ERAS – Enhanced Recovery After Surgery: il modello clinico-assistenziale impiegato all’Ospedale San Giovanni di Dio.

26 Novembre 20205min113
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L’obiettivo di qualsiasi intervento chirurgico è quello di riportare il paziente quantomeno alle condizioni di salute preesistenti, se non addirittura di migliorarle, il più rapidamente possibile e con il minor numero di complicanze.

L’introduzione del protocollo ERAS è sicuramente una delle novità più significative degli ultimi anni, perché grazie ad esso si realizza un radicale cambiamento nella tradizionale gestione del paziente operato.

Enhanced Recovery After Surgery (ERAS) è un percorso che ha come obbiettivo quello di garantire un miglior recupero del paziente operato ed un ritorno precoce alle sue attività quotidiane.

Ideato nella seconda metà degli anni ‘90, dal professor H. Kehlet, Direttore della Fisiopatologia Chirurgica dell’Ospedale Universitario di Copenaghen, è caratterizzato da: anestesia basata sull’utilizzo del catetere peridurale, riduzione del digiuno preoperatorio, impiego della chirurgia laparoscopica, rialimentazione e mobilizzazione precoce.

Tutto questo determina la riduzione dello stress psicofisico peri-operatorio per il paziente, favorendo una più rapida ripresa, la riduzione dei tempi di degenza, un minor carico di lavoro del personale sanitario ed una maggiore soddisfazione della persona assistita.

Ad oggi disponiamo di numerosi studi scientifici che hanno valutato l’efficacia di questo programma e che descrivono l’applicabilità e la sicurezza di tale metodica rispetto ad una gestione peri-operatoria tradizionale.

I principi cardine di tale protocollo sono:

– colloquio informativo preoperatorio, importante per informare il paziente su cosa succederà durante l’intervento chirurgico e nei giorni della degenza postoperatoria

– valutazione nutrizionale con eventuale correzione della malnutrizione in quanto causa di complicanze post operatorie;

– mobilizzazione, rialimentazione e riabilitazione post operatoria precoce già dopo 24 ore;

– controllo del dolore con un approccio multimodale che permette di ridurre il dosaggio degli antidolorifici e quindi i loro effetti collaterali, senza togliere efficacia all’analgesia;

– riduzione dell’utilizzo di procedure invasive come preparazione intestinale e sondino naso-gastrico;

– utilizzo sistematico della chirurgia laparoscopica (tecnica mininvasiva con meno dolore e recupero più rapido).

Al momento attuale quindi l’approccio ERAS, oltre a garantire l’efficacia del risultato chirurgico con minor discomfort dei pazienti, consente una riduzione dei giorni di ospedalizzazione, utilissima nel quadro generale di stress gestionale che stanno vivendo tutti gli ospedali italiani, tra i quali il nostro, a seguito della pandemia da SarsCov2.

La realizzazione di tale progetto necessita della collaborazione di diverse figure professionali. Il chirurgo conserva un ruolo centrale, ma può agire solo se coadiuvato da un gruppo di lavoro composto dal personale che gestisce i ricoveri, dal servizio di dietologia, dagli anestesisti, dagli infermieri e dai fisioterapisti.

L’Ospedale San Giovanni di Dio, a partire dal 2015, ha adottato questo modello organizzativo rivolto ai pazienti destinati ad intervento chirurgico programmato colorettale e non solo, sia per patologia benigna che maligna.

Sulla base della nostra esperienza, abbiamo elaborato un percorso dedicato per questi pazienti ed un gruppo di lavoro che comprende:

-Chirurghi generali

-Infermieri del Servizio di pre-ospedalizzazione (SAPO)

-Dietisti

-Anestesisti

-Infermieri di reparto.

Obbiettivo del nostro progetto è quello di coinvolgere in modo sempre più attivo anche il Medico di Medicina Generale al fine di consentire una continuità assistenziale tra ospedale e territorio, che meriterebbe di essere incrementata soprattutto in questa fase di pandemia.

Dati i soddisfacenti risultati ottenuti, il nostro gruppo di lavoro ha deciso di aderire ad uno studio scientifico multicentrico nazionale promosso dal gruppo “ERAS Italia” che, oltre a valutare l’attinenza al programma ERAS stesso, si pone l’obbiettivo di valutare l’esperienza vissuta dai nostri pazienti attraverso una serie di questionari che vengono loro sottoposti durante l’intero percorso, nella speranza di fornire ai cittadini un’offerta chirugica sempre all’avanguardia e con i più alti standard terapeutici.

Di Lorenzo Capezzuoli, chirurgo


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