.

Curiosità: La valle delle Rose

La Bulgaria è famosa in tutto il mondo per la coltivazione e la distillazione della rosa, utilizzata principalmente per la cosmesi. Il territorio, con caratteristiche uniche in tutto il mondo, si chiama Valle delle Rose, “Rozova Dolina” in bulgaro. Si estende su una valle di 100 km di lunghezza e 40/60 km di larghezza, chiusa tra i monti Balcani e Antibalcani e ospita anche tante bombe trace. Il periodo migliore per visitarla è in primavera quando si svolge anche il Festival delle Rose, perché durante il resto dell’anno le piante non sono in fiore. Rimane sempre aperto una fabbrica damascena, che ha allestito una parte turistica visitabile, in cui si vedono le botti contenenti l’olio di rosa e un impianto di distillazione, processo eseguito usando l’acqua del fiume locale, elemento importante perché conferisce unicità al prodotto. Nonostante questo processo sia oggi industrializzato, il concetto è lo stesso del metodo tradizionale in cui per separare l’olio di rosa dall’acqua veniva usata la lana.


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